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“Amato ha torto, secondo la Costituzione non possiamo inviare armi in Ucraina”, intervista al professor Gaetano Azzariti

Il professor Gaetano Azzariti è presidente della Corte costituzionale Sapienza di Roma. Gli chiediamo: l’articolo 11 della Costituzione è stato violato o meno inviando armi all’esercito ucraino?
L’articolo 11 della Costituzione parla di altro, parla di pace, non parla di guerra. Viene chiamato invano per l’invio di armi perché significa pace. Si può comprendere che, e non mi sembra, la questione possa interessare altri articoli – artt. 10, art. 52, art. 87, art. 78 e art. 60 – che mirano a controllare il rapporto tra pace e guerra. La Costituzione di certo non consente la legalizzazione delle apparecchiature. Esige il rifiuto della guerra.

Non lo autorizzi, vero?
Il vero fattore di rischio non è il punteggio 11. La Costituzione chiede il rifiuto della guerra. Dobbiamo considerare una serie di disposizioni costituzionali. In parte i principi di base garantiscono la negazione della guerra. Né l’articolo 52 sostiene la guerra perché autorizza la guerra solo per proteggere il nostro ambiente. Non può essere considerato un articolo che consente l’autorizzazione alla spedizione di attrezzature. Qualcuno ha detto una volta che nella nostra Costituzione solo il Parlamento può dichiarare guerra, ma – a meno che la guerra non sia dichiarata – anche la dichiarazione di guerra ei poteri necessari conferiti al governo sono tutte armi di difesa. nel nostro territorio. Quindi non esiste una disposizione costituzionale che tuteli in qualche modo i paesi di altri popoli. L’attuazione avviene quando ci sono barriere internazionali. I veri preparativi oggi a rischio sono le norme legate all’ONU e alla NATO. Si tratta di stabilire se gli impegni della NATO possano essere posti al di là delle disposizioni della costituzione. Secondo me non ce n’è.

Non esiste una disposizione costituzionale che garantisca la protezione del popolo. Ma il fatto che non ce lo imponga, il punto è: lo impediscono?
La Costituzione non lo prevede. È in gioco un imperativo internazionale, la Costituzione non prevede l’esportazione di armi.

Il presidente della Consulta, Giuliano Amato, afferma: L’articolo 78 esiste, a dimostrazione che il Parlamento discute lo stato di guerra e attribuisce al governo i poteri necessari. Ciò significa indubbiamente che l’Italia potrebbe essere in guerra.
Entra inesorabilmente in guerra, se veniamo attaccati. Se siamo stati attaccati, è vero. Gli impegni che prendiamo in considerazione, e che ci hanno portato molte volte nella nostra storia a inviare anche le nostre truppe in situazioni di guerra, sono determinati dalle relazioni internazionali, fondamentalmente dai legami con la NATO che abbiamo. La Costituzione non ne prevedeva ancora nessuna perché nel ’48 le uniche guerre considerate erano guerre dirette, invasive o di difesa, non guerre di terzi.

Amato dice: se l’Italia non fosse autorizzata dalla Costituzione a partecipare alla difesa dei paesi terzi, sia l’articolo 5 dell’Accordo Nato che l’articolo 42 del Trattato dell’Unione Europea sarebbero illegali. e in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Questa sentenza risolve il problema della legalità dell’invio delle nostre armi in Ucraina, armi che proteggono l’Ucraina da un attacco russo non made in Italy ma in Ucraina ora non nell’Unione Europea o nella NATO?
L’Ucraina non fa parte della NATO o dell’Unione Europea, quindi la quinta tecnologia della NATO non può essere esclusa, questo problema. Amato cita un articolo che tutela i membri della Nato, ma oggi il dispiegamento di armi non è un obbligo internazionale in Italia legato a queste disposizioni, lo stesso articolo 51 dell’Onu conferma l’opposizione del popolo ucraino. Qui siamo in un’ipotesi diversa. Se esiste un legame internazionale e un obbligo di esportare armi in Ucraina, credo che non possa essere mantenuto. Si tratta di un’elezione politica presa a livello europeo, da tutti gli Stati membri, tanto che la fonte ufficiale delle elezioni italiane è stata la delibera della Camera in cui il Parlamento aveva la maggioranza più ampia, non solo la maggioranza dei Dragons ma. e anche Fratelli d’Italia fornirono al governo armi da guerra. Come risultato di tale ampia decisione, il governo ha emanato due leggi, la 14a e la 16a. Il governo, per legge, ha minato l’attuale legge.
La legge 185 del 1990 vieta il trasferimento di armi da paesi dilaniati dalla guerra. Quindi fino a ieri c’era un divieto totale di spedizioni, non potevamo spedire armi in Ucraina. Inoltre, la direttiva ha notevolmente ridotto il ruolo dell’autorità amministrativa del Parlamento perché ha assegnato ai ministri competenti, degli esteri e della difesa, tutte le funzioni relative alla distribuzione delle armi. Oggi in Italia, a differenza di quanto sta accadendo in altri paesi europei, non sappiamo, perché il Parlamento non sa, quante e quali armi stiamo vendendo in Ucraina. Non sono sollevato quando mi viene chiesto se sia legale o incostituzionale spedire armi in Ucraina. È un’elezione politica certamente ingiustificata e contro la lettera della Costituzione. È un concetto politico che la pace sia in guerra. Questo punto, un articolo culturale più che costituzionale.

Ma è un’elezione separata dalla Costituzione?
Nessun dubbio. La Costituzione e la Carta delle Nazioni Unite, collettivamente, obbligheranno i non combattenti a porre fine alla guerra. Credo che ci sia un modo per seguire lo spirito pacifista della Costituzione, la condanna della guerra e la Carta dell’ONU: convocare una conferenza istituzionale in tutti i paesi, come si fa a Helsinky, per stabilire la pace. Quello che non so è che i colloqui di pace sono lasciati ai belligeranti. Come si può lasciare la negoziazione all’attaccante e al cliente? Andare in aiuto delle vittime significa non lasciarle sole a negoziare la pace o ad arrendersi. Di fronte a tali omicidi, pensiamo che possano soddisfare le richieste di pace? Questo è pazzesco, è la comunità internazionale che ha bisogno di mantenere la pace.

Una volta convertite quelle leggi in legge, si può sollevare il problema dell’incostituzionalità?
Sì, ma mio padre è morto, quando abbiamo già rinunciato alle armi.

Se il presidente della Corte ha precedentemente stabilito che il trasporto di armi è costituzionalmente viziato, ciò impedisce davvero la possibilità di sollevare una questione costituzionale?
No. L’affermazione del presidente della Corte non preclude a nessuno. Chi vorrà sollevare una questione costituzionale potrà farlo. Il vero problema è che non verrà sollevato perché ora abbiamo venduto l’attrezzatura. Forse Amato ha fatto questa affermazione correttamente perché crede che non ci saranno polemiche. Se la guerra fosse continuata e questo orribile rifornimento di armi sarebbe continuato, in teoria sarebbe potuto arrivare alla Corte. Dopo la legge di conversione, se una persona crede che la legge sulla blasfemia sia incostituzionale, può farlo, ma il problema è che passano nove mesi. Lo smaltimento avverrà. Il processo per andare in tribunale è molto lento.

Se il Parlamento non sa che tipo di apparecchiature vendiamo, non sa chi siano, non chiede con chi finiscano.
Qui, oltre al problema costituzionale, c’è il problema della grande debolezza e confusione degli studi politici. Ecco il Parlamento che si suicida, sacrificando il suo ruolo. Non sto facendo una domanda sull’illegalità costituzionale. La domanda è: come si dovrebbe essere incoraggiati dalla Costituzione quando si pensa a una guerra di qualche tipo? L’articolo 78 afferma che è il Parlamento che dovrebbe conferire al governo i poteri necessari. In caso di guerra. E non siamo in una “situazione di guerra”. Se dovessimo essere incoraggiati da questa politica, anche se c’è una guerra dichiarata, una difesa, ovviamente non è così, il buon senso rimarrà il fulcro del Parlamento. È il Parlamento che conferisce al governo altri poteri. Qui, invece, c’è il Parlamento che lo priva dei suoi poteri. Questa è una decisione parlamentare. È il Parlamento che dice al governo: lo fa e io non lo voglio vedere. Questa è una distrazione.