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Il 25 aprile 1945 abbiamo commemorato i tanti sacrifici fatti in favore della liberazione di questo Paese

Cosa ricordiamo e cosa celebriamo il 25 aprile 1945? Ricordiamo la fine della guerra, la sconfitta dell’esercito tedesco nel nostro paese, la caduta certa del regime fascista. Celebriamo la dedizione di tante persone alla libertà: soldati delle Nazioni Unite contro Germania e Italia, soldati in servizio come seguaci, soldati italiani rinchiusi nei campi nazisti dopo l’8 settembre.

Avversari disarmati, antifascisti, espulsi e perseguitati politicamente e razzistamente, molti morirono per la loro devozione; I civili disarmati furono uccisi perché da alcuni considerati quelli che i fascisti tedeschi e repubblicani chiamavano “banditi”.

Negoziazione

Nell’aprile 1945 riprese l’offensiva delle Nazioni Unite contro la Linea Gotica. I gruppi organizzativi furono infine fusi sotto gli auspici dei movimenti di liberazione volontaria (CVL); I Comitati di Liberazione Nazionale dovettero fare i conti con la presenza di alleati in Italia, e di dividere, a volte vera e propria opposizione, tra le forze politiche che li formavano.

D’altra parte sono stati costretti a rivendicare la legittimità del loro lavoro di governo nelle trattative in corso con i partner e il governo dell’economia. D’altra parte, la loro unità non è stata data e acquisita una volta, ma è stata il risultato di una difficile e continua alleanza (ma per questo più importante) tra le diverse posizioni ei piani dei diversi partiti impegnati a combatterla. i tedeschi ei loro alleati nella Repubblica Fascista.

Accordi

Il 7 dicembre 1944 fu firmato un accordo tra il comandante in capo delle forze mediterranee, generale Maitland Wilson, e un membro del Comitato di Liberazione Nazionale Italiano: ” date loro le braccia. In cambio riceveva uno stipendio mensile di 160 milioni di lire, ed era certificato come capo del CVL di Cadorna, militare, con Parri e Longo come vice ufficiali.

Poco dopo, il 26 dicembre 1944, fu firmato un altro accordo con il governo italiano, in cui quest’ultimo riconosceva il CLNAI come gruppo di gruppi antifemministi nei territori occupati e lo trasferiva a rappresentarlo; dal canto suo, il CLNAI ha dichiarato il governo italiano l’unica autorità legale in Italia che era stata liberata e ciò sarebbe avvenuto in seguito.

Arrenditi o muori

Quegli accordi segnarono la condanna della presa del potere del CLN dopo le proteste, che nel clima politico italiano fu raggiunta non solo dal perdurare di sanguinose guerre civili, e questa volta non da fascisti e antifascisti, ma da forze antifasciste stessi (come avvenne in Grecia nel 1946); ma quegli accordi hanno anche segnato l’opportunità per il CLNAI di guidare una rivolta nazionale.

16 aprile e tutti i sindacati si sono riuniti per prendere parte alla battaglia finale. Il 25 aprile il CLNAI ha assunto tutte le autorità militari e civili: alle 8 da Milano, una trasmissione radiofonica di manifestanti armati si è radunata in tutti i territori occupati, e Pertini ha incitato i milanesi alla rivolta: “Cittadini, operai! Una protesta generale contro l’occupazione tedesca , in contrasto con la guerra fascista, la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre fabbriche. Come a Genova ea Torino, si affrontano i tedeschi con il problema: resa o morte».

Preghiera

Il 29 aprile alla Reggia di Caserta i tedeschi, alla presenza di funzionari del Regno Unito, degli Stati Uniti e di un osservatore sovietico, hanno firmato un accordo di volontariato incondizionato, operante con effetto dalle ore 14 del 2 maggio: di conseguenza. data la liberazione delle principali città del nord da parte dei ribelli. A Genova il generale Meinhold a Villa Migone firmò la resa tedesca davanti al presidente del Comitato nazionale per la liberazione della Liguria, Remo Scappini, unico caso in una grande città europea in cui i tedeschi si arresero ai “terroristi”.

I combattimenti di Milano si sono conclusi il 28 aprile e i suoi alleati entreranno il 30 aprile. Il 27 e 28 aprile Torino viene liberata dai ribelli.

A Milano il 6 maggio 1945 membri dell’Ordine Generale CVL guidarono una marcia di liberazione: in prima fila, tutti in borghese, Parri, Longo, Cadorna, Argentina, Mattei e Stucchi. Quello stesso giorno la bandiera del Corpo dei Volontari della Libertà (ora custodita nel Museo della Bandiera del Vittoriano) fu decorata dal generale americano Crittenberger con la Medaglia d’Oro, assegnata per legge luogotenente del 15 febbraio 1945.

Non sono resistenti

Qualcuno ha voluto ridurre la resistenza delle forze armate a una specie di guerra privata tra fascisti e comunisti. Chi dice questo non conosce la storia di quei mesi: i soldati della fazione Acqui di Cefalonia non erano comunisti che rifiutarono di arrendersi ai tedeschi, in nome di molte ragioni di certezza: onore militare, voto di fedeltà al imperatore. , sperando di riconquistare l’Italia con le armi, in qualche segno di coscienza antifascista – ma rappresenta comunque un segno di rappresaglia per tutto il Paese, la gente comune.

Centinaia di migliaia di soldati italiani furono detenuti, dopo l’8 settembre, nei campi tedeschi, senza essere riconosciuti prigionieri di guerra, che per la maggior parte rifiutarono di barattare la loro libertà aderendo al governo, erano comunisti. condizioni molto difficili per la reclusione, in cui molti non sono sopravvissuti.

E se proviamo a negare alla maggioranza la parola Resistenza, per capire tutte le morali e le esperienze che gli italiani hanno messo in atto nei mesi dall’armistizio alla Libertà, troveremo un quadro diverso dalla massiccia indifferenza per la guerra italiana tra fascisti e antifascisti.

Insieme al noto antifascismo, con o senza armi, ricordiamo poi i gesti e i comportamenti di quanti si sono comunque opposti all’occupazione tedesca e alla Repubblica, nella società comune e oppressiva, e atteggiamenti di disobbedienza, sempre nel nome. dell’antifascismo esistente e pre-politico, ma resta un pericolo per chi lo pratica.

Ricostruzione

Ma anche se si finisce con l’opposizione armata, bisogna ricordare che accanto all’edificio comunista (dove però non erano comunisti tutti coloro che vi erano assegnati) c’erano gli azionisti, cattolici, liberali, organizzazioni non comuniste e loro. composto principalmente da soldati.

Le forze politiche che guidarono la Resistenza si fecero ufficialmente la nuova classe dirigente d’Italia perché seppero guidare la lotta contro la dittatura fascista e il dominio tedesco, valorizzando il terreno comune rispetto ai vari programmi futuri del Paese. in Italia; e la Costituzione, che hanno contribuito a chiarire, è stato un felice accordo che ha visto il contributo di tutte le principali ideologie e forze politiche, ognuna delle quali ha rinunciato a parte della sua posizione a favore di un accordo con gli altri sui principi generali per governare la vita del Repubblica.

Lo sconvolgimento politico del 1947 e l’ingresso nel Paese della Guerra Fredda fecero sì che entrambe le parti, vincitori e vincitori, sentissero il bisogno di preservare, anche se c’era un modo non sempre in linea con le diverse fasi della repubblica storia.

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