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Brigate Rosse di Biagi criminalità nel 41 bis. La pace degli assassini conquistata dalla storia – Corriere.it

Kwe Giovanni Bianconi

Vent’anni fa a Bologna l’ultimo attacco alle Nuove Brigate Rosse. La banda armata è fuori combattimento ormai da tempo, ma al governo speciale della prigione ne sono rimaste solo tre

Già prima della lettera di denuncia – 15.396 parole del verbo brigate rosse inviate – erano state usate pistole e munizioni dagli assassini che firmarono l’assassinio del professor Marco Biagi, assassinato (come scrivono) la sera del 19 marzo. 2002 Sotto i portici di Bologna: stessa arma e stesso tipo di armi usate il 20 maggio 1999 per assassinare a Roma il professor Massimo D’Antona; due professori universitari, due avvocati, entrambi personale ministeriale di due diversi dipartimenti governativi. Due ribelli che cercavano soluzioni al conflitto nella comunità, gli obiettivi intercambiabili della fine della lotta, pensavano invece che il conflitto stesse aumentando.

Quel documento ha una stella rossa

Poi è arrivato un documento con una stella a cinque punte chiusa in un cerchio: Con questa mossa le Brigate Rosse stanno attaccando il piano politico della principale fazione dell’imperialismo locale….fino all’appuntamento con l’assassino. Un uomo, rimasto insicuro perché un attacco jihadista alle Torri Gemelle sei mesi fa aveva cambiato bersagli per proteggersi, e ingresso un altro del ministro dell’Interno ha deciso che un professore lo aveva accompagnato dopo che il delitto D’Antona non era più mirato ai terroristi.

Simbolo senza protezione adeguata

Il dono di qualche giro delle Brigate Rosse è arrivato in ritardo, non abbastanza per occuparsi di eventuali dotazioni di sicurezza ma abbastanza per sparare a un uomo solo, tornando dalla moglie Marina e dai loro due figli, Francesco e Lorenzo, che all’epoca avevano 19 anni . 13 anni e oggi sono due uomini perfetti. Sono grato anche per la forza di mia madre: ho dovuto fare due cittadini che avessero fiducia nel governo e nelle istituzioni. Volevo essere una persona bonaria, come Marco, e non permettere loro di vivere in una famiglia divisa in cui mia madre era tutta indignata.

Altri due hanno perso la vita

Dice di non sapere nemmeno che questi assassini del marito, Marina Biagi: non li odiavo, e per questo non sentivo il bisogno di fare i modi per dimostrare che non mi davano nulla. Sono stati arrestati un anno dopo la sparatoria di Bologna, 3 marzo 2003, al costo di due vite: quel questore Emanuele Petri, che aveva richiesto i documenti di due passeggeri della normale amministrazione ferroviaria senza sapere che si trattava di due ricercati . , insieme a Mario Galesi, è rimasto ucciso nell’incendio. Fu lui a sparare a Biagi, l’ultimo delitto pianificato dalle Brigate Rosse a trent’anni dal loro primo atto armato. E ancora prima in D’Antona. Undici anni dopo l’assassinio di Roberto Ruffilli, il 16 aprile 1988, un altro professore che stava organizzando la trasformazione dell’istituto. Gli istituti di credito al governo sono già un anello debole nelle proteste, e da quel momento in poi sono ripresi coloro che hanno deciso di riprendere la lotta armata.

Tre vite fino al 41 bis

L’arresto di Nadia Lioce, trattenuta in treno con Galesi, è stato seguito nell’ottobre 2003 da una delle Brigate Rosse rimasta in servizio, con 12 soldati ora liberi dopo aver terminato la pena (tra cui la convertita Cinzia Banelli, che ha detto . ed età) ad eccezione di tre ergastoli: Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma. Una quarta, Diana Blefari Melazzi, si è suicidata nella sua cella nel 2009. I tre sopravvissuti delle Brigate Rosse hanno compiuto o stanno per compiere 19 anni di reclusione, e sebbene l’organizzazione non mostri da tempo segni di vita, tutti e tre si trovano ancora nel 41 bis, carcere pesante condotto da terroristi negli anni Settanta , riemerso dalla mafia dopo 92 omicidi e reintervento nelle ultime truppe BR. Negli anni chiusi nelle loro carceri hanno taciuto. e non riprenderanno le dichiarazioni di guerra, ma sono considerati un effettivo servizio permanente da pubblici ministeri, forze di polizia e dal ministro della Giustizia che lo scorso settembre ha rivisto i regolamenti.

I pericoli esistono ancora con lo sciopero di Mezzasalma

L’organizzazione terroristica è ancora attiva e impegnata negli sforzi di riforma e nella pianificazione dei peggiori crimini, secondo il piano, e l’attuale situazione sociale e politica, caratterizzata da un intenso conflitto, fa pensare al pericolo reale. la ripresa delle azioni possibili Rivoluzione violenta dello stato dell’arte. Tra i segnali di pericolo ci sono i saluti di Nadia Lioce inviati in un documento pubblico da un cosiddetto Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario. Contrariamente alla recente proroga del 41 bis, la Lioce non ha voluto sporgere denuncia, mentre Mezzasalma si è rivolto alla Suprema Corte per sapere quale materiale potesse supportare la tesi a titolo indicativo in quanto non esiste ed è stata esclusa dalla realtà. Non è stato stabilito un argomento di discussione.

17 marzo 2022 (modifica 17 marzo 2022 | 22:27)