Vai al contenuto

Il Sud “geografico” non sempre produce una politica di unità internazionale (L.Vasapollo)

Oggi le crescenti disuguaglianze, insieme ad altri fattori come il degrado ambientale, l’aumento dei livelli di povertà, la disoccupazione, la precarietà del lavoro e il problema delle classi politiche tradizionali, tra gli altri, creano un “Sud” in ciò che consideriamo culturalmente. del Nord, a seguito delle azioni contrapposte del sistema descritte dalle rivendicazioni e dalle ideologie emerse finora negli stessi Paesi del Sud.

La riflessione profonda, sul piano organizzativo, della teoria delle relazioni inizia con l’inizio dell’era presente, cioè con la comparsa del Paese e la formazione del sistema dei Paesi europei. Ma quali sono i fattori che compongono questo rapporto internazionale? In primo luogo, sono collocati in un contesto spaziale, sociale ed economico ben definito.

Il concetto di società internazionale rappresenta l’integrazione delle comunità e delle nazioni del mondo e, quindi, agiscono come attori chiave. I primi eserciti ebbero origine in Medio Oriente, prima nell’Egitto del Faraone e in Mesopotamia, intorno al 3000 o 2800 aC, e poi migrarono in Estremo Oriente, in alcune parti dell’attuale India e Cina.

La politica politica occidentale, volta a creare capitale di sviluppo capitalista al di fuori dell’Occidente, ha dato frutti nel tempo, sfociando nella formazione di una forte coalizione nei cosiddetti paesi sottosviluppati, rispondendo alle aspirazioni delle politiche imperialiste.

D’altra parte, a livello internazionale, la migliore forma di riproduzione è quella del capitale e delle relazioni da essa prodotte, pertanto altre possibili relazioni di prodotto possono occupare solo uno spazio limitato e affrontare una grande ostilità, che ostacola le relazioni di prodotto esistenti. la capacità di essere implementato su larga scala e le reali opportunità per cambiare rapidamente le “regole del gioco”.

La società presenta un insieme di elementi con un’organizzazione interna ben definita, cioè una struttura distinta dagli elementi di altri sistemi, in cui il sistema internazionale è costituito da un insieme di stati interconnessi e dalle seguenti caratteristiche.

Il colonialismo trova il suo posto non solo nelle teorie di Marx, ma anche nelle teorie capitaliste di Smith. Verranno presentate le spiegazioni di Smith della teoria del valore, un lavoro che gli ha permesso di comprendere il collezionismo come un sistema globale, assumendo il colonialismo e l’imperialismo come realtà.

La teoria forniva così una base per comprendere il nesso storico, contraddicendo le teorie teoriche della proprietà sviluppate da Smith e che era strettamente legata alla teoria smithiana del libero scambio e agli interessi dei nobili britannici all’inizio della Rivoluzione.

Ma fu la Rivoluzione Taiping (1850-1864) a rappresentare un vero cambiamento nel pensiero di Marx; sebbene molto meno controverso dei suoi articoli critici sull’India, nei suoi scritti in Cina iniziò a difendere le lotte popolari in Asia contro il dominio coloniale.

“La lettura di Marx dal sud” – nelle parole di Santos – lo ha portato a radicarsi profondamente negli ideali capitalistici del capitalismo e della storia mondiale. La sua critica al capitale come sistema imperialista si basa in gran parte su questa rete di varie forme di cambiamento sociale.

Luciano Vasapollo

Foto: ribellione dei pugili