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Amstel-Kwiato, è un ritorno al passato

Le pagelle dell’Amstel Gold Race: Michal combina testa e gambe per vincere, Cosnefroy non ha abbastanza cuore e determinazione. Tra i promossi c’erano Benoot, Van der Poel, Asgreen e Hirschi

Michal Kwiatkowski: 10
La vittoria dell’esperienza, alla vecchia maniera, di un campione è quasi dimenticata. Il periodo d’oro del polo è decisamente dietro di noi, ma anche se questo Kwiato a volte sa come tirare fuori un coniglio da un cappello e questo è il caso dell’Amstel di oggi. Amato dalla compulsione ad eccellere Ben Turner (7,5: forse la cosa più sorprendente della primavera) è stato il fondatore della squadra di undici anni che giocava la birra classica a Keutenberg. Approfittando della svista numerica, la squadra britannica ha affrontato due tiri per KO, lanciando il primo Pidcock e il secondo allo stesso Kwiatkowski, prendendo brevemente nove compagni di squadra disarmati. Michal ha cercato di rovesciare il governo in modo simile nel 2021, ma se l’anno scorso non avesse avuto gambe in questo momento i militari lo avrebbero sostenuto al 100%. Quando fu raggiunto da Cosnefroy, o con grande fatica, o con grande saggezza, si avvicinò un po’ più del francese e anche nell’ultimo rettilineo rimase il più vicino possibile al suo rivale. In questo modo ha mascherato il peggio dello sport e per insufficienza renale ha messo in bacheca la sua seconda Amstel, vendicandosi allo stesso tempo del suo compagno Pidcock, ridicolizzato invano dalla WVA nel 2021. Parliamo di quali prospettive ci siano di Kwiato nelle prossime Ardenne dell’antichità, ma oggi sembra difficile ripetere le gesta. Con la situazione presentata oggi, però, potrebbe essere di grande aiuto alla sua squadra.

Benoit Cosnefroy: 9.5
I segnali dalla Francia (dal Circuit de la Sarthe, per la precisione) parlano chiaro: Cosnefroy è pronto per aprile da protagonista in tutte le grandi classiche. Con molta cura fin dall’inizio, il francese non ha permesso a Pidcock e Benoot di fuggire a Keutenberg, hanno subito evocato una buona idea. Le riprese di Geulhemmerberg rimangono la corsa più emozionante della giornata; in quell’occasione Benoît riuscì a spezzare le gambe a Van der Poel con la compagnia, che non lo seguì per mancanza di gambe e non per scelta professionale, come si potrebbe pensare. Tornato a Kwiatkowski ha dato un enorme contributo e ha quasi esagerato il secondo passaggio, sprecando proprio quel pizzico di potenza di cui aveva bisogno alla fine. Per avere successo, oltre a una delle peggiori malattie a memoria, non ha avuto errori tecnici, perché ha potuto controllare meglio le sue truppe per le ultime 15 miglia e soprattutto partire con un ritardo di pochi metri rispetto a. quando è stato fatto uno sprint sicuro. In ogni caso il francese è molto severo sui lunghi chilometraggi e sarà preso in considerazione anche quando torneranno i big (Pogacar e Alaphilippe su tutti).

Tiesj Benoot: 8.5
Oggi tutta la Jumbo, compreso anche un possibile capitano Cristophe Laporte Tom Dumoulin (5: corre con 1 ma non visibile; prima del Giro non avrebbe preso parte a nessun’altra corsa e questo era sbagliato) era per colpa sua. Capezzoli corti e affilati soprattutto su asfalto, che è una buona scelta di Tiesj. In termini di gambe è stato uno dei più brillanti dietro a Cosnefroy, e il più attivo nella squadra di corsa con Asgreen; non si è tirato indietro quando gli è stato chiesto di collaborare e, eliminate le possibilità di tornare nella squadra di testa, ha trovato il momento giusto per tirare e ha così conquistato un podio che non sarebbe stato disponibile allo sprint. Nessun rimpianto, risultati eccellenti e prestazioni stimolanti agli occhi di Liegi. A causa delle circostanze di Roglic, le gerarchie di Doyenne al Jumbo saranno tutte finalizzate ed è incerto se l’acquisito Van Aert non faccia parte delle trattative.

Mathieu van der Poel: 7.5
Ci si aspettava una vittoria semplice dopo le strepitose Fiandre di domenica scorsa, ma oggi Mathieu ha superato in palla qualche altro avversario e ha affrontato una sfida inaspettata, a cominciare dal più tosto Keutenberg. Rendendosi conto della situazione, Van der Poel sapeva tutto ciò che poteva, mantenendo le cartucce più difficili nel gioco finale. I primi due non sono bastati per tornare a Kwiato e Cosnefroy perché nessuno dei due ha dato il quattro volte campione del mondo di ciclocross, mentre la squadra della terza squadra ha corso per il quarto posto. E un altro posto onorevole per la conservazione a breve termine, preparato per molto peso, gli ha già regalato una perla molto rara. L’assunzione più importante, e non solo, per le Fiandre, però, arriva in sette giorni.

Alexander Camp: 9
Anche un veterano della Cyccuit Cycliste Sarthe, in assenza dei capitani ordinari Pedersen e Stuyven ha potuto ricoprire il ruolo di capitano e la prestazione è stata impressionante. Quasi sempre, ma di solito contro questi termini, Dane ha risparmiato qualche goccia di energia nel gioco finale, battendo personaggi come Asgreen, Matthews e Hirschi in fondo alla gara e battendo i primi cinque che saranno ricordati a lungo.

Kasper Asgreen: 7.5
La prima esperienza di Amstel è stata subito tra i top player, ma per uno come lui era ovvio. La gamba girava bene, probabilmente meglio dei soliti “suoi” sassi, ma le pareti di asfalto del Limburgo non permettevano a Dane di provare nulla in zone difficili. La sua gentilezza è da applaudire, era profondamente impegnato a cercare, sprecare e distribuire energie qua e là, soprattutto nel segmento. Se puoi biasimarlo per qualcosa, ha sempre scelto i momenti peggiori per passare all’offensiva, quindi rimani stupito dagli attacchi tempestivi.

Michele Matteo: 7
Il settimo posto, sette voti, è una gara buona ma non la migliore. Potremmo chiamarlo il “giorno ordinario” di Matthews, ma lo vediamo un po’ diverso da quello vecchio. All’inizio si prese la briga di rispondere in qualche modo alla prima persona, si voltò con sicurezza (quasi sempre) all’inseguimento e alla fine non riuscì a nulla. Infine, nella quarta gara, è stato preceduto nella morte da tre corridori, cosa insolita. Nel bene e nel male lui è sempre lì. Un po’ di coraggio sarà apprezzato, ma l’Australia conosce se stessa, conosce i suoi limiti e alcune azioni non sono nelle sue corde.

Stefan Kung: 7
Gli svizzeri erano ovunque tra marzo e aprile. Se è noto che stai strisciando sui ciottoli, ad Amstel la situazione è leggermente diversa. Questi berg non eguagliano le caratteristiche fisiche del campione europeo contro il tempo, ma Küng ha caratteristiche tecniche che vanno oltre la potenza leggera in velocità; sarà migliore e migliorato sui tipi più corti e asciutti dei muri fiamminghi ei risultati si sono visti anche oggi. C’era poco spazio per una spettacolare esibizione dell’abilità umana come cavaliere di lunga distanza. Roubaix invece…

Marc Hirschi: 7.5
Di tutte le sezioni della squadra inseguitrice, il vincitore della Freccia Vallone 2020 è l’unico che può rimpiangere di non essere stato escluso dal treno Cosnefroy. Dopo aver perso un momento perfetto, Hirschi ha provato a rimediare prendendo Bemelerberg, ma le piccole pendenze non gli hanno permesso di fare spazio. Finisce con un doloroso nono posto (non buono nell’ultima volata) ma un nome molto pericoloso per Freccia e Liegi. La società Pogacar potrebbe aver abbreviato la sua lista, ma non è sicura se ne trarrà vantaggio inaspettato.

Dylan Teuns: 7
Una settimana dopo le Fiandre sono ancora protagoniste. Dopo l’attacco frenetico di Pidcock ha occasione di chiudere il gap con due leader da solo, le gambe sono quelle che sono con i rimbalzi belgi. Riparte a Geulhemmerberg e viene fermato da Benoot. Riuscire nella classe grande è un duro lavoro.

Tom Pidcock: 8
Al mattino annunciò di essere tornato da una settimana di malattia, ma in gara si mosse come un re. In un primo momento ha fatto incrociare Turner con un compagno di set ad altissima velocità per scremare la squadra, poi, una volta uscito Kwiato, ha abilmente coperto il movimento del Pole continuamente per rompere il cambio. L’unica confusione è stata il tiro del 18 dove ha cercato di tornare da solo su due piedi. Pidcock ha avuto una primavera molto difficile, rallentato da continui problemi fisici, ma può recuperare una volta durante la Liegi.

Jan Tratnik: 6.5
Correre da soli per una distanza di 24 miglia non basta per catturare i big della giornata, ma basta per segnare ancora nella prima parte della stagione. Questa situazione è sorprendente, un momento per riconsiderare come nelle Fiandre.

Matej Mohoric: 5
Ben presto divenne chiaro che sarebbe scappato dal servizio di qualcun altro, ma il suo ruolo nella corsa dei Teuns era insignificante. Legato al G3, Matej è rimasto in forma fino al traguardo dove ha vinto uno sprint al tredicesimo posto.

Tim Wellens: 4.5
Venti per 1’50”. Il problema non è il risultato in sé, ora abbiamo imparato a conoscere tutta la Tim, brilla a febbraio ma quando co(r) diventa pericoloso si scioglie. peccato.