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L’Italia e il nucleare, dal primo raccolto ai referendum: la storia di un rapporto difficile

C’è stato un tempo, nel lontano 1966, in cui l’Italia era il terzo produttore mondiale di energia nucleare, dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. Un rapporto su cui è difficile concentrarsi in chiave moderna, dopo due referendum che, nel 1987, dopo il disastro di Chernobyl (1986), poi nel 2011, dopo quello di Fukushima, misero fine al nucleare nella nostra guerra. un paese, che oggi affitta fossili più della metà del suo fabbisogno e importa forniture di energia vitale dai paesi vicini, anch’esse prodotte con armi nucleari.

Intervento

“Il nucleare non è la soluzione ai problemi dell’Italia: il sole e il vento devono essere le nostre fonti”.

Stefano Ciafani (Legambiente)



Per ricreare la difficile storia e il problema dell’energia atomica, è necessario tornare cinquanta, quando l’Italia, non disponendo di sufficienti fonti di energia per sostenere uno sviluppo industriale indipendente, è uno dei primi paesi a sviluppare centrali nucleari. Ricerca italiana che guida: nel 1959 fu costruito il primo reattore di ricerca ad Ispra (Varese), mentre la prima centrale fu costruita a Latina (Borgo Sabotino) nel 1963., per la seconda volta otto mesi dopo a Sessa Aurunca, nel casertano (Garigliano), e meno di un anno dopo lo stabilimento di Trino, in provincia di Vercelli, al momento della sua entrata in esercizio dell’oggetto più potente del mondo. Per il quarto raccolto, quello di Caorso (Piacenza) dovrà attendere il 1978, quando sarà collegato per la prima volta in linea con la rete di distribuzione dell’energia elettrica. Infine, nel 1982, entra in funzione lo stabilimento di Montalto di Castro (Viterbo), che non ha mai avuto inizio.

Analisi

La bomba atomica è tornata al centro della nostra paura

Michele Serra



Gli anni della turbolenta crescita, gli anni Sessanta della crescita economica, in cui lo sviluppo del nucleare statale coincide con la nascita dell’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (Enel), che diventa oggetto di conflitto politico, pro o contro il settore nazionale. “La crisi politica aprirà la strada alla massiccia importazione di idrocarburi e costituirà un forte freno allo sviluppo dell’industria nucleare statale e dei relativi programmi di ricerca italiani”, sottolinea Flavio Parozzi in “Gli anni dell’atomo – Storia dell’elettronucleare Affari in Italia” (edizione bibliografica). In particolare, Parozzi ha ricreato il caso di condanna che vede in istituto Felice IppolitoTra i consiglieri dell’Enel è stato nominato il segretario generale del CNEN (Comitato nazionale per l’energia nucleare), avversato dai produttori privati, contrario all’insediamento nazionale del settore, sostenuto da Ippolito.

Nel 1963 una commissione d’inchiesta istituita da quattro Democratici per controllare le attività del CNEN sotto Ippolito, fu arrestata il 3 febbraio 1964 con l’accusa di cattiva condotta e appropriazione indebita di fondi pubblici senza previa approvazione parlamentare. Ippolito sarà condannato a primi 11 anni di reclusione per truffa, una riduzione della pena di 5 anni e 3 mesi in appello, dopodiché sarà graziato il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Con l’introduzione della quarta macchina italiana, a Caorso, nel 1981, si è concluso il ciclo esteso del nucleare.. Nello stesso anno fu approvato dal Parlamento il Piano Energetico Nazionale (Pen), originariamente pensato per la costruzione di 20 attori, poi ridotti a sei.

Per adesso, a partire dal 1977 il movimento antinucleare sta recuperando terreno: Montalto di Castro E’ stata organizzata una festa della vita contro la costruzione di una centrale elettrica a cui parteciperanno gruppi provenienti da tutta Italia. Manicotti con un sole buffo e la scritta “Nucleare? No grazie”. Tra le vignette dell’evento ci sono centinaia di uomini e donne che daranno vita, qualche anno dopo, a Leambiente. Dopo l’incidente di Three Miles Island, in Pennsylvania, dove si verificò il peggior disastro del reattore occidentale il 28 marzo 1979, 40.000 persone scesero per le strade di Roma e pochi anni dopo, dopo l’esplosione del reattore 4. Centrale di Chernobyl (allora nell’Unione Sovietica (l’odierna Ucraina), il 26 aprile 1986, la più grande catastrofe nella storia dell’energia nucleare, Leambiente promuove lo sciopero di “Non proliferazione nucleare” a Roma il 10 maggio, al quale partecipano oltre 200.000 persone.

I rischi connessi all’installazione di centrali nucleari stanno minando l’opinione pubblica. Dopo Chernobyl, nel referendum dell’8 novembre 1987 la maggioranza degli italiani vota Sì, abrogando una serie di leggi e guidando le prossime elezioni italiane nel campo del potere.. Inoltre, con l’80 per cento dei voti (65 per cento degli aventi diritto al voto) la sanzione per l’idea di smaltimento nucleare è una forma di alimentazione.

Ventidue anni dopo, nel 2009, il governo italiano prevede di riprendere le attività di produzione elettronucleare – due accordi internazionali firmati per la costruzione completa di otto reattori – ma due anni dopo (11 marzo 2011), dopo il nucleare. Il disastro di Fukushima in Giappone, un nuovo test chiude anche il nucleare in Italia. Nelle ultime settimane c’è stato un acceso dibattito sulla dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili e l’opportunità di trovare altre fonti.