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Maria Romana De Gasperi / Così è nata la DC

Oggi sono rattristato per la morte di Maria Romana De Gasperi: è passata una settimana da quando questa bella signora dai modi gentili, come dicevamo, è scomparsa. Lui e Donna Francesca, sua madre, hanno partecipato al mio matrimonio e hanno battezzato mio figlio. La nostra famiglia era composta da due famiglie amichevoli e, a volte, molto vicine. Se fosse ancora vivo, mio ​​padre avrebbe più di 100 anni, un po’ più vecchio di lui. Era trentino, proprio come lui – ed era nato a Innsbruck, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale.

In quegli anni alcune famiglie italiane (mio nonno era un funzionario dell’Impero Austro-Ungarico e mia nonna Battisti) furono deportate dal Tirolo. Mio padre faceva parte di un gruppo di giovani che, dopo aver vissuto due guerre, in cui almeno uno in divisa (come un tenente medico, sarebbe diventato neuropsichiatra) – si sono riuniti ad Alcide De Gasperi, pieni di interesse e di grandi idee. La sua pittura era potente e attraente per i trentini e non solo.

Nasce così il primo nucleo di DC, molto diverso da quello che è stato per tanti anni di consumo energetico. Quando i primi coloni giunsero a Roma furono visti con un senso di curiosità, misto a diffidenza, come se fossero uno strano italiano, originario di un luogo meno prominente del nord. Poi alcuni di loro andarono nei palazzi politici e ottennero posizioni di rilievo, onore e umiliazione. Se penso a questo momento presente, mi sento disilluso. Se penso alla Fondazione Alcide De Gasperi di Roma, dove Maria Romana ha lavorato per tanti anni, non stancandosi mai di essere come lei, le diverse generazioni che la guardano ora sembrano fatte di ferro e di fuoco.

De Gasperis non era affatto come i politici di oggi: erano persone intellettuali e schiette, e lo spirito duro che accompagnava chi ha vissuto momenti davvero difficili. Non hanno detto sciocchezze, non hanno raccontato le loro storie personali a nessuno, non si sono preoccupati della politica moderna: i permessi, i media, i social network. Erano persone sincere che, come tutti coloro che guardavano le montagne circostanti, ascoltavano la calma delle valli, parlavano per dire cosa significasse. Ci siamo incontrati, abbiamo parlato di interesse e abbiamo finito per tenerci per mano. Turpiloquio, kitsch e sporcizia, tutto stava arrivando, come permessi, media, social network.

Certamente è stato qualche volta, un altro secolo. Non conoscevo Alcide, dopo che sono nato un altro anno, ma ricordo che da bambino ci incontravamo a Trento, nel cuore dell’estate – mentre gli altri bambini, i miei amici, erano al mare – per onorare la sua memoria, per partecipare. alla cerimonia, semplice e sentita, in occasione dell’anniversario della sua morte, avvenuta il 19 agosto 1954.

Mia madre invece era palermitana e proveniva da una famiglia di ‘pirati’ e marinai. Così a casa nostra – all’inizio degli anni ’50 quando si sposarono – l’Italia era davvero unita, a partire da un mix di culture e atteggiamenti diversi, dall’uso del burro e dell’olio. Tra i gloriosi antenati della sua famiglia vi sono il noto archeologo e architetto Francesco Saverio Cavallari: nato nel 1810 e formatosi a Gottinga. Ritornato nell’isola, lavorò nella Valle dei Templi di Agrigento e condusse scavi a Selinunte, Megara Iblea e soprattutto Siracusa. Si recò quindi a Città del Messico per insegnare ed è stato tra i fondatori del Museo Nazionale di Antropologia nella capitale messicana, una magnifica scultura in pietra preistorica precolombiana esposta nei giardini tra le palme.

Ci sono andata da ragazza; in casa da allora conserviamo gelosamente le sue carte del diario, mia madre me le leggeva mentre passeggiavamo per le stanze e ci chiedevamo come potesse un siciliano della seconda metà dell’800 affrontare il mare fino al Messico. per produrre un’antichità millenaria come teste di grandi dei sconosciuti che ci circondavano silenziosamente. In Messico era conosciuto con il nome di Javier Cavallari, che mi è sempre sembrato avere un articolo insolito e allettante, degno del precursore di Indiana Jones, tra i suoi fan, fan fiduciosi e ammiratori.

a Roma, 8 aprile 2022