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“Carbonara? Fatta dagli americani. Tortellini e pizza, quanti falsi miti in tavola» – Corriere.it

Kwe Stefano Lorenzetto

Storico della “Denominazione di origine originaria”: “Il pomodoro ciliegino è stato creato dagli israeliti”. ominidi? Mangiano carne morta. Parmigiano è nato nel Wisconsin nel 1800. E che dire del chicco di pasta? Tunisia”

Una situazione in generale in crescita: il suo unico fratello, Andrea, era cuoco con Romano Tamani all’Ambasciata di Quistello, due stelle Michelin, e alla Divina Commedia New York, dove pranzava il sindaco Rudolph Giuliani. Situazione grave: Alberto Grandi è il presidente del corso di laurea in Economia e Management dell’Università di Parma, la capitale universale del cibo italiano. È qui che Grandi, professore di storia del cibo, ha rotto, e continua a rompere, l’ortodossia. Formaggio Parmigiano? È stata fondata nel Wisconsin. Pizza Margherita? Non ha niente a che vedere con la regina Margherita di Savoia. Tortellini alla bolognese? Erano fatti con carne di pollo. Parlando delle teorie più oscene descritte nel saggio
Nomina di sfondo
(Mondadori), dedicato a «le vendite risiedono nei prodotti italiani tradizionali“, che gli ha fatto un’interessante recensione di Piero Angela in “Quark”, ma con il risentimento dei consorzi a tutela di Doc, Docg, Dop, Igp, Igt, Pat, Stg (” dimenticavo il significato delle ultime due abbreviazioni, loro penso si riferiscano a prodotti agroalimentari tradizionali e specialità tradizionali certificate”), per non parlare dell’imbarazzante Doi, una sintesi che è stata creata in modo diverso da quella esigenza, che ora è diventato un podcast di successo di 12 episodi per Apple e Spotify: I -170.000 trasferiti in pochi mesi.

Ha anche pulito la carbonara.

“Fino al 1953 non esisteva un ricettario a riguardo. Gli ingredienti furono introdotti dopo la seconda guerra mondiale dalle truppe americane. Nella pancetta e nelle uova, la loro colazione aggiungeva la pasta. Il gastronomo Luigi Carnacina identificò papà come la sua “fidanzata Luigi Veronelli”. La risposta fu :” Non ricordo “”.

Sostiene che il cibo italiano ha 50 anni di vita. Tesi insolita.

“L’Italia non credeva nel futuro da molto tempo, quindi ha plasmato un passato meraviglioso. La verità è che avevamo fame. Abbiamo mangiato meno e peggio. Poi abbiamo iniziato a mangiare troppo e male. Alla fine ci siamo detti che abbiamo sempre mangiato troppo ed era buono”.

Devo smentire: la “castradina” che Giorgio Gioco cucinava con l’agnello nei 12 Apostoli di Verona dagli schiavi della Serenissima prelevati dalla Dalmazia.

Guarda, il celebratissimo Pelegrino Artusi, che compilò nel 1891 La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene, ricette cucinate. E suggerì di copiare i tedeschi e gli inglesi, non i francesi, e di essere condannati al più purificato dei nostri palazzi».

E “De re coquinaria”, scusa?

“La cucina romana citata nel I secolo da Marco Gavio Apicius non si sarebbe ripetuta ai nostri giorni. Basti pensare al garum, la salsa più in voga dell’epoca: il pesce salato”.

Quando è finita la carestia in Italia?

“Agli inizi del Novecento, con l’avvento dei macchinari e della chimica in agricoltura. Dal 1876 al 1915 circa 20 milioni di italiani cercavano cibo all’estero. Un contadino veneto su tre soffriva di pellagra, che è una carenza di vitamina PP, insomma. ” per prevenire la Pellagra “, scoperto solo negli Stati Uniti nel 1937. I medici americani lo paragonano a una peste inflitta a un membro della famiglia, mangiava fino a 3 kg a persona al giorno. Hanno messo fine alla fame, ma sono diventati ill. alla conclusione sbagliata: credeva che fosse la scarsa conservazione del mais, non il cibo nutriente, a causarlo. Così nascono le risorse umane. Lo stato ideale di fine eterogenesi”.

Apolinare Veronesi, il capo pollaio dell’Aia, mi disse: “Quando ai miei tempi si tirava il collo di pollo, forse in casa qualcuno stava male o il pollo era malato”.

«Artusi, infatti, mette il pollo in un tortellini. Solo nel 1974 la Camera di Commercio registra una ricetta “vero tortellino di Bologna” a base di carne di maiale, prosciutto e mortadella».

Secondo la descrizione di una camera, il famoso ragù alla bolognese include il latte. Nessuno se ne è mai lamentato.

«Sì, ma nel lontano 1982, quando andava di moda la cottura della panna. Questo significa l’arte di certe opere».

Ho mostrato il piatto italiano di sicuro.

«E’ dura. Mi hanno crocifisso scrivendo che le pizze sono nate in America, ma è lì che la gente ha cominciato a mangiare la pizza seduti. I. Negli USA era il cibo dei dottori poveri, molto depressi, come i maccheroni» .

Ma finché non dici parmigiano negli Yankees, ti rendi conto?

“No, dico che Boccaccio è già innamorato e Napoleone mandò Gaspard Monge a Parma a fare un controllo sul formaggio ben conservato. Solo se in città non c’erano mucche da latte, così fu mandato a Lodi, dove mandò una segnalazione a Fromage Lodezan dit aussi Parmezan.” 150, dal 1700 al 1850, nella storia di questo ottimo prodotto. Oggi si parla molto di parmigiano contraffatto, ma è solo alla fine del 19° secolo che il parmigiano pesantemente rovesciato ha origine in Wisconsin, circa 20 libbre e crosta nera. Chi ce l’ha fatta? ? Alcuni marinai italiani che vi sono emigrati. Ne cito solo uno: Magnani. Cognome comune tra Parma e Mantova. Fu solo nel 1938 che nacque il primo consorzio a difesa del Parmigiano Reggiano “.

E qual è la storia degli spaghetti di origine africana?

“Oggi la pasta è di grano Creso, sul mercato dal 1974, che ha sostituito il Senatore Cappelli.” In aiuto del Duce venne il genetista Nazareno Strampelli, fondatore del grano duro donato al senatore Raffaele Cappelli, che fu il primo a finanziare la sua ricerca utilizzando una varietà di specie che si trovano in Tunisia.

Insomma, c’è qualcosa solo per noi?

«L’aceto balsamico tradizionale di Modena, nella versione IGP, la più venerata, è uno dei cinque cibi più esportati con Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosecco e Prosciutto di Parma. Peccato che l’originale valga 10.000 euro al litro e abbia bisogno di almeno 12 anni, che possono arrivare fino a 30 anni. Il rischio d’impresa è molto alto: alla fine la giuria decide chi darà il timbro. Il sostituto è fatto con senape, aceto di vino e caramello. Astuta attività imprenditoriale».

Deve essergli sembrato molto strano.

“Ma no, sono una persona onnivora, cammino con noncuranza da McDonald’s al grillo fritto che ho mangiato a Pechino. Oggi solo yogurt e banane. Sto perdendo peso”.

Ricordi il cibo della tua infanzia?

Sì, ed è molto triste ricordarlo, tranne che Mantova era un tipico pasto domenicale: ris e tridura
riso bollito in brodo, con l’aggiunta di uovo sbattuto e parmigiano a fine cottura».

È un sapore perduto per sempre?

“IO ifapòn, dolci. I rimasugli della pentantessa sono stati ricoperti in una teglia unta e cosparsi di zucchero a velo in polvere».

Ma a chi importerebbe se il cibo nascesse in Italia o altrove?

“Certo non io. È sempre buono e non doloroso. Tuttavia, odio la mistica made in Italy: vendita pura».

I pomodorini mi sembrano buoni.

«Allora. E pensare che i contadini di Pachino non lo volevano, decisero di concedersi una sostanziosa insalata di manzo. Fu brevettata nel 1989 dalla genetica Hazera a Tel Aviv, dove ancora oggi i siciliani pagano i diritti per i semi».

Divertente anche il lardo di Colonnata.

“Chi dice di no? È delizioso. Ma ci sei mai stato in quel paesino delle Alpi Apuane? È così piccolo che sarà difficile viverci due maiali. Tra location e materia prima non è obbligatorio”.

Cosa insegna ai suoi discepoli?

“Come mangiava l’uomo prima che venisse scoperto l’incendio? L’idea che si nutrisse delle cose che cercava è ingannevole».

Cosa stai mangiando adesso?

“Gli ominidi mangiavano carcasse, come aquile e lupi.”

E ti è sembrato! Che schifo.

non ci sono riuscito. Continua a leggere Storia del cibo di Jean-Louis Flandrin, un tomo di 750 pagine curato dal medievalista Massimo Montanari, uno dei massimi studiosi della materia. Era il mio insegnante e abbiamo insegnato insieme per due anni. Hunter ha creato l’antropologia per far rivivere i nostri antenati».

Non crede che l’invenzione dell’Innovazione abbia danneggiato una delle poche imprese nazionali più prospere del mondo?

“Questo mi ha insultato il mio cittadino Gianni Fava quando era assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia: “Se togli la storia dalla ciotola togli l’ingrediente”. “Aveva ragione. Mi ha messo nei guai. Paga attenzione a come parli…”.

Viviamo in una civiltà dello stomaco.

«E come. Sul cibo si gioca una partita impari, come se l’italianità fosse passata in difesa della matriciana».

Avremo mai più fame?

“Non credo che ci sia una carestia in Italia. Ci sarà dato il grano russo e ucraino che nutre l’Africa. Lo paghiamo di più».

2 aprile 2022 (modifica 2 aprile 2022 | 07:17)