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Il raggiungimento della stabilità richiede nuovi sistemi di misurazione

Viviamo in un momento storico molto difficile, dove siamo chiamati ad affrontare profondi e profondi cambiamenti in un breve lasso di tempo. Lo stress ambientale, i cambiamenti climatici, i disordini sociali, le epidemie e, in definitiva, il pensiero bellico ci pongono in prima linea nelle sfide reali.

Jeremy Rifkin, con il suo stile e il suo stile ispirato, ha scritto che «stiamo entrando in una nuova era. La natura torna allo stato brado e dobbiamo tornare a vivere nell’incertezza, adattando ogni momento alle cose scioccanti che ci sono capitate. Abbiamo bisogno di mettere da parte tutte le idee che possiamo apprezzare per nutrire la natura e modellarla al servizio della società. Abbiamo bisogno di riorganizzarci, riguadagnare la nostra forza collettiva, imparare a vivere facendo affidamento sul nostro ingegno e trovare in noi stessi una profonda resilienza che ci permetta di vivere e andare avanti nel futuro sconosciuto che attende la nostra specie e i nostri amici animali in questo. piccolo. Un’oasi verde nell’universo” (“The Green New Deal”, 2021, 215).

La comprensione della gravità della situazione è ora penetrata nella mente e nel cuore delle persone. Enrico Giovannini fa notare subito che “i sentimenti di instabilità sono comuni a molte persone”, perché “lo stesso istinto che spinge un animale a sentire l’odore del pericolo, pur non vedendo chiaramente da dove viene” (“Utopia stabile”, 2018, VII).

Le stesse informazioni sono state a lungo condivise da istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali. Il concetto di Sviluppo Sostenibile, ovvero “sviluppo che soddisfi i bisogni attuali senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”, è apparso per la prima volta nel 1987, con la pubblicazione di un rapporto Bruntland di. Commissione internazionale per l’ambiente e lo sviluppo. Il cambiamento fondamentale è poi avvenuto nel 2015, con l’adozione da parte dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile e la definizione di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Chiaramente, nel contesto di un modello economico e sociale contemporaneo, le aziende devono svolgere un ruolo chiave nell’affrontare le sfide che dobbiamo affrontare.

La Commissione Europea nel 2001 ha pubblicato un Libro Verde dal titolo “Promoting a European framework for social responsibility”. Nel nostro Paese, invece, il concetto di CSR è ben consolidato, e può essere ricondotto agli insegnamenti della scuola italiana di economia aziendale dei primi del Novecento, e alla grande opera di Adriano Olivetti nella seconda guerra mondiale.

Oggi le parole d’ordine dovrebbero essere pragmatismo, attuazione, comprensione: il tempo stringe e bisogna passare dalle parole ai fatti.

Pochi giorni fa a Roma è stata presentata la GR.AND Green Academy del New Deal, ispirata dall’idea di Jeremy Rifkin, sotto l’egida di uno slogan molto attivo: “Beyond Stability: from Speaking to Acting”.

Ora, le aziende non solo hanno la responsabilità di affrontare le sfide della stabilità in modo urgente ed efficace, ma ne hanno anche bisogno.

La stabilità, infatti, riflette un paradigma economico inedito e necessario: le aziende, competendo sui mercati nazionali e internazionali, non possono non considerare nuove regole di gioco.

Il cambiamento sostenibile – nella società e nelle imprese – è diffuso e complesso, definito in tre modi diversi: ambientale, economico e sociale. Le aziende, pertanto, sono invitate a compiere uno sforzo globale, completo ed esplicito per innovare, coinvolgendo sia i prodotti, i processi che l’organizzazione.

Per implementare una varietà di modi innovativi, d’altra parte, le aziende hanno una gamma di strumenti da banco.

Basti pensare ai modi che provengono da diversi tipi di proprietà con un alto livello di comprensione.

Un brevetto, calibrato sul concetto di Open Innovation, permette di pianificare investimenti alla ricerca di soluzioni tecnologiche in crescita, e adattarsi alle nuove esigenze ambientali.

Il design, nella sua definizione di design del prodotto, design del processo e design del sistema, consente uno studio efficiente e prodotti con il minimo impatto dall’ambiente biologico e soluzioni organizzative che rispondono maggiormente alla direzione dello sviluppo sostenibile.

Il marchio, il cui valore come indicatore del valore globale dell’azienda, rappresenta una cartina di tornasole insostituibile per garantire la performance e l’autenticità dell’impegno dell’azienda per la sostenibilità ambientale e sociale.

Il know-how, strumento molto diffuso nell’industria tessile italiana, incarna in qualche modo l’anima dell’azienda, lo scrigno della sua conoscenza più profonda e profonda, caratterizzata da forti dissidi sullo sviluppo sostenibile.

Tuttavia, dalle parole ai fatti, dalle parole ai fatti, per velocizzare l’attuazione di soluzioni coerenti con i principi di sostenibilità, le istituzioni e le aziende devono poter svolgere la funzione più importante: la stabilità.

La sua misurazione accurata ed efficace, infatti, riflette l’esigenza – da diverse prospettive – di consentire un’innovazione reale ed efficace, nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

In primo luogo, all’interno delle aziende, solo potendo contare su strumenti di misura efficaci è possibile pianificare e realizzare interventi di investimento e sostenibilità, basati sia sui prodotti, sia sui sistemi che sull’organizzazione.

In secondo luogo, le istituzioni pubbliche ei decisori politici, al fine di attuare politiche e misure volte a promuovere la trasformazione economica e sociale, necessitano di dati e validazioni specifici.

In terzo luogo, il mondo di dynance, per selezionare le aziende più efficienti dal livello di stabilità, per pianificare l’allocazione dei loro investimenti e per monitorarne gli esiti, i bisogni condivisi e i numeri affidabili.

Dovrebbero poter pensare gli stessi consumatori, testando la compliance aziendale con le loro effettive azioni, giudicando la corrispondenza tra gli standard promossi dai Brand e i loro effettivi comportamenti, scrutando – ad esempio – atti di disonestà. su scopi oggettivi.

L’European ESG Center, proprio per rispondere a questa domanda di misurazione, ha condotto negli ultimi mesi uno studio analitico e avanzato delle metriche ESG.

Vale la pena ricordare brevemente che i valori dell’ESG sono in linea con: Ambiente, Sociale e Management.

IE Environment tocca le questioni ambientali: tutela della biodiversità, conservazione delle risorse naturali, controllo dell’inquinamento, anti-cambiamento climatico.

IS of Social si occupa del rapporto tra azienda e persone: condizioni di lavoro, rapporti di lavoro, lotta al lavoro minorile e alla schiavitù, tutela della salute, tutela della sicurezza, attenzione ai conflitti sociali.

G of Governance investe nelle regole che regolano la leadership della Società: retribuzioni manageriali, relazioni politiche ed esecutive, misure anticorruzione, rispetto delle diversità, processi amministrativi.

Sebbene esistano numerosi standard internazionali relativi alle metriche ESG, esistono ancora lacune significative nella misurazione e nella divulgazione delle relative informazioni.

Manca, tra l’altro, un sistema di raccolta condiviso e riconosciuto a livello internazionale dei parametri di riferimento, nonché una descrizione dettagliata delle problematiche minori che dovrebbero essere segnalate nelle informative non finanziarie e nei bilanci di stabilità.

Ecco perché il tentativo dell’ESG European Institute, con il suo local paper, ha contribuito al processo di standardizzazione internazionale, e alla definizione di metriche simili e correlate.

I risultati di una recente analisi sono stati un prezioso articolo, “ESG Measurement Stability”, a firma di Luca Dal Fabbro, edito da Rubbettino.

Tra l’altro, il testo analizza gli standard chiave attualmente in uso nella rendicontazione della stabilità, nonché i più importanti standard ESG adottati oggi.

In questa analisi emergono allineamento, diversità e diversità, ma – la questione più importante – si riflette anche il nucleo di 21 questioni condivise, distribuite tra Ambiente, Sociale e Management.

Questi elementi chiave possono rappresentare un inizio efficace, una piattaforma comune per promuovere la creazione di uno standard generalmente riconosciuto, la rendicontazione e la successiva informativa del settore deteriorato, che supera l’attuale affidamento sulle questioni ESG nell’analisi dei materiali. .

Scrive Luca Dal Fabbro: “L’individuazione di uno specifico insieme di indicatori quantitativi può indicare che è molto importante per ridurre la confusione causata dall’aumento dei diversi segnali” (cit., 216).

Giuseppe De Rita apre così la sua stimata Postfazione: «La modernità del popolo, dice Antonio Gramsci, si misura in base alle sfide che affronta» (ibid., 219).

Sì, oggi non c’è sfida più attuale, più urgente e necessaria del raggiungimento della stabilità.

Raffaele Jerusalmi, in apertura, cita Seneca dicendo: “Non c’è vento buono per un marinaio che non sa in quale porto vuole fare tappa”. E sappiamo benissimo che la stabilità rappresenta il nostro porto di scalo più importante.

Ma per stabilire un luogo per lo sviluppo sostenibile, per guidare la strada allo sviluppo sostenibile, abbiamo urgentemente bisogno e abbiamo bisogno di strumenti di misurazione nuovi ed efficaci.

Il documento di sintesi dell’ESG European Institute e il saggio di Luca Dal Fabbro sono desiderosi di rivitalizzare un processo continuo e rapido di definizione di metriche comuni indipendenti dal settore.

Misurare la stabilità significa costruire il nostro futuro.

Perché, come disse un secolo fa il fisico danese Niel Henrik David Bohr, premio Nobel per la fisica nel 1922: “Niente è.