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“La candela si spegne”

Insieme, siamo uniti come un solo uomo – e, così, almeno, sembra, ci sembra un gruppo – al contrario di quelli nuovi le tassesoprattutto su Casa: Lega e Forza Italia si preparano alla battaglia agli agenti finanziari. E poi sono andati a un incontro voluto dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che li vedrà insieme mercoledì con una delegazione. Matteo Salvini, Antonio Tajani e i vertici di Camera e Senato si chiederanno “se non si creano aliquote fiscali”, ripetono nello stesso articolo. Entrambi hanno davvero la stessa speranza La cortesia di Palazzo Chigi, al momento non è chiaro in vista delle turbolenze delle ultime settimane non solo al fisco ma anche nella trasformazione della magistratura, come vedremo presto, il caos lo mette ancora di più. Pericolo io sigillo del governo. Ma è la Lega – se tutto è a rischio dalla riforma agraria – ad alzare l’asticella. Compreso lo sradicamento della fiducia al di là del sistema finanziario, la fiducia che chiederanno al governo di mantenere. Pena, una lacrima ormai, sottovoce, non è più inserita tra i tanti parlamenti leghisti.

“La fiducia è una cattiva scelta” per Meloni

Giorgia Meloni, leader della FdI, critica la fiducia come “inappropriata”, come sarà “per la prima volta nella storia della Repubblica nel diritto delle deleghe”. Meloni critica la seguente idea: “Il governo si è scritto una delega, vuole riporre la sua fiducia nel Parlamento e rendere inutile il lavoro del Parlamento e poi scrivere leggi per attuarlo”. Le immancabili critiche dei fratelli italiani, che si oppongono, ma che suona come un capovolgimento in Lega Nord che soffre più di altri con l’avanzare della loro rivalità.

Il contributo al fisco autorizzato dal trust non piace a FI, ma mostra toni di conciliazione. “Siamo convinti che consentire dibattiti parlamentari su un processo così importante sia fondamentale per il nostro sviluppo”, ha affermato Sestino Giacomoni.

Contenuto della controversia: il fisco e il catasto

A rischio c’è una profonda revisione dal fisco al catasto, una riforma attesa da anni in questo Paese, ma con una forte esplosione, il centrodestra. In particolare, la “rivoluzione” degli affitti catastali che, con la nuova legge, sarà adeguata ai prezzi di mercato a partire dal 2026. Ma poiché su quelli si calcola l’imposta sugli immobili), Lega e FI saranno l’assemblea per l’aumento delle tasse. In altre parole, criticano all’unanimità un velo nazionale a cui entrambe le parti possono accedere a causa della storia e delle promesse ai loro elettori. Peraltro, la Lega, quindi, ordina ogni rinvio provvisorio per la riparazione delle rendite, temendo trappole dell’ultimo minuto. Alberto Gusmeroli, vicepresidente della Commissione finanziaria afferma chiaramente: la scadenza del 2026 “può essere anticipata al 2023 con qualsiasi modifica” e cita, a tal proposito, l’emendamento Leu che propone di “portare l’articolo 6 della commissione finanza”, proprio per il catasto nuovo. Pertanto, conclude: “Il team finanziario, così com’è ora, non può più rispondere”. I big mettono il forum a rischio di disastro del governo. E a Pd e M5s che accusano il centrodestra di non risposta, la Lega risponde spesso duramente: “In una situazione in cui i cittadini stanno già pagando bollette alte, alti costi del carburante e inflazione, la Lega è giustamente responsabile perché non vuole. aumentare le tasse su questi beni”.

Altro punto stabile è il duplice sistema di tassazione, che va tenuto a fronte della stima di sommare uno a tutti i redditi del capitale. Lo difende il sottosegretario all’Economia, Federico Freni, fiducioso che “per fermare il pestaggio bisogna cambiare il testo”. Afferma poi: “Vuol dire che, a meno che l’imposta non venga aumentata al 10% per tutti, l’imposta resterà la stessa solo sul reddito (oggi al 26%)”. Il Pd lo critica, dicendo: “L’uso di uno stratagemma caldo per intimidire i cittadini contro aumenti ingiusti delle tasse non è più tollerabile, soprattutto se viene da chi è al governo”. Situazione esplosiva.

La denuncia di Letta: “candela si spegne”…

Come dice il segretario generale del Pd, Enrico Letta, «non si può andare avanti così. La continua minaccia di problemi di diritto istituzionale indebolisce questa esperienza. Lo stesso incontro richiesto da Salvini di Draghi risponde sempre in modo logico. Quindi non è così. “Con il senno di poi, in poche settimane – ha aggiunto il leader dem – c’è stata un aumento della pressione, indebolendo il governo e la maggioranza e rendendo impossibile il passo per i prossimi mesi difficilissimi. “Se continua così, la destra sarà presa sul serio. “

La questione della giustizia è più tecnica che politica

La pressione che è sorta nella rassegna Csm, in cui, dopo aver ottenuto un quadro “tecnico” e un accordo su una proposta da testare in commissione, è sorto un grosso problema politico: le barriere. c’è sempre una Lega. E il M5S, dopo settimane di pressioni da parte del governo, ora reclama la responsabilità del nuovo CSM.

In questo caso, però, cioè in questo caso, dopo che è stata scoperta la ‘piazza’ tecnica, i problemi sorgono fuori Palazzo piuttosto che Palazzo. È in corso, infatti, il riesame della trasformazione di Cartabia in Commissione Camera di Giustizia. Ieri si è deciso di abbreviare il periodo di discussione dopo l’inizio del blocco dell’opposizione sugli emendamenti. Il governo, insieme al suo sottosegretario, Francesco Paolo Sisto (FI), afferma però: “Faremo sempre di più per mantenere” il 19 aprile al tribunale di Montecitorio, “chiaramente rispetto dei diritti parlamentari”.

Anche nella maggioranza del governo si ritiene che il 19° obiettivo possa essere mantenuto e la sessione notturna dei lavori della commissione non sia chiusa, forse domani stesso. Anche perché oggi ci sarà il voto di fiducia al ddl e subito dopo le vacanze di Pasqua le due condizioni che ridurranno sensibilmente gli attuali giorni di votazione, dicono, riferiscono, sono circa 150.

Nella seduta di ieri, infatti, è stato raggiunto un solo emendamento all’accordo di maggioranza, che ha invitato l’organo di governo a riconsiderare il procedimento disciplinare per i magistrati ordinari, anche contabile e contabile. amministrativo. Respinge l’emendamento di un partito di opposizione che ha chiesto la chiusura degli stipendi part-time.

In tutta onestà, l’Italia è viva per alzare i toni

L’Italia viva, invece, conferma la sua contrarietà a quasi tutti gli articoli di rassegna e in realtà ha votato più volte a sostegno degli emendamenti dell’opposizione. La Lega, invece, ha finora mantenuto il suo impegno maggioritario al riguardo e ha ritirato alcuni dei suoi emendamenti più controversi.

Il problema è che Ann sta affrontando uno sciopero

Il problema, però, stavolta è tutto fuori dal palazzo. La magistratura italiana, infatti, sta preparando divieti contro la riforma del Csm. Contiene sanzioni che violano la Costituzione e che, in ultima analisi, si ripercuoterebbero negativamente sul servizio dei cittadini, accusandoli di vestiario e incitando all’uso dell’arma più potente, lo sciopero, se non si apportano modifiche al testo. dovrebbe essere il 19 aprile, se si rispetta l’orario, arrivare in classe.
Lo stesso giorno l’Anm ha deciso di non convocare accidentalmente un Comitato Esecutivo Centrale chiamato a stabilire misure per rilanciare la riforma, a condizione che non fossero apportate modifiche alle aree più importanti. Come recentemente rivelato: un dossier di prestazione di un magistrato che sarà la base per una valutazione professionale della professione, con un unico cambio di carriera tra giudici e pubblici ministeri e visto in toga come una vera e propria divisione del lavoro, senza ulteriore revisione costituzionale.
A mettere sul tavolo lo sciopero, a 12 anni dall’ultima protesta di quel periodo contro il governo Berlusconi, sono numerosi. L’indipendenza e l’indipendenza, attualmente stabilite dall’ex consigliere del CSM Piercamillo Davigo, hanno già fatto proprio questo. E ancora, è stato in questi mesi l’articolo 101, un gruppo nato controcorrente che ora invece pensa che sia troppo tardi ed è meglio pensare ad altri modi per protestare.
“Vorremmo chiedere lo stato di emergenza, che preveda una serie di manifestazioni intermedie dalla riunione straordinaria dell’Anm e si concluda, se nulla è cambiato, con la protesta”, ribadisce il capogruppo della Magistratura locale in carica, Eugenio Albamonte. E anche se la parola sciopero non è stata ancora annunciata, anche le divise del Centro Unicost e i passi stravaganti del Magistrato Indipendente spingono per di più. Come afferma il segretario Mi Angelo Piraino, la riforma del Csm finisce per punire “i magistrati più liberi, quelli che vogliono prendere una decisione in base alla propria coscienza”.

Il rischio di ritrovarci senza un governo…

Insomma, tra Legione e FI che stanno costruendo un muro sulla riforma fiscale e prendendo di mira il catasto, al punto da giocare pericolosamente in una crisi di Stato, e gli abiti contro la trasformazione del Csm registrati da Cartabia, il governo. Non riesco proprio a dormire. Come dice Letta, e non solo lui, “la candela si spegne” e, con la guerra notevole in corso, il rischio di ritrovarci senza un governo in una tale fase comincia a concretizzarsi. Un problema che, oggi, nessun saggio può vedere con gioia, ma che – se mercoledì non si ritrova la piazza del Fisco – il rischio è reale. È davvero pericoloso.