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Figli del Salento: in memoria di Pietro Palumbo che illuminò la storia di Lecce e della terra di Ottranto.

Quando “La storia di Lecce“Il capolavoro di Pietro Palumbo, apparve per la prima volta, nel 1910, il suo autore aveva più di settant’anni. Era già un acclamato storico che firmò importanti pubblicazioni. -1851 per frequentare un collegio dei Gesuiti, guidato da padre Giovan Battista Jazzeolla, aveva da poco riacquistato controllo.Era l’epoca in cui la facciata dorica, che sarebbe stata ammirata per la bella piazza dedicata a Giosuè Carducci, divenne un difficile e onorevole liceo.Intitolata a Giuseppe Palmieri, Pietro, un uomo di 12 anni, si distinse da società “saggi“Si teneva ogni anno presso il centro, noto per il suo insegnamento dedicato e la qualità del personale docente. Pietro frequentò le scuole medie e superiori, studiando personalità, retorica e scienze. Instaurò un rapporto fraterno, destinato a durare tutta la vita, con Cosimo De Giorgi, compagno di scuola e amico, poi noto medico e scienziato. Dopo aver lasciato il collegio nel 1858, Pietro tornò a Francavilla, dove sposò Clotilde Petruni con due figli. “Storia di Francavilla“Era il suo primo lavoro, e fu elogiato da Cantù e Tommaseo. In poco tempo, tutta la sua vita fu sconvolta dalla morte improvvisa della moglie e del secondo figlio. La storia e la letteratura lo salvarono da molta disperazione. Dopo dodici anni di vedovanza sposò Petronilla Caroli, che gli diede un figlio, Giovanni, poi magistrato e poeta. Fu sindaco della sua città due volte, separato da buona morale e dedizione alla comunità. Nel 1886, dopo aver lavorato instancabilmente a favore delle vittime del colera, il ministro dell’Interno, Francesco Crispi, gli conferì una prestigiosa medaglia riservata alla migliore salute nella vita pubblica. Abbandonato per vita politica, si immerse nello studio della storia e della letteratura e a Lecce entrò a far parte della Commissione Provinciale per i Monumenti Storici, guidata dal duca Sigismondo Castromediano. Ha raccolto l’eredità spirituale dello storico Luigi Giuseppe De Simone, per condividere un rigoroso studio delle fonti. Nel 1903 fondò i Rivista storica del Salento, che è stato un campo di addestramento per molti studiosi. Oltre a Palumbo, nel primo numero hanno scritto Filippo Bacile di Castiglione, Baldassarre Terrible, Umberto Congedo, Nicola Bernardini, Ferruccio Guerrieri e Cosimo De Giorgi. Questo è stato il primo gruppo di collaboratori, a cui si sono poi aggiunti negli anni a venire altre persone di talento. Divenne editore di Cronache Leccesi, Panettera, Braccio, Cino e Piccinni, la sua pubblicazione confermò la sua rivista.

Al ” La storia di Lecce“Il lavoro del senile, oltre a cercare di imprimere la forza della sintesi, l’organicità del disegno e l’arte della sua prosa. mostrando, però,”una volta, senza tener conto della storia in generale“Sapeva che i fatti, anche in una città, dovevano essere”.sono radicati nei regni da cui dipendono, infatti tutta l’Italia dove prendono luce e favore.sotto chiese e passaggi di abbazie e grandi conventi”, Ma con le buone intenzioni di uno studente disposto ad affrontare le difficoltà della critica storica. Tuttavia, sapeva di non aver svolto il lavoro completo per una serie di ragioni, come il mistero irrisolto dei problemi legati all’origine della città; l’analisi di più operazioni ha richiesto, invece, prove di analisi; per catturare la storia nella caduta del dominio borbonico. “La storia di Lecce“Michele Paone ci ha detto che agli studiosi locali non piaceva particolarmente la narrativa moderna, non nello stile di corte, ma nella forma di rappresentazioni grafiche. Sembra quasi interamente registrare eventi o aneddoti eruditi.Non c’è nessun profeta nella loro casaSebbene sia vero che l’opera fosse incompleta, si trattava indubbiamente di un’opera inestimabile, intricata e intrigante, che non poteva essere pienamente compresa dalle persone che vivevano in quel momento, la cui formazione era sempre scarsamente presa in considerazione.L’approccio di Palumbo alla narrazione non era limitato al presente, in grado, senza l’intervento della corte, di darci senso spirituale, atteggiamenti, mode e confini di periodi storici dichiarati.Risorgimento Salentino“, a partire dal”Lecce Vecchia“, a partire dal”L’onorevole Gaetano Brunetti e i suoi tempi”, quest’ultimo libro fu pubblicato dopo la sua morte nel 1915. Nella seconda metà dell’Ottocento lo studioso Palumbo godette della maggior parte dei personaggi, vivendo nei suoi scritti, conoscendo proficue relazioni. Si consideri lo stretto legame con Castromediano, che, dopo aver lasciato la politica, fu uno dei membri più attivi della cultura salentina, cercando di nasconderlo, essendo gesuita fino ad oggi. Museo, Biblioteca, Museo Archeologico). Ma Palumbo conosceva Michelangelo Verri, il tiratore ribelle del 1848. Ebbe amicizia con la famiglia di Achille Bortone e Oronzo De Donno, le sue preziose carte le poté utilizzare in varie versioni storiche; e il patriota e legislatore Giuseppe Pisanelli, che ha anche raccontato le vicende delle recenti campagne elettorali; e Gaetano Brunetti, che gli fu accanto nel Consiglio Provinciale di Terra d’Otranto. Quando il suo amico di una vita, Cosimo De Giorgi, morì il 20 luglio 1915, circondato da una folla di cittadini e funzionari, pronunciò le parole che penso ricorderò: “….Non sono venuto qui per parlare di te, della tua vita, della tua dignità, delle tue opere; fare questo richiede una mente più calma e un’anima più calma! Sono venuto solo a salutarti un’ultima volta, l’addio stesso di colui che ti ama sempre, che condivide con te le tue gioie ei tuoi dolori, che crede, come hai creduto, che questa nostra vita non può finire. in sé, ma piuttosto un viaggio e una scalata verso una meta migliore! Riposa ora dopo un lavoro così lungo e duro; e goditi quella pace che il mondo non può darti; e nella vita ultraterrena ricorda coloro che desiderano raggiungerti nelle luminose mete del tuo Cosimo De Giorgi.”.

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Giorgio Mantovano

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