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Mariupol, giornalista italiano entra nell’ospedale pediatrico “noto” n.3 – crisi in Ucraina

Di Vittorio Nicola Rangeloni*, Mariupol

Mariupol, il “famoso” ospedale dell’ospedale pediatrico n. 3 sarà picchiato a marzo dall’aviazione russa.





Per molto tempo questo ospedale è stato situato nel centro della città. La riorganizzazione della regione di viale Mira ha permesso all’esercito ucraino – ormai circondato da nessuna via d’uscita – di rallentare la marcia delle truppe e dei russi. Tutti gli edifici, molti dei quali coperti, testimoniano la violenza del conflitto.

Vicino dopo vicino sono riuscito ad arrivare all’ospedale pediatrico nel centro della città, finito al telegiornale il 10 marzo – la notte del vertice turco tra i ministri degli Esteri ucraino e russo – quando, secondo fonti ucraine, un aereo russo stava per colpire l’ospedale. Tutti i girornali hanno riportato le parole del presidente ucraino Zelensky, che è intervenuto su crimini di guerra e corruzione, spiegando che sotto le macerie ci sono persone e bambini.

Un mese dopo l’esplosione nei pressi dell’ospedale, l’attentato al cortile di casa resta parte della vita quotidiana di Mariupol. Il complesso, che è stato per diversi giorni sotto il dominio russo, è ora stato dato alle fiamme dalle truppe ucraine ed è stato reintrodotto.

Di fronte all’ospedale pediatrico ho incontrato Brazhnik Igor, il direttore del centro. Accanto a lui ci sono 4 dipendenti, tutti rimasti. Il 99 per cento dei colleghi ha lasciato la città. Fortunatamente in tutte queste settimane non si registrano perdite tra il personale.

Nei pressi del parcheggio dell’ospedale non sono comparse file di sacchi di sabbia bianchi: “era l’ultima linea di difesa per i soldati ucraini, ma non hanno fatto in tempo a finirla”, spiega Igor.

Durante una breve visita all’ospedale pediatrico, ormai inattivo per mancanza di corrente e mancanza di finestre, distrutte dalle onde d’urto, due cicli di fango sono caduti su un lato dell’edificio dove abitavamo, quasi da nessuna parte. settanta metri: “tranquilli, sono lontani”, ha assicurato il medico, continuando a ispezionare i reparti. “Stiamo già lavorando al danno. Per fortuna parte dell’attrezzatura non è stata danneggiata. L’importante ora è riparare il tetto e le finestre, così piano piano si può ricominciare. Tra due mesi dobbiamo farlo. “

Siamo arrivati ​​all’edificio della clinica e alla sala parto. Al centro del giardino di fronte agli edifici c’era un profondo buco segnato dai notiziari mondiali, alcune auto danneggiate e grandi cilindri verdi. “Sospetto che la maggior parte dei danni non sia stata causata dall’esplosione che ha causato il cratere, ma dalle bombole di ossigeno laggiù”.

Infatti le pareti della clinica (vuote prima dell’arrivo del conflitto urbano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso) in prossimità del cratere mostravano pochissimi sintomi. Danni significativi sono stati osservati a una distanza di poche decine di metri, idealmente da corrispondenza e cilindri. La nostra guida ha affermato che nessun ferito era vicino al centro della struttura quel giorno dopo l’esplosione. Ha detto che era uscito in giardino non appena si è verificata l’esplosione. Diverse persone invece sono rimaste ferite dai vetri rotti, che hanno provocato il taglio, come è avvenuto con Marianna, una ragazza incinta in un palazzo all’ingresso, diventata inconsapevolmente famosa per le foto subito dopo lo scatto, scattate da un fotografo ucraino. al seguito dell’esercito ucraino (Giorgio Bianchi ha incontrato la ragazza e l’ha intervistata, smentendo le principali bugie raccontate in Italia https://www.youtube.com/watch?v=pj5ElB3Fnp0).

Il restante personale medico ha confermato che, all’epoca in cui l’alloggio era sotto il dominio ucraino, i locali dell’ospedale erano regolarmente utilizzati come basi militari. Proprio, secondo i medici, nei vari edifici ospedalieri c’erano uomini delle guerre di “difesa del territorio”, composti da guardie e volontari. Nessuno è stato in grado di sostenere la tesi dell’attacco aereo, anche se c’erano molte zone vicine e i medici hanno imparato a distinguerle. Tutte le persone presenti quel giorno hanno riferito di una violenta e improvvisa esplosione.

*Pubblica su Facebook 11 aprile 2022