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“Comporre Anna”, storia inconfutabile di cattivo esempio (voto 8) – Corriere.it

Kwe Maurizio Porro

Gli 11 episodi su Netflix, prodotti da Shonda Rhimes, raccontano una storia vera che sembra fatta.

Shonda Rhimes, una delle star della serie, autrice di serie come “Scandal” e “Gray’s Anatomy” e produttrice di “Bridgerton”, è tornata a scrivere una storia in cui credeva fortemente ed era convinta: “Creating Ana”, 11 episodi su Netflix, è una di quelle storie di vita vera. Tuttavia, all’inizio di ogni episodio, c’è un avvertimento: la storia si basa su fatti accaduti al di fuori di quelli che sono stati realizzati. Il successo è stato enorme, infatti è ambientato un documentario in cui finiscono la serie e la release girl. In breve, non esiste una verità assoluta, e di questo siamo già stati ampiamente avvertiti da un certo Pirandello e da molti altri (prendendo nota di Kurosawa di “Rashomon”).

La gamma, che fa male solo nelle lunghezze eccessive e almeno un altro episodio, quello di una visita al padre del personaggio in Germania, proviene da un articolo New York Times scritto da Jessica Pressler, che ha raccontato la storia finanziariamente affascinante di una certa Anna Delvey (falso nome) che è stata allettata dalle arti magiche e dalla dialettica, dalla grande personalità artistica, dalla moda e dalla finanza, pensando al suo background artistico e chiedendo dei soldi, diciamo. qualche milione di dollari. Sorprendentemente, questi VIP sono assurdi e forse la serie non si adattava qui, ma Anna Sorokin, originaria di Russia e Germania, è un perfetto esempio di persona senza terra che vuole farsi conoscere nel cielo dorato e nel mondo di New York. . La stessa cosa è successa a Judy Holliday nel bellissimo film Cukor “Girl of the Century”, ma qui andiamo alla preistoria.

Anna, invece, è una che dà cento dollari per un consiglio ma non paga i grandi alberghi dove abita, compra un aereo, spende e distribuisce come si diceva, ma non spende mai un dollaro, per l’alto livello di amicizia e qualche abuso emotivo. La comunità visibile dovrebbe fargli un memoriale, lui va avanti senza avere niente a portata di mano: finalmente lo trovano, lui va in galera, ma può rovinare la vita della famiglia di un buon avvocato che non riesce a trovarlo innocente. Poi se ne va, poi torna dentro per prendere il permesso di soggiorno, ora in attesa di trasferirsi, ma per ora è diventato una star dal pensiero misto.

Cattivo esempio, affrontiamolo subito, ma le fasi dell’escalation della violenza sono spesso raccontate in modo solido e interessante, giocando con tutti i tipi di cinema, dal sentimentale alla commedia al denaro nel mosaico di storie in cui la protagonista è una città che non ha mai dormito. Ma l’asso nella manica è una giovane e strana attrice, Julia Garner, già apprezzata dagli “Ozark” (e qui piena di errori e peccati mortali), è troppo brava per continuare a farlo due volte e quasi ci fa capire che è ‘T. e crede pienamente, ma dà inequivocabilmente la sua assenza di risposte e pensieri. A non farsi superare da Anna Chlumsky, giornalista con lo pseudonimo di Vivian Kent, tutto il dolore e gli sbandamenti, insopportabili nella sua ansia da scoop, l’hanno quasi portata a partorire nell’ufficio pianificazione della sua settimana immaginaria. E poi ha rubato due volte la battuta di Draghi, dicendo: tutto il necessario.

Salvo poche ripetizioni (troppe carte di credito e quasi sempre inefficace) la storia femminista continua a raccogliere i cuori infranti dei debiti non pagati e alcuni dei personaggi delle ragazze cattive che stanno dietro la metropoli che tutto si può trovare, anche se la cospirazione è così grande da far dimenticare l’affare francese Stavisky raccontato da Alan Resnais. Tra i locali speciali, le sfilate, le filiali dei Vip, i ristoranti e i locali, insomma i più economici e cari, questa serie a volte ci racconta più della storia di un povero sconosciuto che cerca di scalare il successo senza avere alcun sintomo. , ma esporre il mondo è consapevole dei suoi difetti e del basso livello di intelligenza.

Resta libero tra ville e lounge in caso contrario Guermantes, la ricchezza impoverita di Ana, non dovrebbe essere compatita, ma ha questo terribile livello di malvagità, spesso competenza italiana, che dovrebbe essere classificata come peccati capitali e molesti. Vendendo la sua storia su Netflix, a quanto pare è stato multato di $ 320.000, che arriva in parte ma questa volta per soldi veri. Diretto dalla staffetta, ma più volte da David Frankel, non sorprende che l’autore de “Il diavolo veste Prada”. Ha tirato perfettamente dove si sono distinti Katie Lowes e l’avvocato. Ariano Moayed.

6 aprile 2022 (modifica 6 aprile 2022 | 12:25)