Vai al contenuto

Accordo (separatamente) per la maggioranza negli aggiornamenti del CSM

AGI – Un “accordo globale” che ora si tradurrà in bianco e nero in una rassegna di riforme di governo. I documenti sono attesi lunedì, per consentire alla Commissione di giustizia di riavviare il processo di sovvenzione. La mancata revisione del Csm sembra quindi senza fine, con un accordo raggiunto tra la maggioranza e il ministro della Giustizia Cartabia. Nonostante La differenza tra Italia viva e Lega restaseparandosi dalle cose concordate tra Pd, M5s, Forza Italia, Azione e Leu.

Renzians afferma inoltre che non abrogherà gli emendamenti “divergenti”, in cui il governo non fornisce un parere positivo.. «Vogliamo discutere le nostre posizioni prima in commissione e poi alla Camera», spiega Catello Vitiello, che ‘indebolisce’ i termini dell’accordo: «Questo è un accordo comune, ma non permanente». La traduzione significa che l’Italia resta, infatti, a mani libere.

Questa posizione potrebbe creare problemi a molti e, soprattutto, al governo, durante il passaggio di una revisione del Senato, dove l’equilibrio dei numeri è molto pericoloso. Anche la Lega sta mettendo in gioco la posta in gioco, avvertendo il ministro Cartabia che voterà (prima in commissione e poi alla Camera) su emendamenti relativi alle stesse questioni oggetto dei quesiti referendari sulla giustizia. E questo nonostante alcune democrazie e il ministro abbiano raggiunto un diverso grado di uguaglianza rispetto a quanto prefigura, ad esempio, la diversificazione.

Due posizioni che provocano il Pd: “Siamo un passo avanti verso il completamento del processo per ottenere la necessaria riforma del Csm. Accordo raggiunto, ma resta aperto un importante legame politico: due partiti democraticamente eletti, Italia e Viva, non ritira più gli emendamenti dove c’è un parere antigovernativo e c’è incertezza su come si voterà per la commissione. Questo è inaccettabile”, tuona la responsabile della giustizia dem, Anna Rossomando.

Dal Pd fanno notare che l’atteggiamento di renziani e leghisti non è giusto e dovrebbe essere chiaro che l’accordo, attuato con difficoltà, presenta quindi un rischio di “frammentazione”. Insomma, anche se la maggioranza della maggioranza canta vittoria (es. Forza Italia parla di raggiungimento di “obiettivi storici”), l’intesa non sembra ancora armata, tutt’altro, e si può saltare alla prima votazione. emendamenti alla commissione. Il rischio che avverte Leu: “L’accordo raggiunto è la chiave della riconciliazione. Nessuno può correre il rischio di essere licenziato. Non sarebbe negligenza”, ha detto Federico Conte.

Si compiace il sottosegretario Paolo Sisto, che ritiene “ampio” l’accordo di riforma del tribunale, raccomandando “un atteggiamento maturo da parte delle parti, sotto la guida del ministro Cartabia. Rivendica il ruolo “decisionale” svolto dall’Azione Enrico Costa, che elenca: “Revisione giudiziale dei doveri e dossier di prestazione, osservanza rigorosa e presunta innocenza, sospensione dalla procura chiedendo l’arresto per mancata adesione. un solo lavoro”.

Anche Forza Italia canta vittoria: “I nostri due traguardi storici, oltre i vent’anni, stanno scomparendo. Le porte girevoli sono chiuse ai magistrati politici: non avranno più un ruolo nel governo. La divisione del lavoro è finita. Solo una sezione dall’accusa al giudice . nei primi anni della sua carriera. Finora è stato possibile farne quattro. Siamo orgogliosi del nostro successo”.

Anche i 5 stelle stanno decisamente mettendo alla prova la squadra raggiunta: “Siamo felici di registrare un accordo sulle cosiddette ‘porte circolari’ tra politica e tribunale: chi deciderà di occuparsi di politica non potrà mai indossare la toga. Esatto, come abbiamo già visto nel progetto della rassegna Bonafede”, osserva Valentina D’Orso, vicepresidente del team M5s di Montecitorio.

Per quanto riguarda i termini dell’accordo, in cui la maggioranza (o almeno una parte di essa) e il governo hanno rotto i legami che hanno ostacolato la riforma, nel caso di un processo elettorale CSM, il sorteggio è previsto, ma non nelle Regioni.

Nello specifico, il sorteggio riguarderà i distretti della Corte d’Appello che saranno ogni collegio (4 giudici in totale e 2 pubblici ministeri). Ciascun collegio sarà quindi formato in diverse circoscrizioni della Corte d’Appello da estrarre a sorte (ad esempio la circoscrizione bresciana a seguito del sorteggio potrà essere collegata a quella di Palermo).

Il problema tecnico è ancora tutto da risolvere: alcuni distretti sono molto grandi, ad esempio quelli di Roma e Milano, quindi occorre utilizzare una combinazione di quartieri grandi e piccoli per garantire un certo equilibrio. Rimane una quota uguale.

Per quanto riguarda la divisione del lavoro, sarà possibile un solo passo: per l’autore del reato il passaggio dalla procura al lavoro di condanna e viceversa sarà consentito per i primi 10 anni dal primo incarico (18 mesi di tirocinio non sono compresi nel computo), non c’è limite di tempo in società. Infine, per quanto riguarda le cosiddette porte girevoli, i magistrati che hanno deciso di ‘entrare’ in politica non indosseranno più la toga. Di conseguenza, è stabilito che non è possibile riprendere il lavoro dopo aver assunto incarichi selezionati o governativi.

I dipartimenti di governo (es. ministri e sottosegretari) sono quindi paragonati ai funzionari eletti (ma le nuove regole non si applicano se restano in carica per meno di un anno). I magistrati che invece ricoprono incarichi apicali (come i capi di gabinetto), devono rimanere ‘congelati’ per un anno, durante il quale non potranno svolgere funzioni giudiziarie, mentre per tre anni non potranno farlo. assumere sei ruoli esecutivi o responsabilità.