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Il programma è pronto per un cambiamento nel trattamento del cancro?

Popolazione: 3 milioni e 600mila malati di cancro. Esperti: stanno valutando nuovi piani di assistenza, dai letti intermedi alle case comunitarie, fino a una struttura di assistenza domiciliare.

Roma, 24 marzo 2022 – Per i primi due giorni della cerimonia
CONTINUAZIONE DEL 2022 che interrompe l’innovazione in oncologia
modificato da
Motore sanitario
L’oncologia terrestre è stato il principale argomento di discussione. Nuovo ospedale/oncologia locale è un inevitabile cambiamento organizzativo derivante dai cambiamenti epidemiologici (cambiamenti delle patologie oncologiche, età), dai progressi della ricerca scientifica e dalle nuove tecnologie che sono state sostituite.

I CAR-T sono un buon modello per tutte le aree di visuale. Con l’oncoematologia da un lato e l’innovazione dall’altro, ci imbatteremo in farmaci molto nuovi e potenti.“È la definizione di Giuseppe Longo, Coordinatore GREFO. “Ma c’è un ma: se siamo coinvolti nello sviluppo di farmaci, il farmaco dovrebbe essere meno costoso. Se questa partnership viene realizzata, è chiaro che come sistemi sanitari abbiamo contribuito al valore terapeutico del farmaco, che deve essere approvato da noi. Questa è una delle aree su cui dovremo considerare sempre di più in futuro. Ci vuole innovazione dirompente per rompere questo sistema”.

Parla di CAR-T con te Franca FagioliDirettore del Centro di Oncoematologia e Trapianti Pediatrici SC AOU Città della Salute e della Scienza di Torino – Direttore Rete Oncologica Pediatrica Piemonte e Valle D’Aosta: “CAR-T, come i dott. Detto questo, potrebbe essere un esempio. Ma per permetterci di cambiare veramente è fondamentale anche il ruolo delle organizzazioni di pazienti, che è parte integrante di tutte le nostre pratiche terapeutiche: dalla gestione alla condivisione dei Metodi Diagnostici Terapeutici.”.

È necessario anche il cambiamento Gianni AmunniDirettore Generale ISPRO per la Regione Toscana, che con i dati alla mano svela: “I 3 milioni e 600mila casi oncologici comuni rappresentano il bisogno ideale, ma soprattutto indicato da bisogni assistenziali molto diversi da quelli di alto livello (Car-T) a quelli socio sanitari. È necessario razionalizzare l’intera oncologia (ora l’unico ospedale) fornendo nuovi piani di assistenza dai letti di cura centrali alle case comunitarie, fino al domicilio del paziente (protetto e assistito).. Il Piano Nazionale di Recupero e Resilienza (PNRR) si è concentrato sul tema della medicina locale e sarà necessario riempire “nuove strutture sanitarie” costruite su contenuti e attività. L’oncologia è pronta per una nuova organizzazione che comprende non solo la psico-oncologia, il recupero del cancro, il supporto nutrizionale, la sintomatologia e le cure palliative, ma anche la rimozione di alcuni trattamenti specifici per la cura del tumore».

“In oncologia stiamo vedendo cose nuove che non sono mai state viste prima: dalla biologia molecolare ai nuovi farmaci, ai cambiamenti organizzativi e agli effetti dell’impatto positivo sui pazienti.“, Lei brilla Luigi Canna, Presidente del CIPOMO – Collegio Italiano Medici Oncologi Primari Ospedalieri. “Nel nostro Paese la rete oncologica opera in diverse regioni, in altre regioni vengono implementate/create reti oncologiche. È importante coordinare la cura di un malato di cancro, date le cose più importanti per il cancro, un’assistenza equa e ripetitiva in tutto il paese e questo è possibile attraverso un modello di rete.solo così ci sarà un equilibrio tra accesso alle cure, cure continue e ricerca clinica completa”.

Sono convinto dell’importanza della rete oncologica Pietro Giurdanella al Stefano MoscatoMembri del Comitato Centrale FNOPI:

“L’oncologia territoriale richiede Reti Oncologiche che svolgano un ruolo chiave, oltre a non identificare i movimenti locali per trovare il trattamento a cui i pazienti devono accedere il più vicino possibile. E nelle Reti, l’introduzione dell’infermiere di famiglia e di comunità (IFeC) rappresenta un cambiamento epocale nel trattamento delle malattie oncologiche e nel ripristino della vita quasi normale per milioni di persone che, purtroppo, hanno incontrato il cancro nella loro vita e. che desiderano ritrovare una migliore qualità della vita”.

A Pietro Giurdanella e Stefano Moscato, un’infermiera di famiglia e di comunità nel campo dell’oncologia è garante di feedback utili, in termini di protocollo di intervento, efficienza ed efficacia dei servizi, efficienza dei sistemi di assistenza, coordinamento delle risorse, coordinamento tra bisogni e assistenza pratica e comunità di servizio. “Il problema è la carenza di infermieri: secondo fonti istituzionali, tra i 20 ei 30.000 infermieri di famiglia e di comunità, almeno 6-9.000 infermieri ADI necessitano di cure di qualità. FNOPI ha sviluppato soluzioni a breve, medio e lungo termine, con un un focus particolare nelle aree residenziali, interne e nelle aree disagiate.La Federazione è pronta a fornire soluzioni, ora attende l’udienza”.

Ufficio Stampa Sanità Motoria

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