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Informazioni gratuite Stai zitto. Torino 9 aprile, manifestazione contro la guerra

Silenzio.

Assemblaggio contro la guerra

Sabato 9 aprile, ore 11.00, Piazza Carignano – Torino

La guerra in Ucraina, un numero crescente di persone già sulla scena mondiale, ci lascia in uno stato di shock e dubbio.

Gli orrori delle persone assediate, gli orrori dei profughi in fuga, la sofferenza di coloro che piangono i loro cari… tutto questo dolore non richiede le parole della situazione, ma una comprensione sempre più profonda.

Vorremmo tutti fare qualcosa contro la guerra, la pace. Ma cosa possiamo ottenere, oltre all’assistenza umanitaria fornita alle vittime di tutte le guerre?

Il gruppo di Abele sceglie la pace.

Silenzio simbolico temporaneo sui nostri social, in opposizione alle sporche “guerre di parole” che accompagnano il suono delle armi.

Un’ora di vera pace, insieme a un luogo comune, per creare un luogo di domande significative che possano indicarci la via per una pace vera e duratura.

Dentro, grideranno:

  • la critica all’immoralità politica e alle aspirazioni economiche che fanno maturare ed esplodere le guerre;
  • grazie ai tanti che si impegnano sinceramente ad aiutare e ad accogliere le vittime dell’intera guerra. Perché i loro gesti valgono più di tante parole.

Vi aspettiamo sabato 9 aprile, dalle 11, in Piazza Carignano a Torino

Per vogliamo vedere in tutto il suo peso e vergogna la sofferenza dell’attacco. Perché vogliamo trasformare questo sentimento in emozione e, quindi, in obbligo di tutelare il diritto universale non solo alla vita ma a vivere con dignità, non lasciamo più che la vita sfrutti, privi e uccida gli altri.

Per questa guerra è frutto di falsa pace, pace armata. È il risultato di un conflitto di interessi tra le superpotenze che, prima di esplodere e coinvolgere tutti in faide di sangue, trovano spesso accordi inaspettati che causano gravi danni all’universo.

Perché è la guerra vergine legale dell’economia eletta che uccide i “guanti bianchi”. Se una volta la guerra era considerata una “operazione in qualche modo politica” oggi – nella subordinazione e nell’inerzia di molti politici – sono gli economici che gettano le loro maschere per mostrare il loro volto disumano.

Per La piaga della lebbra ha colpito due testimoni. Primo: tutti dipendiamo da questo. Secondo: siamo tutti vulnerabili. Caratteristiche preziose della costruzione di una società in cui la bontà individuale è il risultato diretto del bene di tutti, non del suo aggressore, antagonista o parassita. Ed è lì che le persone si vedono e si rispettano alla luce di qualcosa che le unisce in modo particolare: attraversare questa Terra.

Per vogliamo sbarazzarci della pornografia oscena e delle parole intelligenti. Silenzio ma il cosiddetto “no” forzato commento e analisi che accompagna il rombo di armi da fuoco e granate, come se il problema fosse annunciare pubblicamente da che parte stare e non trovare prima un modo per fermare le uccisioni, poi costruire un mondo in cui Il “no” in guerra non è più solo un accordo armato dell’idea di un nuovo genocidio e non solo passione, retorica dei tempi, devozione scritta e costante negligenza.

Per pensiamo che il silenzio sia un modo di pensare e di comunicare non verbale con la propria coscienza.

La conversazione non è mai pacifica ma sempre calda, a volte conflittuale: un argomento desiderabile, dal quale non dobbiamo sottrarci. Infatti, è solo quando ci rendiamo conto delle nostre stesse mancanze e mancanze che scopriamo le nostre caratteristiche e, più non ci compromettiamo, più saremo in grado di capire gli altri, metterci nei loro panni, sentire il loro dolore e il loro dolore. la loro nudità, e l’uomo fa bene senza troppe storie.

Solo le coscienze inquiete sono coscienze viventi. Solo chi è scettico e fa domande può avere l’umiltà e la gentilezza, gli unici veri “strumenti” in una condizione umana sensibile.

Detto questo, fermiamo le parole.

Il nostro non è un atto simbolico ma potente, in cui il significato incontra l’immagine corporea.

In un mondo in cui la retorica è così diffusa e chiassosa, il silenzio è quasi sempre un atto di colpo di stato, è un disperato bisogno di verità.

Invitiamo tutti a partecipare senza loghi o bandiere, in bianco.

Con noi ci saranno (fino al 5 aprile): Binaria Centro Commensale, Libera Piemonte, ACMOS, Fondazione Benvenuti in Italia, Cooperativa Nanà. Allineamento A.Gi.Te. Il Piemonte si unirà a noi iniziando il suo accampamento in Piazza Castello.

Per informazioni: 011-3841072 – info@gruppoabele.org

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