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Bentornato in Australia: cerchio di chiusura a Melbourne – Notizie

Bentornata, Melbourne. Che ti piaccia o no, però GP d’Australia ha sempre il suo fascino, il suo perché. In quel primo giorno di spirito scolastico, con tanti che aspettano la notte per unirsi a domande di prova senza risposta, la voglia di vedere per la prima volta nuove vetture in gara. Non è sempre stato così, perché a volte l’Australia non è stata la prima tappa della Coppa del Mondo: eppure l’attrazione della garaalbaanche se maledetto dopo il sabato sera trascorso nelle ore piovose, non è mai finito, con gente che tiene sempre forte la F1, riempiendo quelle solite strade dedicate al traffico urbano che una volta all’anno sa che è asfalto caldo per raccogliere le sbandate della Formula 1.

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Chiusura del cerchio

Il ritorno di Melbourne è un ritorno sentito come se fosse la chiusura di un cerchio. Tutto è iniziato da qui, da Melbourne 2020. Quando Circus è diventato eccessivamente ottimista ha inizialmente deciso di voltarsi e continuare a volare in Oceania, anche se l’attenzione del mondo ora si è completamente trasformata in un nuovo, pericoloso e sconosciuto nemico. Ok Covid-19 non così spaventato, in parte scienza e salute, ma non del tutto mancato. Era già un luogo comune il giorno in cui i piloti hanno messo insieme le loro voci in conferenza stampa, cercando spazio, quasi a disagio quando si trattava di parlare di una gara in un momento di crisi. A causa dei fusi orari, in Europa c’è stata una serie di notizie inseguite, alcune negative e altre positive, in attesa di scoprire se verranno evitate o meno. Aperti i cancelli, poche ore dopo il primo esercizio libero di venerdì, e il personale è entrato nel paddock: ma non ci sarebbe stata la gara. Sebastian Vettel al Kimi Raikkonen avevano già volato quando avevano ricevuto il via libera dai loro team, che non sentivano il bisogno di imporre nulla ai piloti; Lewis Hamilton seguirono il gruppo e si rallegrarono di non poter scappare, e piano piano tutti gli altri se ne andarono, volando verso le case dove sarebbero stati detenuti per settimane. Proprio come noi.

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Da Melbourne 2019 a Melbourne 2022

E poi l’ultima volta che ha vissuto ad Albert Park Melbourne 2019. Non solo in basso, il mondo guarda in basso, ma ci sono ancora molte differenze rispetto ad oggi. A pensarci bene, anche più di quanto ricordiamo: c’era un ragazzino Charles Leclerc se si preparava a vivere la sua prima esperienza rossa, con quella Ferrari che via via divenne sempre più sua e sotto Sebastian Vettel, ad inizio stagione che lo avrebbe portato a Maranello; a casa di Williams c’è stato un graditissimo ritorno, insomma Roberto Kubicae l’inizio di un ragazzo oggi alla guida di una Mercedes, Giorgio Russel; inizialmente di nuovo perché Lando Norris McLaren che ha deciso di ricostruire nella prima gara senza Alonso, invece Carlos Sainz; tra i tori, tutti guidati per la prima volta dalla Honda, Gasly ricevette l’amatissima Red Bull mentre a Faenza riacquistarono Daniil Kvyat e riadottarono Alexander Albon; un beniamino del pubblico, Daniel Ricciardo, ha salutato tutti per la prima volta indossando un giallo Renault. C’erano Kimi e Giovi Alfa Romeo, entrambi hanno giocato la loro prima partita con la nuova squadra. A record, Valtteri Bottas ha vinto con la Mercedes aGP dove per la prima volta, sul muro della Ferrari, è stato. Mattia Binotto come capo della squadra.

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Niente è considerato normale

In passato, come abbiamo visto, da allora sono avvenuti molti cambiamenti. Perché la F1 è un vortice veloce, inarrestabile che non si ferma, ma soprattutto non dimentica. Vale anche per l’Australia che tre anni fa sembrava andare alla prima stagione come un programma come tanti, ma che dopo dodici mesi è diventata la visione di. pauraun fine settimana in cui per la prima volta nella vita il mondo è riuscito a sfondare una bolla d’oro dove la F1 ha sempre pensato che sarebbe durato. Ma non lo era, non poteva essere. Tornare a impostare una sveglia australiana, forse, sta davvero tornando alla normalità. Godiamocelo, caffè della domenica mattina. Pazienza che sarà l’alba. Sarebbe potuta andare peggio.

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