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BANCA D’ITALIA / Tre possibili effetti collaterali italiani

Documento per Banca d’Italia propone tre possibili scenari, ovvero quelli in cui Mario Draghi si riferiva al 7 aprile quando, in una conference call sul conflitto ucraino, aveva risposto: “Preferisci la pace o hai l’aria aperta?”. Draghi ha parlato della recessione economica che sarà seguita dalla stagflazione (aumento dell’inflazione), indicando che la Def dovrebbe essere associata allo scenario peggiore. Probabilmente questo è il motivo del mancato annuncio di linee di programma sulla tanto attesa questione della riforma pensionistica 2022.

Un documento proposto dalla Banca d’Italia descrive due situazioni, entrambe meno ottimistiche del previsto nel 2021. Entrambe queste idee sono naturalmente legate a possibili modi per risolvere il conflitto ucraino.

BANCA ITALIA: IL PRIMO SCENARIO

Il caso A è il migliore: l’ipotesi ora è accantonata dal segretario generale della Nato Stoltenberg, ovvero una “soluzione rapida del conflitto”, che riesce a farla crollare. Inflazione, e l’effetto dell’impatto sul costo delle materie prime. In questo caso ci sarà una crescita economica, e in futuro, perché oggi si ravviverà la fiducia negli investimenti e negli affari tempo basso.

Il PIL aumenterà del 3,0% quest’anno e del 3,1% entro il 2023.

I prezzi saranno del 4,0% entro il 2022 e scenderanno all’1,8% entro il 2023 con un aumento di 0,5 punti nel 2022 e di 0,2 punti entro il 2023.

La crescita, d’altra parte, sarà più della metà della percentuale alta entro il 2023.

Cosa accadrà al gas e al petrolio?

Secondo la Banca d’Italia, da giugno 2022 “i prezzi di gas e petrolio torneranno ai livelli previsti per i primi di gennaio, rimuovendo un forte aumento dei prezzi correnti e pari al 40% entro il 2022 e a 50 punti entro il 2023”. nel gas, e rispettivamente circa il 30% e il 20% di petrolio”.

BANCA ITALIA: SECONDA VOLTA

Il caso B prende una continuazione della guerra ed è per questo che l’Italia e l’Europa sono contrarie. In questo caso, i valori energetici si basano sull’analisi di contratti futures nei dieci giorni lavorativi precedenti il ​​1 aprile. Inoltre, viene presa in considerazione la possibilità di un forte rafforzamento della domanda estera di beni e servizi, a causa della risoluzione degli accordi con la Russia. La depressione è stimata in circa l’1%.

In questo caso:

  • Il PIL italiano sarà di circa il 2,2% e l’1,8% nel 2023. L’inflazione raggiungerà il 5,6% quest’anno e il 2,2% il prossimo.
  • La crescita sarà quindi inferiore all’1,6% entro il 2022 e inferiore dello 0,7% entro il 2023.

A ridurre la forte crescita ci sarà l’inflazione e il calo della fiducia e l’aumento dell’incertezza, che si pensa sia”.tuttavia, sono relativamente di breve durata“E si è conclusa all’inizio del 2023.

BANCA ITALIA: IL TERZO PERIODO

La condizione C è la peggiore e tiene conto dell’aumento di punizione in Russiae le conseguenze indesiderate associate all’eurozona, compresa l’Italia, inclusa la chiusura del gas russo, Roma non sarebbe in grado di riprendersi prima di due o tre anni.

Ciò significherà la scarsa disponibilità di gas italiano che potrà durare un anno a partire da maggio 2022. Da maggio 2022 a maggio 2023 verranno gettate le basi nel timore di una recessione. Naturalmente l’offerta, in parte rivista da altri provider di vario costo, e anche più che in Russia, deve ancora tradursi in “riducendo di circa il 10% la produzione di energia elettrica, gas, vapore e il settore della fornitura di aria”. Tuttavia, la situazione potrebbe essere peggiore se l’Italia non riuscisse ad affrontare l’approvvigionamento di gas a breve termine, che sembra già improbabile.

Il risultato inevitabile sarà una forte flessione del settore manifatturiero, che richiede un forte approvvigionamento energetico, che porterà molto in termini di costi e riduzione della produzione o alcune chiusure per mancanza di energia. Questo valore aggiuntoL’economia italiana si contrarrà dell’1,5%, seguirà “basso contributo da settori più bassi e occupazione, salari e domanda in calo combinati“.

L’aumento della domanda di energia per il gas naturale potrebbe aumentare del 130% entro il 2022 e del 90% entro il 2023.

La domanda di importazioni e servizi diminuirà del 2,5% dal 2022 al 2023, mentre il PIL diminuirà dello 0,5% sia nel 2022 che nel 2023. Secondo le stime precedenti, il PIL diminuirebbe di quasi 7 punti. L’inflazione supererà l’8% entro il 2022 e scenderà a 2m3% entro il 2023.

Banca d’Italia aggiungi che “Gli effetti della crisi sull’economia italiana dipenderanno in larga misura anche dalle politiche economiche che potranno essere adottate per contrastare le flessioni economiche e prevenire le pressioni sui prezzi che si riflettono nelle tematiche qui delineate.“.

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