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Francesco: L’accordo pasquale per la guerra in Ucraina

“Metti giù le armi! Che la pace della Pasqua abbia inizio; ma no, ricarica le armi e inizia a combattere, no! un trattato di pace, attraverso un vero negoziato, e pronto anche a fare sacrifici a beneficio del popolo. In fondo, quale vittoria avrebbe il vincitore del portabandiera? “Questo è l’appello di papa Francesco all’Ucraina, a conclusione di un breve ma acuto Angelo nella Domenica delle Palme che introduce la Settimana Santa in preparazione alla Pasqua. In poche righe riassume l’essenziale delle speranze del mondo e la costruzione dignitosa tra i belligeranti. Può sembrare un po’ strano porre fine a un conflitto apparentemente insormontabile, ma “nulla può impedire a Dio, ed Egli non fermerà una guerra finché la fine non sarà vicina. La guerra — rivela Francesco — che ogni giorno ci mette davanti agli orribili massacri e alle brutali atrocità commesse contro civili disarmati. Siamo nei giorni che precedono la Pasqua. Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Riguarda il peccato e la morte, non qualcuno o qualcun altro. Ma oggi c’è una guerra. Perché vuoi avere successo in questo modo, in modo mondano? Quindi è solo perso. Perché non lasciarlo avere successo? Cristo ha portato la croce per liberarci dal potere del male. Morì per governare la vita, l’amore e la pace”. La dichiarazione di pace può venire solo da una visione particolare della persona e del mondo che il papa ha descritto nella sua casa durante una messa a San Pietroburgo. Piazza San Pietro al Memoriale della Domenica delle Palme. Seguì il racconto evangelico della crocifissione di Gesù e chiese a Dio di perdonare i suoi assassini, che mediante la crocifissione lo sfidarono a salvarsi se voleva credere. In mezzo a grande sofferenza e grande rifiuto, Gesù lascia invece il suo esempio e l’insegnamento più importante: non pensare a se stesso, ma a coloro che chiedono perdono. Salva te stesso, prenditi cura di te stesso, prenditi cura di te stesso; non agli altri, ma solo alla propria salute, al proprio successo, ai propri bisogni; che, essere forte, essere visto. Salva te stesso: è l’abbandono dell’umanità che crocifigge il Signore”. Pensiamoci — il papa esorta che «la mente che si oppone a Dio; La tua salvezza è in contrasto con l’autosacrificio Salvatore. Nel vangelo di oggi al Calvario Gesù parla anche tre volte, come suoi oppositori (cfr v. 34, 43.46). Ma non causa se stesso; infatti, non si difendono nemmeno. Prega il Padre e abbi pietà di un buon ladrone. Uno dei suoi discorsi, in particolare, rileva la differenza riguardo alla salvezza: «Padre, perdona loro». Dal punto di vista umano, in quell’occasione «l’uomo dovrebbe sfogare la sua ira e la sua angoscia; Invece, Gesù dice: ‘Padre, perdona loro’. A differenza di alcuni martiri religiosi, la Bibbia dice che non condanna gli assassini o che non teme il castigo in nome di Dio, ma prega per i malvagi. Attaccato allo scettro dell’umiliazione, aumenta la profondità del dono, che si fa perdono». La prova più grande di questa fedeltà agli insegnamenti di Cristo è chiamata a dare in tempo di guerra. “Noi, discepoli di Gesù, – si chiede Francesco – stiamo seguendo il Signore o il nostro odio istinto? È una domanda che dobbiamo porci: stiamo seguendo il Signore o stiamo seguendo il nostro odio istinto? “Sì, Cristo è stato crocifisso di nuovo per madri che piangono la morte ingiusta dei loro mariti e dei loro figli. Viene crocifisso per i profughi in fuga dalle bombe e bambini nelle loro braccia. soldati inviati ad uccidere i loro fratelli. Cristo vi è stato crocifisso oggi”. Nelle domande che Francesco ha rivolto alla coscienza, si potrebbe aggiungere una domanda politica: perché è così difficile ascoltare il buon senso e la via per un vero patto di pace dove nessuno beneficia a spese degli altri, ma tutti condividono. benefici allo stesso modo?