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Fondo vita Piemonte: “Usiamo la legge sull’aborto”



Il Piemonte sostiene le madri in difficoltà

L’aborto in Piemonte è – ancora una volta – un conflitto aperto. Dopo un contenzioso sulla decisione regionale di non consentire la somministrazione della pillola Ru486 al di fuori degli ospedali e degli enti organizzatori. professionista della vita all’apertura delle filiali negli ospedali, il motivo della contestazione è ora il “nascente fondo sopravvivenza”: 400 euro “per la promozione e realizzazione di progetti di tutela della madre e del bambino”. Che impedisca la dolorosa scelta dell’interruzione della gravidanza può essere determinata solo per ragioni economiche. Ovviamente tutti hanno bisogno di qualcosa di più del semplice accordo. Infatti, l’allocazione regionale, promossa da Maurizio Marrone – assessore alle politiche consiliari di Alberto Cirio – ha provocato la rivolta dei gruppi di opposizione e delle donne.
Il nocciolo della questione, col senno di poi, è la completa attuazione della norma 194: tutti si dicono d’accordo, solo la polemica sul come, quando e dove. “La nostra missione – afferma Marlon – è affermare la vera libertà di scelta delle donne, che può essere una questione di scelta nella vita, intervenendo a sostegno delle donne in situazioni di disagio sociale”. I fondi stanziati saranno poi utilizzati per finanziare progetti “forniti da realtà e organismi accreditati in Asl, che, dopo aver predisposto un dettagliato piano di lavoro, dovranno specificare i costi sostenuti”. 100 bambini devono preoccuparsi, gli obiettivi della Regione: “Bambini che non sono venuti sulla terra a causa delle difficoltà economiche delle loro madri”, ha ripetuto l’assessore.
Da qui in poi è putiferio. “Demagogico e razionale” è la descrizione di un passaggio dato velocemente in una rete di acronimi “Con più di 194 parole” che chiede di investire quei soldi nel “bene reale”. Anna Poggio, della segreteria regionale della Cgil Piemonte, spiega: “Vogliamo una politica che riguardi il sostegno ai genitori e consulenti di comunità che lavorino per i bisogni delle donne per tutta la vita”. E la polemica si allarga fuori dal consiglio comunale. Nadia Conticelli, capogruppo del Pd nel Comune di Torino, parla della necessità di riportare i contenuti nei “posti giusti dell’autopromozione e non dell’abuso” delle donne. Come se il denaro stanziato per sostenere il congedo di maternità per le donne (e le donne) fosse stato attaccato. L’unica voce che esce dal ritornello, almeno in parte, è quella del Movimento 5 Stelle e leader del partito Andrea Russi, che spiega: ” Allo stesso modo, chiede alla Regione di fornire “ulteriori risorse per rafforzare i centri di consulenza ei servizi per la salute delle donne”.
Di fronte alla controversia, Marlon si è detta “sorpresa dal fatto che abbiamo effettivamente cercato di raggiungere 194 e non limitare la libertà di scelta delle donne”. Mentre Claudio Larocca, presidente regionale della Federazione dei Centri Piemontesi di Assistenza alla Vita, ha espresso invece “grande soddisfazione” per il nuovo fondo, ma ha aggiunto: “Ci auguriamo che segua l’impegno di tutti i soggetti coinvolti e che, ogni tanto, sostenere la maternità in situazioni difficili non diventi luogo di conflitto ideologico”. Lontano dalle camere politiche, infatti, il sostegno economico alle donne incinte bisognose completa di fatto il futuro dei loro figli, come dimostra il Progetto Gemma, uno strumento messo a punto dal Movimento per la Vita negli anni ’90 per “adottare” con precisione le madri in difficoltà. E non si tratta di assegni non pagati, o semplicemente di “scorciatoie” come sostengono in queste ore le organizzazioni femminili piemontesi, spiegano gli autisti. Spiega Maria Clara Zanotto, Responsabile dei Centri di consulenza per la famiglia e l’infanzia dell’ASL Torino Sud: “Ogni donna che chiede la contraccezione volontaria riceve sempre dai nostri servizi un vero e proprio sistema di gestione che fornisce, in particolare, non solo tutte le informazioni utili su possibili gravidanza e interventi postnatali. del bambino, ma anche l’attuazione di azioni concrete di cooperazione organizzata con enti terzi». Risponde Teresa Bava, presidente del Cav Annunciazione di Giaveno (in provincia di Torino):” È giusto che l’uso di questi fondi sia sotto stretto controllo. Vale a dire, però, che basta pagare le mamme perché non abortiscano almeno un connubio estremo di situazioni difficili e meravigliose che si possono risolvere con l’aiuto coordinato di tante persone».