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La rabbia dell’UE per alcune sanzioni



I funzionari municipali hanno trasportato il morto in un sacco per cadaveri, mentre, prima, un altro corpo giaceva a terra nella città di Bucha, vicino alla capitale ucraina Kiev. Gli omicidi segnalati nella parte settentrionale del paese hanno suscitato scalpore intorno all’AFP

I timori di Bucha sono uno shock per l’Europa e l’UE è ora più determinata che mai a imporre un quinto round di sanzioni alla Russia. Scioccato dalle immagini orribili delle atrocità commesse dai militari russi – scrive su Twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel -, in particolare l’UE e il sostegno (dell’Ucraina, ndr) Sto preparando “. “Le immagini dell’orrore – rese popolari anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – non possono e non rimarranno senza risposta”. Il presidente francese Emmanuel Macron, attualmente presidente dell’Ue, parla di “chiari segni di crimini di guerra”. “Quello che sta succedendo a Bucha – ha spiegato – richiede un nuovo giro di sanzioni e misure molto chiare, ci coordineremo con i partner europei, soprattutto con la Germania”.

Von der Leyen ha annunciato di aver costituito, “con l’Ucraina, una squadra investigativa per raccogliere prove su crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Tutti sono d’accordo sull’urgenza delle nuove sanzioni, ma non nel contesto di cui parlano oggi i ministri delle Finanze all’Ecofin e domani i rappresentanti dell’UE. In alcuni casi non ci sono problemi, come l’ampliamento della lista nera dei russi interessati da misure individuali o mezzi aggiuntivi per prevenire buchi nelle sentenze esistenti. Sul tavolo anche il possibile inserimento di nuove banche nell’elenco di quelle cancellate dal sistema di connessione Swift.

Le stime includono anche la chiusura dei porti dell’UE alle navi russe, sebbene alcuni Stati membri siano scettici. La vera battaglia, però, è al di là dell’energia: petrolio, carbone e soprattutto gas. 800 milioni di euro al giorno Gli europei pagano il gas a Mosca hanno deciso di finanziare la guerra di Putin. La Commissione Europea, che ha il compito di preparare le sentenze, sta studiando l’ipotesi. «Per noi – ha spiegato l’assessore all’Economia Paolo Gentiloni – nessun provvedimento è escluso e ora è più realistico che mai. La Commissione, ha descritto anche il vicepresidente Valdis Dombrovskis, valutando “tutte le circostanze”, compresa la chiusura completa del gas russo.

E qui, sottolinea, «la conclusione è che, non senza problemi, è possibile affrontare questa situazione». In linea di principio, c’è un annuncio generale nell’UE che il settore energetico deve essere battuto. Una questione in cui l’Ucraina opprime, ma anche diversi paesi dell’Est. La Lituania, l’ex repubblica sovietica che finora ha fatto molto affidamento sul gas russo, ha annunciato che bloccherà la vendita di metano dalla Russia, puntando sul liquido, Estonia e Lettonia dovrebbero immediatamente seguirne l’esempio. La Polonia ha già deciso di essiccare il carbone russo. Il problema, però, sta nel tempo.

La rapida cessazione, soprattutto del gas, è ancora l’appartamento di Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria (e serve unità nelle sanzioni). “Vogliamo fare meno affidamento sulle importazioni dalla Russia nel breve termine – ha affermato il ministro delle finanze tedesco Christian Lindner – La Germania sosterrà ulteriori sanzioni, dobbiamo fare più pressione su Putin e ridurre i rapporti economici”. Tuttavia, ha spiegato, “non è possibile tagliare immediatamente il gas russo”. Proprio ieri, però, il governo di Berlino ha annunciato di aver preso il controllo temporaneo della controllata tedesca di Gazprom, “per proteggere la sicurezza pubblica e mantenere la sicurezza degli approvvigionamenti”.

Non ancora in embargo da Vienna: “L’Austria – ha dichiarato il ministro delle Finanze Magnus Brunner – non vuole. Dipendiamo molto dal gas russo e penso che tutte le sanzioni che colpiscono noi più di quanto colpiscano la Russia non saranno giuste». A Bruxelles in questi giorni si sente molto parlare di petrolio e carbone, tagliare sarebbe un problema minore. “Credo – ha annunciato Macron – che dovremo andare avanti con petrolio e carbone”. Ancora una volta, tuttavia, non c’è consenso.