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Il problema sanitario africano sta nei danni causati dal Covid



Sempre più persone muoiono nelle case di pazienti non curati, l’aumento di malattie incurabili, il ritorno della medicina tradizionale con gravi effetti collaterali.

I dati non mentono anche se possono abbassare molti fatti. E in Africa i dati ci parlano di un’epidemia inesistente. Cifre inquietanti: secondo worldometers.info in Nigeria si stimano 15 morti/milione di cittadini per Covid 19, Uganda 74, Angola 55 contro 2.650 in Italia o 3.015 negli Usa e 2.170 in Francia. Le ragioni possono essere le più diverse sia di natura scientifica (genetica o stagionale) che di contesto socio-politico (mancanza di tamponi, controllo rigoroso delle autorità nei dati). Ma il gap è ancora buono: ci parla di una pandemia che ha numeri molto piccoli e non è ancora gravemente colpita dai decessi e che si ripercuote sui sistemi sanitari stanchi, privi di medicine di base e di un’organizzazione ospedaliera in deterioramento. E con una caratteristica comune: l’assenza di medicina locale – la cosiddetta Assistenza sanitaria primaria – per mancanza di risposta alla limitata diffusione del Covid 19. io n Africa – continente dove l’aspettativa di vita media è di 60 anni contro i 77 dell’Europa secondo Who 2018 – le persone continuano a soffrire e morire per ragioni completamente diverse dal Covid. Malaria, HIV, tubercolosi, infezioni respiratorie, malnutrizione – si può andare avanti a lungo – vivono a livelli incontrollabili. La notizia – riportata dal quotidiano spagnolo El Pais – era la recrudescenza della poliomielite in Malawi e la necessità di una ripresa delle campagne di vaccinazione ormai apparentemente fuori controllo.

Ma i dati migliori, per l’Africa e i paesi a salario basso, sono le conseguenze indesiderate prodotte dall’epidemia: al timore dei cittadini – in alcuni casi il vero timore – di accedere alle prestazioni sanitarie attraverso una serie di ribassi, altre sospensioni, va sommato anzitutto l’impatto diretto del virus sul sistema sanitario servizi sanitari di routine. Molti esempi del mondo. Cuamm (Medici con Padova Africana) racconta di come sia stata costretta a chiudere un progetto di sostegno ospedaliero a causa dell’interruzione delle donne che entravano in ospedale. Nelle Ande, in Ecuador, i campesinos non sono più vicini alle strutture sanitarie per paura del contagio: un calo drammatico, secondo la dott.ssa Anita Villafuerte, direttrice medica dell’ospedale Claudio Benati di Zumbahua. Dall’altra parte del mondo Claudio Modonutti – S Vincenzo a Dinajpur, Bangladesh (controllato dal Pime) – racconta: «I bengalesi hanno paura di andare in ospedale; il controllo delle nascite diminuisce del 50%».

L’esito di una sperimentazione sanitaria è difficile da quantificare a causa della complessità del contesto sociale in cui si sviluppa, ma è sorprendente: l’alto tasso di mortalità nei pazienti non trattati, l’aumento delle malattie croniche, il ritorno della medicina tradizionale e la conseguenze dolorose. uno su tutti: bere urina di lama per contrastare i sintomi del Covid). E con l’abbandono di un rigido piano sanitario, le conseguenze indesiderate si sono rivelate devastanti: tra le tante, il danno causato ai bambini dalla chiusura delle attività scolastiche. In vari paesi dell’Africa e dell’America Latina – dove parlare di papà è ridicolo – da quasi due anni ci è stato proibito di insegnare.

In questo caso completamente distrutto noi, i ricchi del primo mondo, abbiamo ripulito le nostre coscienze in un solo modo: inviando i vaccini. Una soluzione che affronta un’area del problema, ma ne lascia aperte molte altre, soprattutto se non includiamo altre opzioni come il superamento dei brevetti, e anche in alcuni paesi. Ma gli effetti collaterali del Covid non si curano con i vaccini, anzi, peggiorano. modificare le attività finanziarie che fanno. Come è noto nei paesi in via di sviluppo – ma raramente in tutto il mondo – le risorse relative alla salute sono poche e lontane tra loro ($ 20 a persona/anno nella Repubblica Democratica del Congo secondo la Banca Mondiale) e in questo momento. Le poche risorse disponibili (già interrotte dal necessario coordinamento dei benefici sanitari dell’epidemia) sono state destinate all’acquisto e alla distribuzione dei vaccini.

È stata la differenza Omicron a introdurre il vaccino in Africa e nei paesi in via di sviluppo quando il pubblico ha ritenuto chiaro che fosse necessario prevenire lo sviluppo di un particolare ceppo del virus per fermarne la circolazione. Il mainstream ha quindi vaccinato l’Africa e i paesi dell’emisfero australe. Solo una scelta per vaccinazione con i nostri partner potrebbe salvarci dal contagio da Covid 19 – senza il futuro di tutti gli altri cittadini del mondo – è nato un interesse per la salute mondiale (noto. salute mondiale), non sposati per spirito di condivisione ma per puro orgoglio: vaccinare tutti proprio per evitare che il virus raggiunga la nostra stanza.

Ma questa ottusità scotomizza vere priorità nei paesi in via di sviluppo, legate alla soluzione di problemi strutturali più complessi: secondo l’OMS al 2020 in Africa i malati di tubercolosi erano oltre 2,5 milioni; io Rapporto mondiale sulla malaria L’OMS entro il 2020 afferma che il 51% di tutti i casi di malaria nel mondo sono diffusi in Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Mozambico e Niger. Quindi i vaccini sì, ma se fanno parte di un più ampio programma di promozione sociale ed economica che includa una strategia definita per sostenere i paesi africani sostenendo prima i programmi sanitari (spesso muoiono) e ricordando che Assistenza sanitaria primaria significa non solo il miglioramento dei servizi sanitari, ma anche la tutela dell’ambiente, la conservazione del clima e le politiche di antisegregazione.

Ultimo ma non meno importante, il consorzio Africa-Covid 19 rappresenta il fallimento del diritto internazionale volto a regolare il sistema sanitario globale: l’OMS ha dovuto adeguarsi ai diritti internazionali per minare il controllo strategico dell’epidemia. . E con varie iniziative come il progetto Covax, il più grande fornitore di vaccini della storia (promettendo circa 2 miliardi di dosi sotto gli auspici di Onu, Oms e Unicef), ha portato all’atto peggiore di dare solo briciole: l’Africa è Cenerentola. percentuale della popolazione mondiale (11,7% a marzo secondo Amref Italia). E in questo caso, gli annunci del segretario generale delle Nazioni Unite suonano particolarmente scoraggianti – l’epidemia come opportunità per riprodursi – o per ricostruire un altro edificio – Agenzia intergovernativa per la contrattazione- sulla prevenzione e la risposta alla futura catastrofe, quando è chiaro a tutti che ogni paese è concentrato sulla protezione della propria popolazione solo contro i principi sovranazionali che seguono l’assunto di Darwin secondo cui l’unica forza sopravvissuta in questo caso è. il più ricco.

Per chi conosce l’Africa, la sensazione che sia una grande disgrazia che possiamo forse assumere un impegno per ridare dignità a questo continente non cessa di essere torturata.

Direttore Uoc Chirurgia Vascolare Asl Teramo Ambulatorio Solidale Dottor Paolo Simone Maundodè-Senigallia Poche infezioni e bassa mortalità, ma i sistemi immunitari, già in crisi, sono diventati sempre più in tilt. In tal caso i vaccini sono utili, ma non sono il primo requisito