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Impatto sull’economia italiana in caso di embargo russo sul gas

Il massacro di Bucha non basta a fermare il gas russo. Insieme nella loro condanna, i paesi europei sono divisi sul contenuto del quinto pacchetto di sanzioni contro Mosca. E nonostante l’annuncio di una moratoria sulle importazioni di carbone, ora sono in vigore restrizioni sul metano.

Lo ha riconosciuto il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni al termine dell’Eurogruppo, aprendo il prossimo intervento (“Noi non blocchiamo il gas russo, ma in futuro non c’è”). Lo sciopero polacco o la scissione nelle tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, che dal 1° aprile hanno sigillato le pompe in arrivo, non hanno avuto luogo. Facendo clic su un mix di aree che includono lo stoccaggio lettone, il gas norvegese e il gas fuso statunitense da recuperare. “Se possiamo farlo, anche l’intera Europa può farlo”, ha insistito il presidente lituano Gitanas Nausėda. Verissimo, ma non senza certe ferite.

Secondo un recente rapporto studio di Goldman Sachs, la sospensione del gas dalla Russia rallenterà la crescita dell’Eurozona nel 2022 di oltre il due per cento. Con impatti più mortali in Germania e in Italia, pompando più di altri gasdotti russi: l’economia tedesca perderà il 3,4 per cento della produzione interna, un 2,6 per cento italiano. In Germania, un gruppo di economisti tedeschi valore costa 800-1.000 euro a cittadino. I prezzi saliranno nuovamente, dopo il record storico di +7,5% raggiunto a marzo nell’area euro: Oxford Economics stima l’inflazione di altri 2,6 punti in caso di interruzione dell’impediment gas a sei mesi.

Non è un effetto distruttivo, in poche parole, ma di certo non va preso alla leggera. Lo sa bene il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner, che ha chiuso l’ipotesi di embargo: «Al momento tagliare il gas è impossibile. Richiede tempo. “Lo sottolinea l’Austria, che rappresenta l’80% dei suoi consumi e delle esportazioni da Mosca:” Se la sanzione è più severa dell’altra parte, allora non è la strada giusta”, ha detto il ministro delle Finanze Magnus Brunner.

D’altra parte, il presidente francese Emmanuel Macron dorme tranquillo: le perdite del PIL francese rimarranno entro lo 0,15-0,3% secondo. stima del Consiglio d’analisi economica. Sì, è stato il presidente francese a spingere affinché le sanzioni energetiche venissero inserite in un nuovo pacchetto, a partire dal divieto del carbone, che infrangerebbe il tabù sui combustibili fossili senza danneggiare gli Stati membri. “Fermare il carbone risponde a tre esigenze”, ha detto Carlo Altomonte, professore di economia all’Università Bocconi e consulente di economia al PNRR. “e non rovinare le elezioni presidenziali di Macron, “che nel lessico della guerra ha subito una rivalità dalla sua rivale Marine Le Pen, “è un simbolo politico, un’influenza economica”.

Per quanto riguarda l’Italia, il piano B sta ora lavorando instancabilmente per sostituire il gas di Mosca, come dimostrano le attività dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio per aumentare le importazioni di Algeria, Qatar e Azerbaigian. Piano B dove non mancano le proposte dei vertici politici italiani, tra cui Carlo Calenda, il progetto porre fine alla dipendenza della Russia dal gas russo per un anno (non subito, come dice Enrico Letta): un progetto che prevede, oltre al rafforzamento delle relazioni con i paesi produttori del Mediterraneo, la riapertura delle centrali a carbone e l’impiego di attrezzature per la riabilitazione. GNL, visto che finora l’Italia ha solo tre impianti. Inoltre, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha recentemente annunciato l’arrivo di due navi di riabilitazione.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi questa volta non ha incoraggiato l’embargo sul gas ma non si opporrà a una proposta della Commissione europea, pur consapevole dei danni che subiranno le imprese italiane. La produzione industriale ne risentirà soprattutto, costringendola a rallentare sia l’inflazione che l’indisponibilità di gas dell’ente: un rapporto del governo parla di un calo della produzione italiana in termini di 25%. Insomma, circa una settimana di ferie al mese.

Questo dopo che il 16% delle imprese ha già ridotto o smesso di produrre, secondo il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, e un altro 30% lo farà nei prossimi mesi. “L’industria italiana avrà un impatto dal blocco delle importazioni di gas”, osserva Altomonte, “ma con adeguate politiche di compensazione sarà regolamentata”. Politiche in cui è già operativo Palazzo Chigi: aumento dei sussidi carburante, sostegno al green procurement, nuova assistenza alleggerimento del debito.

D’altra parte, anche senza fermare il gas russo, la guerra ha costretto tutti gli economisti a riscrivere le proprie stime di crescita. Il commissario Gentiloni ha già messo le mani avanti in linea con la visione che sarà pubblicata a maggio: non ci sarà recessione, ma l’Unione europea non raggiungerà il 4% previsto nelle ultime previsioni. Tuttavia, molti paesi sono a rischio di recessione nei primi due trimestri. È il parere di Confindustria italiana, che prevede una crescita del PIL nel 2022 dell’1,9% anziché del 4 previsto.

Eppure c’è un coro crescente di leader che chiedono la madre di tutte le punizioni. Con la chiusura dei mercati finanziari globali, i combustibili fossili sono l’unico ossigeno rimasto nell’economia russa. Ossigeno che permette a Vladimir Putin di respirare senza troppe difficoltà. Con l’aumento dei prezzi, gli idrocarburi da soli potrebbero rifornire Mosca e tutte le esportazioni entro il 2020, o anche di più: entro il 2022 circa 100 miliardi di petrolio, duecento miliardi di galloni di gas e quaranta tonnellate di carbone.

Di fronte a questi numeri, e di fronte all’orrore di Bucha, il pensiero di scappare dai porti o di complicare la vita agli oligarchi ea una minoranza sembra sempre meno duraturo.