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Anpi anti-NATO il 25 aprile, ma “non rallenta a sinistra”

“Voi non siete uguali. Siamo sull’orlo di un attacco e siamo stati tra i primi a dirlo”. “. Sono Putin, non mi passa nell’anticamera della mia mente, ma lo faremo”. Crede infatti che “l’unica soluzione logica sia un accordo negoziato che cercherà il bene prima nel caso di Putin, che è responsabile dell’intera vicenda, e in secondo luogo nel caso di Zelensky”. Ma la tragedia è che “non vedo questa buona volontà né in Putin, né in Zelensky, né in Biden, né nell’Ue”. Smentisce tutte le accuse: è stato aggredito anche in una dichiarazione sulla strage di Bucha in cui chiedeva “un’indagine indipendente”, affermando che si trattava di una richiesta simile al segretario generale dell’Onu Guterres, e al Pentagono.

Tira dritto, e poi in realtà non riesce a chiarire l’argomento. Pagliarulo, ex Rifondazione, poi Pdci – che, a verbale, apparteneva al governo D’Alema che nel 1999 partecipò alle missioni che bombardarono la Serbia – è una breve citazione del Pd e oggi il presidente dell’Anpi nuovo da capo . l’elezione, si conclude con una micidiale come Cimabue: una vecchia giostrina che, per risolvere un problema, ne ha fatti due. In questo caso, il conflitto si riapre fino a tre volte.

Il primo è all’interno dell’Anpi stesso, da cui derivano le parole confuse sul suo comportamento bellico. Primo sì alla spedizione armata italiana in Ucraina del presidente uscente dell’organizzazione, l’influente Carlo Smuraglia, partigiano, volontario di fazione cremonese alle dipendenze dell’Ottava Armata britannica. A questo punto, Pagliarulo resta a un tiro di schioppo: l’opposizione ucraina “deve essere sostenuta” ma “non con le armi”, “c’è il rischio di disastro”, una maggiore escalation o “un nuovo afgano nel cuore”. d’Europa».

Tra le voci interiori c’è anche chi esprime preoccupazione per il rischio di marginalità dell’Anpi finita sotto attacco generale (Le precedenti linee di artiglieria, va detto, erano fatte da chi non mangiava memoria Opposizione, forse storia). Ci sono anche figure chiave dell’organizzazione che possono destare preoccupazione, come la vicepresidente Albertina Soliani che ha chiesto alle colonne Domani di “stringere l’asse”, o di aggiustare la linea. Pagliarulo risponde: «Anpi è unito, a conferma della sua molteplicità dalle parole di Alb.Erina, c’è una discussione formale tra noi, sono ben accetti pareri vari. Ma il 95 per cento dei nostri rapporti è d’accordo con me». Ma poi afferma: “Anpi non è una riduzione radicale della sinistra radicale”, “La preoccupazione di non dividere Anpi è di tutti noi”, chiama “l’unità di tutte le forze di pace per ridurre le pressioni” e prosegue. includono il Pd “tra le forze di pace”.

C’è ancora la storia delle bandiere. Pagliarulo stima che le bandiere ucraine saranno il 25 marzo. Ma spera che nessuno sia dell’Alleanza Atlantica, perché “la NATO non è un’organizzazione pacifista” (Pagliarulo era comunista ma non si sentiva al sicuro sotto l’ombrello della NATO; . I radicali italiani promettono di portarli in piazza. Per il presidente Anpi farlo è “inappropriato” ma promette di prevenire “ogni incidente e caos”.

Infine, il terzo guaio, il terzo argomento che Pagliarulo non è riuscito a chiudere è stato probabilmente il più doloroso. Ed è pericoloso per l’organizzazione stessa. A Roma dal 2014 Anpi non festeggia più il 25 aprile con la comunità ebraica. Il quale, oltre alla scarsa tolleranza delle bandiere israeliane in piazza, da tempo chiede che le bandiere palestinesi vengano rimosse dal corteo perché – questo motivo è stato una priorità negli ultimi anni – negli anni ’30 il nazionalismo arabo di grandi dimensioni. Il Mufti di Gerusalemme era un alleato di Hitler. Ma l’Anpi non vuole e non può, per legge, bandire le bandiere di chi si batte per la sua determinazione. Pagliarulo conferma l’attesa alla testa della marcia della Brigata Ebraica, protagonista della Resistenza. Scriverà, promette, alla presidente Ruth Dureghello, che in questi giorni è stata molto difficile per lui. Dureghello, però, non aspetta la sua lettera per rispondere che “la vertenza con l’Anpi 25 aprile è ormai noiosa”, “le questioni al tavolo restano le stesse: non negli striscioni di chi lavora con i nazisti. a Bandiere Nato e sì alla Palestina. Se Pagliarulo vuole mandare un segnale, dite no a quelle bandiere e chiedete scusa al presidente dell’Anpi Roma, che in uno spettacolo ha chiesto la liberazione dei terroristi palestinesi che lo avevano ucciso.L’occhio degli abitanti d’Israele. Non si può stare in pace tutti i giorni e non ci può essere motivo di terrorismo”.

È una fortuna, ma anche curiosa, che il tema sia ambientato a Roma ma non a Milano, dove il 25 aprile si svolgerà, come di consueto, la sfilata nazionale. Partirà da corso Venezia e raggiungerà piazza Duomo: parleranno il sindaco Giuseppe Sala, Tatyana Bandelyuk, cittadina ucraina, Dario Venegoni, presidente in esilio, Maurizio Landini, segretario della Cgil, e lo stesso Pagliarulo.

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