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Atlantia, la Benetton n

La famiglia rifiuta i piani GPI Brookfield e Perez e mette alla prova l’acquisizione della difesa con Blackstone. Occhi di denaro su 8 miliardi di liquidità attesi nelle vendite di Aspi

MILANO. Due sono i punti solidi della nuova sfida lanciata ad Atlantia, culminata in due grandi raccolte fondi internazionali con Florentino Perez. La prima è che i Benetton, con il loro sistema sicuro, non hanno intenzione di mollare. Davvero: il gruppo base di cui sono proprietari al 33%, diciamo, “ha una natura strategica” e vuole mantenere le sue “radici italiane”. La loro idea di “mantenere l’integrità della squadra” e quindi alzare il muro davanti alla “trama” proposta da Global Infrastructures Partners (Gip) e Brookfield Funds, è in fase di sperimentazione, e senza “prendere alcuna decisione in merito “, per mantenere la promessa. Con loro c’è, infatti, Perez, con il suo team ACS, che prende di mira le vetture spagnole di Abertis che la controllata Atlantia controlla al 50,1%. Il secondo punto è che in questa storia ci sarà un’offerta da accettare e forse non un’altra. Chi prenderà il comando? Tutte le indicazioni sono che, in chiave difensiva, potrebbe trattarsi della famiglia trevigiana circondata da Blackstone, altro fondo di alto profilo che la famiglia Benetton conosce e che tra l’altro occuperà il 24,5% di Autostrade italiane. Il comunicato ufficiale significa “trattative in corso” tra Edizione e il fondo in qualità di “partner” senza che al momento siano stati raggiunti “accordi su operazioni legate ad Atlantia”. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, anche prima che tutto fosse reso pubblico, la sicurezza era pronta a partire.

È risaputo che c’è un forte interesse per Atlantia e la liquidità (8 miliardi di dollari) che riceverà dalla chiusura della vendita di Aspi il 5 maggio. La situazione peggiora quando a marzo Gpi e Brookfield – dopo un lungo studio preparatorio – l’Edizione Edizione “non richiesta” e “il 3 e 23” del mese, come recitano i fondi in un comunicato stampa, incontrano i delegati locali guidati da Il presidente Alessandro Benetton e l’amministratore delegato Enrico Laghi. I due fondi parlano del loro acquisto e progetto di famiglia, che lo condanna dall’inizio delle ostilità perché visto come un altro insediamento definitivo dell’Edizione – che sarà notevolmente ridotto – e l’antitrust atteso non è solo il licenziamento di Abertis dall’Acs, ma anche altri beni del gruppo. Insomma: una vera e propria “pausa”. Fonti vicine ai due fondi e ACS ieri hanno affermato che invece di un progetto amichevole, oltre al delisting spagnolo e al marketing, considererebbe lo sviluppo dell’azienda in tre modi: aeroporti, treni e servizi di viaggio. Insomma, evitano di mostrare ostilità, anche se il loro progetto resta eterodosso rispetto a quello trevigiano.

Detto questo, il primo tentativo di trattativa tra i due fondi con ACS e Benettons si conclude con la definitiva smentita della “prima proposta non vincolante” offerta il 30 marzo. Un articolo in un articolo diffuso ieri afferma di aver contattato Gip e Brookfield di “non realizzare nel progetto” cose “di interesse alla luce della loro strategia di orientamento”. Ma intanto i Benetton scappano per mettersi in salvo. I due respinti non solo apprendono che Blackstone è in lizza con Edizione, ma anche che un’offerta di decollo difensiva (per rimuovere Atlantia da Piazza Affari e porre fine alla grande caccia) sarà pianificata a breve, e tra una settimana. Pasqua, la prossima, ad un prezzo – secondo alcune indiscrezioni – di 22 euro per azione, rispetto ai prezzi di fine marzo, porterà a più del 20% di premio. L’operazione, se era stata programmata, è stata però interrotta dalle prime indiscrezioni, mercoledì, dell’interesse di Perez e di due fondi. Anche perché in Borsa, dove dal 7 marzo è proseguito quasi senza sosta il rialzo di Atlantia, le azioni continuano: mezzogiorno tocca il record da febbraio 2020 a 21,26 euro, poi la sera si ferma alle 20,30, +6,87%.

Tutto sarà fatto. I casi in campo si stanno preparando. Accanto al Programma con Blackstone come consulente ci sono Mediobanca, Goldman Sachs e Jp Morgan. Gip e Brookfield si affidano alla consulenza di Credit Suisse, Morgan Stanley, Citi e Rothschild. Tutto suggerisce un gioco fatto di dare e avere. Anche se molti addetti ai lavori dicono che il gran finale del tavolo in cui tutti gli attori cercheranno di trovare un posto in una commedia. Ma prima, i miliardi di conflitti sembrano inevitabili.

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