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Gli omicidi vanno prevenuti – ItaliaOggi.it

«… In questa guerra, il razzismo, il nazismo conserveranno non solo l’amarezza dello sterminio, ma anche il vivo ricordo di quanto sia facile sterminare tante persone. E ogni giorno e con grande difficoltà, chiunque apprezzi la dignità, la libertà, la vita di tutte le persone e la società nel suo insieme dovrà ricordarlo. “Vasilij Grossman, Treblinka’s Inferno, editore di Adelphi, Milano, 2010.

Con queste parole Grossman, giornalista inchiodato (come si dice oggi) dell’Armata Rossa, chiude il suo breve resoconto dell’invasione russa dei resti del campo di Treblinka, la più grande fabbrica della morte del III Reich, dopo la visita. , all’inizio dell’inverno del 1943, quando Heinrich Himmler ordinò l’esumazione di centinaia di migliaia di corpi posti in fosse comuni, la cremazione e la dispersione delle ceneri nelle foreste vicine. Sconvolte, le SS che erano in servizio nel campo obbedirono senza capire le ragioni dell’ordine: il 2 febbraio 1943 un esercito tedesco al comando del feldmaresciallo Friedrich von Paulus, detenuto a Stalingrado, fu costretto ad arrendersi. E pochi mesi dopo, il 12 luglio 1943, la guerra di vendetta, battaglia cruciale tra l’esercito tedesco e quello russo, si concluse a Kursk con la sconfitta degli uomini di Hitler. Gli esperti ricordano che lì, nella vasta distesa dell’Est, bruciata dalla calura estiva, si svolse l’ultimo conflitto, dove sarebbero scese le successive rotte delle truppe tedesche fino alla resa di Berlino.

“Helmut Fromm, un membro della 9a armata di 16 anni, è fuggito dalla zona intorno a Berlino, ha proseguito a piedi e in bicicletta nei primi giorni di maggio… quando è arrivato a Magdeburgo, ha visto ponti distrutti sull’Elba e Americani presso la sponda opposta, fermato da una squadra di polizia militare (tedesca) ha chiesto al medico il certificato di esclusione. … raggiunse subito un’altra sponda opposta … salutò subito un ufficiale americano che stava lì. Dopo pochi minuti di conversazione, la Germania gridò…: “Ragazzi! Passiamo se non salutiamo Hitler! Max Hastings, Apocalisse della Germania, editore di Mondadori, Milano, 2006.

Il 19 aprile 1945 il Fronte di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia emanò un proclama che annunciava la fine della lotta di liberazione: «Arrenditi o muori! La battaglia finale contro la Germania di Hitler si trasforma in un passo rapido e decisivo verso una vittoria decisiva per la democrazia unita del popolo… abbassare le braccia, arrendersi ai gruppi patriottici, arrendersi o morire… che deve essere dato a tutte le forze nazifasciste…chiunque non si arrende sarà distrutto…nessuno potrà dire che, alla fine della tomba, non è stato avvertito e non è stato consegnato. la via ultima e definitiva della salvezza. “

5 giorni dopo, il CNL Alta Italia emette un ordine di protesta generale: 25 aprile, Festa dell’Indipendenza.

Tutto ebbe inizio più di due decenni prima, quando nacque in Italia il movimento fascista, un’organizzazione “moderata” che praticava la propria violenza per reprimere i disordini sindacali e la necessità di una crisi del dopoguerra. Un gruppo che, grazie al re Vittorio Emanuele III, fondò la dittatura di Mussolini. Il sovrano circostante, però, iniziò presto un periodo di guerra: prima la conquista dell’Etiopia e la guerra di Spagna, in cui gli italiani occuparono il territorio con capi del generale Franco contrari alla repubblica democratica costituzionale.

In Germania, intraprendendo un’ondata di insoddisfazione per la guerra perduta, la punizione e la “violazione” del territorio del paese, l’uomo d’affari in pensione Adolf Hitler, dopo sforzi infruttuosi, riuscì a fondare il proprio partito nazista e a prendere il potere. Ha trasferito i territori sotto il controllo indipendente e ha iniziato il riqualificazione, vietata dagli accordi di pace. Proclamò Reich, che significa regalità, termine che descrive la condizione del kaiser.

Le potenze occidentali, Francia e Regno Unito, lasciarono perdere. L’Austria, la Repubblica di lingua tedesca, passò sotto la giurisdizione del paese e Hitler iniziò ad occupare i territori dei Sudeti, parti della Cecoslovacchia che erano state occupate dai tedeschi.

La conferenza di Monaco del 1938 vide la Francia e il Regno Unito ratificare l’occupazione dei Sudeti, credendo che avrebbe raggiunto la pace. Hanno invece dato il via libera al dittatore che ha invaso e conquistato Polonia, Belgio, Olanda, Norvegia, Francia, Jugoslavia, Danimarca. Quanto a Mussolini, suo lurido rivale, andò in esilio in Grecia, cosa che alla fine riuscì solo con l’intervento di un amico tedesco. Perse anche il colonialismo africano.

Per gli italiani tutto ebbe inizio lunedì 10 giugno 1940, alle 18, quando Mussolini annunciò l’apertura di Palazzo Venezia sul balcone.

Avevo 4 anni con i miei genitori, all’epoca mi trovavo davanti a una grande radio di Marelli che decorava l’angolo del soggiorno. Quando iniziò la Marcia Reale (la canzone di allora), mio ​​padre e mia madre vennero a stare con me: rimasero alcuni minuti nella loro stanza, a parlare. Avevano gli occhi rossi.

«Combattenti di terra, mare, aria. Camicie nere di rivoluzione e militari. Uomini e donne d’Italia, Regno e Regno d’Albania. Ascolta! L’ora, segnata dal destino, suona nei cieli. L’ora delle decisioni immutabili. Una dichiarazione di guerra è già stata rilasciata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia.

Da quel giorno iniziò per gli italiani una grande catastrofe nazionale, 1940-1943: 194.000 caddero in battaglia o furono imprigionati; 39.000 vittime del bombardamento anglo-americano; dopo il 1943 morirono 17.500 soldati, 37.000 non combattenti; 41.000 soldati deportati dalla Germania; le truppe regolari che combattevano con gli Alleati nella Guerra d’Indipendenza caddero in 6 mila; 13.000 soldati della Repubblica Sociale, la popolazione – stimata – 2.500.

Va inoltre ricordato che la seconda guerra mondiale provocò la morte di: 8 milioni di soldati russi e 17 milioni di civili; 272.000 soldati e 93.000 civili dal Regno Unito; 210.000 soldati francesi e 350.000 cittadini; 405.000 soldati americani e 8.000 cittadini; 1 milione e 930.000 soldati giapponesi e 700.000 civili; truppe jugoslave di 300.000 e 900.000 civili; 123mila soldati e 5 milioni e 500mila cittadini polacchi. Si sarebbero aggiunti 6 milioni di ebrei, 250.000 zingari, 1.900 testimoni di Geova, 70.000 recidivi e un numero imprecisato di omosessuali.

È un triste resoconto che, con il passare degli anni da quel periodo, diminuisce nella memoria e nella comprensione della società. Tanto che i miti e le visioni di quei tempi tempestosi sembrano tornare alla cronaca, non basta saperlo.

Ci sono due tipi di persone nel mondo moderno: quelli che intendono difendere il principio di giustizia (e quindi sanno che ci sono cose che sono proibite da fare, anche il nemico) e quelli che rifiutano di riconoscere l’umanità. i loro nemici (Michael Walzer, Sulla guerra, Laterza editore, Bari 2004).

Ogni giorno leggiamo l’affermazione.

Non c’è dubbio che alcune misure di preparazione alla seconda guerra mondiale siano state riviste all’inizio del terzo millennio, soprattutto nelle ultime settimane. Ci sono due modi noti per trattare questo tipo di evoluzione: resilienza e prevenzione, d’altra parte la storia non ce lo insegna. Purtroppo.

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