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Da Harvard a no no no no. Un Pasquino inaspettato

Eccezionale professore di scienze politiche e accademico dei Lincei in biblioteca con “Tra scienza e politica – Autobiografia” (Utet), una storia di vita “interessante” tra aneddoti umani e storia del ‘900.

Ha scritto molti libri in molte lingue, li ha tradotti e inviati in diversi paesi del mondo, ed è stato visitato più o meno dallo stesso autore durante conferenze, seminari, letture e relazioni. Un recente tentativo di Gianfranco Pasquino, tuttavia, non si occupa di scienze politiche (e a, mi raccomando), almeno non strettamente. Invece l’autobiografia, che ripercorre la vita di un politologo, professore emergente e docente a Lincei di Trana (e a, mi raccomando), la città dove è nato, poi viaggiato in vari continenti del mondo, in particolare negli Stati Uniti e America Latina, ai banchi della Camera del Legislatore Repubblicano, che, tra l’altro, ha aperto un dibattito sulla legge elettorale italiana su una proposta che non è stata attuata per paura di tornare al proporzionale (e, mi raccomando).

“Penso di aver vissuto una vita molto interessante e diversificata”, è la risposta, per così dire Marzullo, Pasquino si pone la domanda che si pone: “Perché scrivo la mia autobiografia?”. Scorrendo le pagine di un documento edito da Utet, intitolato “Tra scienza e politica – Autobiografia”, non si può che essere d’accordo. E se non è difficile capire perché l’autore del libro è diventato – e, naturalmente, di nuovo Formiche.net – lunghe consultazioni per dare una panoramica degli eventi politici italiani e internazionali, e per distinguere tra scienza e politica la storia più recente della vita umana.

Il suo unico figlio, Pasquino, vive due grandi tragedie nella sua vita: prima, grande, la morte della madre, che gli consiglierà momenti importanti della sua carriera personale e formativa; il secondo, “indistruttibile” e forse il motivo della sua incrollabile bomba di fede, “quando una trasmissione radiofonica annunciò che un aereo che riportava a casa i giocatori del Torino si schiantò contro Superga”, nel 1949.

Duro con lui, come altri, Pasquino non era un “bravo studente”. Tuttavia, è stato in grado di catturare l’attenzione e l’apprezzamento, tra molti altri Norberto Bobbio prima e Giovanni Sartori quindi, tocca l’editor dell’editor Mill, Giovanni Evangelisti, negli anni ’70, quando arrivai per un colloquio in piena estate, vestito come il mare, in sella alla “ragno Giulietta cabriolet blu e qualche anno di vita regalatomi da zio Antonio”. Difficile escludere un gol da vicino, una vittoria quasi alla gara del cha cha cha cha: “Con il mio compagno di ballo, un americano alto e grasso, abbiamo quasi vinto. Ne vado ancora orgoglioso e vanto il secondo posto, con il relativo premio”, ha detto, lasciando lo studente a chiedersi chi si sarebbe permesso di arrivare primo.

Certo, non c’è scienza né politica, nelle 253 pagine firmate da Pasquino. Fatte per l’apprendimento e l’insegnamento, bollette e conferenze in giro per l’Italia, nomi e cognomi di compagni di viaggio, oppositori politici e amici da sempre (ci sono nemici, ovviamente). E poi l’allineamento netto, a sinistra, non è mai stato rigido e sempre critico, fedele alla ragione più che all’emozione; la tendenza al dibattito e al dibattito, anche il più difficile; di spiccata ironia, rivolta agli altri ea se stesso. Ed ecco la certezza: una volta finito il libro, avrete un forte desiderio di rileggerlo.