Vai al contenuto

Come sarà il mondo politico quando la guerra finirà?

La fine della guerra in Ucraina non è chiara. Negli Stati Uniti si aspettano che la guerra duri a lungo. Washington fornisce al popolo ucraino attrezzature e tecnologie pesanti, alcune delle quali richiedono mesi di addestramento per essere utilizzate dall’esercito di Kiev. È quindi difficile prevedere in quale simbolo politico cadranno e da cui emergeranno le nazioni occidentali nel sanguinoso conflitto condotto da Vladimir Putin. A partire dalle elezioni di medio termine negli Stati Uniti a novembre. C’è un luogo che determinerà la futura situazione politica, cioè che determinerà la situazione in cui “sorgeremo” dopo la guerra.

Non è solo una questione di geopolitica e di quale nuovo ordine internazionale verrà scritto dalle superpotenze, dove in queste settimane abbiamo combattuto l’Ucraina. Stiamo parlando di quali forze politiche governeranno ogni Paese, in Italia come in Europa.

I primi segnali di preoccupazione sono la vittoria di Victor Orbán in Ungheria e del presidente serbo Aleksandar Vučić al primo turno delle elezioni presidenziali. Poi c’è la corsa al secondo turno di Marine Le Pen in Francia che, al primo turno, ha dato il 22% alla sinistra di Jean-Luc Mélenchon. Sommando tutti insieme – presidenti, sostenitori nazionali e sostenitori di destra e di sinistra – si arriva a oltre il 50%. Ciò ha costretto Emmanuel Macron ad andare avanti sulle questioni sociali ed economiche con la svolta dell’età pensionabile, che voleva portare per la prima volta a 65 anni e che ora crescerà tra un anno. Basterà la sua riconferma all’Eliseo?

Nota, tutto questo accade solo quando sono trascorsi 50 giorni dall’inizio della guerra, con gli effetti economici già devastanti sulle tasche europee e sui bilanci aziendali. E questo non è niente, soprattutto se accadrà, come purtroppo tutto fa notare, l’ascesa dei militari nel mondo e l’aumento delle sanzioni alla Russia per l’embargo di petrolio e gas.

A due anni dall’epidemia, quando la crescita del PIL in Europa e negli Stati Uniti nel 2022 ha superato i prezzi della Cina, siamo ora sull’orlo della recessione. Le tensioni sociali dovrebbero crescere, il potere d’acquisto crollerebbe, i comuni italiani si ribellano al governo perché i costi energetici, e altro, sono aumentati e i sindaci potrebbero essere costretti a tagliare i servizi di welfare. La stessa ministro dell’Interno Luciana Lamorgese teme disordini sociali.

Ecco, di fronte a questa situazione presente e futura, cosa dovrebbero fare le forze politiche che si definiscono di sinistra o progressiste, comunque contro la destra? Come usciranno dalla guerra?

Fin dalla prima guerra mondiale, l’Europa ha vinto: il nazifascista massimalista a destra e il comunista a sinistra. Fortunatamente, dopo la seconda guerra mondiale spinsero centristi, centristi, europei e riformisti di sinistra (anche il socialista britannico Clement Attlee sconfisse uno dei vincitori del conflitto, il mitico Winston Churchill). Fu il risultato di importanti politiche sociali, contro la povertà e la disuguaglianza e il finanziamento del Piano di ripresa europeo annunciato dal Segretario di Stato americano George Marshall il 5 giugno 1947 all’Università di Harvard (più di 12,7 miliardi di dollari).

Oggi e domani ci sarà una risposta atlantica simile o ci sarà la giusta presa per proteggere i lavoratori che, nonostante la retribuzione, hanno difficoltà a saldare i debiti e fare acquisti, i più vulnerabili e quelli che si sentono sicuri? Sarebbe sbagliato mordere il dito dei populisti e non vedere quello che mostrano, magari con uno strumento, suggerendo ricette impossibili.

Venendo nella nostra piccola Italia, Enrico Letta accusa il centrodestra di fare un “teatro” di tasse e catastrofi. Ha parlato del rischio di una terza recessione in dieci anni e, in collaborazione con sindacati e confucianesimo, ha sottolineato la necessità di puntare sul taglio delle tasse. Ha aggiunto che era necessario mettere il tetto al prezzo del gas. E se, se non lo farà l’Europa, dovrà farlo il governo italiano: “Contro il rischio recessione dobbiamo intervenire subito a gamba tesa per evitare una situazione sconvolgente”.

Il Pd, al vaglio di quanto stanno facendo gli altri Paesi europei, esorta Draghi a intraprendere la prima manovra economica, con una nuova variante di bilancio, per fornire le attrezzature necessarie. “La Germania ha deciso di rimborsare 300 euro a tutti i lavoratori e lavoratori autonomi per far fronte a costi energetici e non ha solo tagliato le tasse, come abbiamo fatto noi, sulla benzina”, ha affermato Antonio Misiani, responsabile dell’economia Dem.

Insomma, la linea affronterà il centrodestra nel 2023 e dovrà competere a giugno per funzionari comunali sperando di salvare il potere di Draghi. Ma il paradosso è che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono fiduciosi anche per noi, che abbiamo dato un contributo significativo alla finanza e alla difesa della casa contro le riforme agrarie, per poi accontentarsi del tavolo tecnico dell’Ufficio del Ministro. Economia. Quella con il gioco più semplice, invece, senza il bilancio difensivo statale, è Giorgia Meloni: può permettersi di sborsare Palazzo Chigi e Pnrr. “Draghi continua ad essere arrabbiato con l’economia reale”, ha detto, riferendosi alle sanzioni per rivenditori ed esperti esterni alle Poste e all’obbligo di fatturazione elettronica delle partite IVA in base a forfait.

Vedremo cosa accadrà al voto in Francia e cosa avremo noi italiani alla fine della guerra. Vedremo qual è lo sforzo politico per cercare di sanare le ferite reali ed economiche causate dal conflitto in Ucraina. La crisi economica del primo dopoguerra segnò la svolta. Con tutte le giuste differenze: criminali e dittatori come Hitler e Mussolini sono visti vagare per le capitali europee. Ma se è vero che la storia si ripete spesso, la prima come tragedia e la seconda come farsa, sarebbe meglio non ripeterla. E la sinistra liberale, socialista, europeista e ambientalista, se vogliamo, dovrà superarla per fissare la peste sulla destra, che ci mette un attimo per tornare insieme in Italia.

A maggior ragione ora che tutti sembrano ritirarsi, per mancanza di tempo o di coraggio, alle elezioni del 2023 e all’attuale legge elettorale che spinge il sindacato più viziato e contraddittorio. Sic transito..