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Con il Leone di marzo sulla tessera sanitaria

di Umberto Baldo

Forse non ve ne siete accorti, ma sulla tessera sanitaria che avete in tasca, in alto a destra, c’è il tricolore italiano, la bandiera verde e le stelle gialle dell’Unione Europea, e in basso, un piccolo striscione San Marco , simbolo della Regione Veneto.
Sottolineo un po’ perché per capire di cosa si tratta bisogna puntare lo sguardo su di esso, avvicinarlo agli occhi.
Niente di speciale, potresti pensare!
Tuttavia, nonostante la voluta riduzione dimensionale, a mio avviso è stato un segnale importante, perché è stato dimostrato che all’interno del livello dei livelli di controllo, al di sopra del livello pubblico e nazionale, c’è anche una regione.
Il mio sembra già di sentire qualcuno dire che il simbolo sulla tessera sanitaria era superfluo, e inutile, perché il servizio sanitario è garantito per gli italiani italiani del Paese e non locale.
Tutto è vero, e infatti, ad esempio, quei meridionali che scelgono di farsi curare in Veneto lo sanno bene e possono farlo facilmente fornendo la tessera sanitaria, anche se c’è un cartello per la propria Area.
Ma in considerazione del fatto che il servizio sanitario nazionale fornisce gli stessi standard di pratica e competenza in tutte le regioni d’Italia, non sono sicuro di avere obiezioni, ma qui non intendo iniziare con questo vecchio dibattito.
Qui voglio limitarmi a questo marchio locale, il cui Ministero dell’Economia è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 22 marzo scorso è stato sicuramente revocato dalle tessere sanitarie, a cominciare da quelle pubblicate il 1 marzo.
Di conseguenza, il Leone di San Marco scomparirà nelle nuove carte di Venezia (non “el Leon che magna el Tèron”, ma una replica centenaria della Repubblica Serenissima di Venezia), con il simbolo dell’aquila. scompaiono dall’oro dei friulani.
Banali le motivazioni addotte da Roma per questo cambiamento, considerato “di base”, oltre a decidere quale “concerto” fosse necessario tra l’Ufficio della Ragioneria Generale, il Ministro della Salute, e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
In altre parole, si dice che non essendo più obbligata la tessera sanitaria “nazionale” a riportare il logo della zona in cui risiede il paziente, con il logo scomparirà la scritta “Carta regionale dei servizi”.
Non ho nulla da dire sulla revoca di questo cognome, in quanto lo stato attuale dell’organizzazione sanitaria è probabilmente un altro, ma nel registro ho qualcosa da considerare, eccome.
Spero di non essere indicata come la “Lega Nord” Non posso non vedere che, che ci piaccia o no, l’Italia storicamente e antropologicamente è una realtà geografica dove esiste una certa identità molto diversa tra loro, in base alla loro dettagli, socio-economici, culturali e storici.
Forse l’esempio più importante di un sistema di identità basato sulla casa risiede nelle diverse lingue vernacolari, nei cosiddetti “dialetti”, che variano da Regione a Regione, e spesso da parti diverse della stessa Area.
Non si tratta di opposizioni finalizzate al disegno separatista, tra l’altro non condivido, ma di identità culturali, ampiamente studiate in antropologia, che rappresentano l’anima più profonda del popolo.
Per questi motivi trovo questa decisione “romana” di abolire quel piccolo logo dell’Universo del tutto assurda, irrazionale, poco interessante, perché aveva un valore simbolico così importante.
E soprattutto è “poco politico”, perché a Roma dovrebbero sapere che non sono state dimenticate le pretese autonome avanzate da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto (in questo caso sostenute dal plebiscito vero e proprio).
Potrebbero essere stati leggermente messi a tacere dall’epidemia, e ora è la guerra in Ucraina, ma torneranno sicuramente quando l’emergenza sarà finita.
Ecco perché l’istituzione di questo segno, che sembra avere il valore di voler ritirare le identità regionali, potrebbe contribuire a suscitare polemiche nel nostro territorio sulla “volontà dello stato medievale di rallentare il più possibile, se non di seppellire, richieste di indipendenza previste dalla Costituzione”.
Sinceramente, la Roma avrebbe potuto salvare questa mossa, perché quel piccolo simbolo quasi invisibile sulla tessera sanitaria è anche il motivo dello scontro e della lotta per l’identità.
In conclusione, non capisco perché il capitano Salvini, sempre pronto alla guerra, non abbia trovato nulla di cui lamentarsi in questa decisione statale intermedia, ma la vede contraria ai principi dell’establishment del Partito al potere.
Umberto Baldo