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NOTA CHI VIENE A MONS FANELLI DIOCESI MELFI-RAPOLLA-VENOSA – Basilicata News

Ha una voce bassa, e un freddo accento pugliese (di Lucera, in provincia di Foggia).

In modo gentile monsignor Ciro Fanelli, cinquantasettenne, è vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa dall’agosto 2017. Dalle finestre della sua stanza in Largo Duomo 12, sempre grazie alla Pandemia (e non solo) volte, è il suo aspetto nella giusta prospettiva. , ma molto preoccupato.

Domanda: Come hai giustificato la sua esistenza? Quando hai capito che nella tua vita saresti diventato un pastore?

RISPOSTA: Il desiderio, naturalmente, del sacerdozio mi accompagna fin dall’infanzia. Tuttavia, quando ero giovane, quel desiderio è diventato discutibile, così ho deciso di non andare subito in seminario (Napoli, con i Gesuiti), ma solo al liceo. La mia, se volete, allora è stata una decisione matura, dolorosa, ma comunque decisa, forte, chiara.

Domanda: Che fine ha fatto la tua famiglia? E qualcuno ti ha davvero ispirato?

RISPOSTA: Per quanto riguarda il cammino del sacerdozio no, ma sicuramente per me c’era un interesse espresso da altri potenti sacerdoti, sì. Entrambi erano contadini: a Lucera, dove io sono nato, possedevano dei terreni, dove vivevano una vita semplice, come il mondo contadino nel nostro campo. Da loro ho imparato il mondo dei valori, dell’onestà, dell’ospitalità e dell’operosità. Perché il pane di casa non veniva con la ventisettesima mensilità, ma con le stagioni e la mietitura, e così col tempo, con la Volontà di Dio il Buono e soprattutto con la fatica.

d: Anche il contesto è contestuale, con l’aumento della povertà (compresa quella sociale) e il declino della popolazione, dovuto alla mancanza di opportunità. Che immagine ha della povertà nei territori della sua diocesi, e dei lucani in genere?

R: Direi che la prima “povertà” della corrente è il calo demografico. In alcune siamo nello stesso equilibrio di altre regioni meridionali. che, e di per sé, a pensarci bene, non è un male, visto che i nostri giovani prendono la ricchezza di un luogo di origine altrove (come un biglietto da visita) e poi, comunque, fanno scienza e cultura. palestre. Il punto è che devono essere abilitati a TORNARE in Basilicata, con il valore aggiunto acquisito, e dare così alla loro terra lo “shock” necessario.

D: E perché no?

a: Sì, dipende dall’individuo, ma anche dal campo, nella struttura sociale che non crea le condizioni perché certi profili professionali mettano radici. Il ruolo della politica dovrebbe essere fondamentale per creare queste condizioni.

d: Impossibile, qui a Melfi, non parlare delle grandi speranze, e forse anche della delusione, rappresentate da “Fiat” (oggi Stellantis). Respiri anche tu i sintomi di ansia che circolano, oggi più che mai, negli operai?

A: Respiro per loro, sì. Sono arrivato qui nel 2017, proprio l’epocale “crisi” Fiat (la morte del Marchionne e il nuovo palazzo dell’amministrazione); Poi c’era l’epidemia e l’azienda prescelta, che non sempre potevano avere un effetto positivo sulla nostra fabbrica. Più volte ho partecipato ad incontri pubblici, sottolineando costantemente che le problematiche di Stellantis non si limitano alla “piccola” pianta lucana, o Vulture-Melfese, quanto piuttosto alla germinazione del sistema italiano. La soluzione può quindi essere solo governativa e internazionale.

Domanda: “Come si ottiene l’idea dal trasloco e/o dal ridimensionamento?”

a: Ampliando il più possibile le capacità lavorative del nostro personale, inserendolo in nuove costruzioni con grande formazione. E dopo è migliorato sul “nuovo”: quello di Melfi per quel che ne so è il più attrezzato. Ha senso, però, che il futuro e lo sviluppo dell’intera regione non possano essere pianificati ad hoc per Stellantis, perché la sedia ha almeno quattro piedi. È un’illusione pensare che la Fiat da sola possa risolvere tutti i problemi sociali ed economici. Il lavoro si basa sull’espansione della cultura, dell’ambiente e di molte altre opportunità che i politici hanno bisogno di frenare e coltivare.

Domanda: “Cosa chiedono sempre i fedeli?” vedo lavoro…

RISPOSTA: Soprattutto nell’ambiente folle di oggi, persone che sette anni fa probabilmente aiutavano gli altri, oggi chiederebbero aiuto con una bolletta, in condominio, sulle cose basilari. Bar e generi alimentari si stanno ora spostando in case che prima non conoscevano. E credo di aver detto tutto.

d: Penso che tu abbia parlato con il nuovo sindaco, Maglione…

a: Sì, ci siamo incontrati due volte, e simbolicamente durante la santa comunione dei patroni di Melfi lo scorso febbraio. Ma ho partecipato a consigli comunali aperti (su suo invito). Con lui ci siamo concentrati su alcune aree, a cominciare da quel lavoro. Anche per quanto riguarda il PNRR, speriamo di poter arrivare entrambi DOVE dovrebbe andare. Poi ci sono, come dicevo, le attività culturali: cattedrale, castello, museo civico, museo ecclesiastico, chiese in pietra… C’è tutto un mondo…

d:… Quale è stato finora valutato? lentamente, molto…

R: Migliorato, anche (il museo dell’episcopio di Melfi è strepitoso, come il castello, con le chiese in pietra ben conservate). L’obiettivo è non perdere un treno che può avere conseguenze “larghe”. Il sindaco, invece, ha parlato di ambiente e conservazione, e in lui ho trovato una persona interessata, oltre ai colleghi.

d: Abbiamo parlato anche del Covid, c’è stato un momento difficile per lui, un certo marcatore…

RISPOSTA: Ci sono tante storie, ma ce n’è una speciale… quella famiglia, a noi vicina, che è stata distrutta dal virus, con la morte del padre, della madre e del cugino. E c’è ogni questione di viaggio, che ha creato per noi un profondo “vulnus”. Tutti siamo stati colpiti, ma sia i giovani che gli anziani soffrono in particolare, incapaci di relazionarsi gli uni con gli altri.

D: Secondo lei, il nostro sistema sanitario locale sta resistendo, funziona correttamente?

R: Stanno lottando, come tutti gli italiani. Non erano dotati del problema di tali influenze.

D: Nel frattempo, la guerra è intervenuta per “porre fine” alla maggior parte dei discorsi sull’epidemia.

R: C’era un momento di catastrofe globale a cui stava guardando papa Francesco, riferendosi ai valori fraterni e tante volte aveva acceso una lampada da investimento nel mondo delle armi; e molte volte altri scienziati hanno chiarito come alcune risorse economiche o energetiche possano essere fonte di conflitto su scala globale. E questa è una guerra fraterna (come se il nostro Sud combattesse il Nord) che, come dicono alcuni, è a un centinaio di passi da noi.

D: Ritornando a tante questioni locali, le pongo la nostra domanda “tortabile”: se potessi prendere per il braccio il presidente della Regione Basilicata, cosa gli diresti?

a: Le stesse cose che ho detto al sindaco di Melfi: dare priorità a tutte le risorse, sradicare quelle sacche di povertà, investire molto nella ricerca del lavoro, nella distribuzione e nella diversità, che possano restituire dignità alle famiglie e agli individui. ; migliorare il tessuto culturale della Basilicata, ricco e denso e secondo a nessuno. E poi c’è la questione dell’ambiente.

d: In questi giorni, parlando di Basilicata e Cultura, si è parlato spesso del “Vangelo” di Pasolini, sovrano e autore il cui nome si celebra da cento anni. Siamo vicini anche alla Pasqua e, come sapete, il film è stato girato principalmente in Basilicata, Matera e Barile. Il film è stato gestito e applaudito dalla Chiesa cattolica. Qual è la tua opinione al riguardo oggi?

R: Era un’attività culturale di alto livello. Pasolini all’epoca era una figura controversa, ma era anche un poeta, uno scrittore che poteva usare varie “chiavi” culturali per comunicare il messaggio che voleva – ieri, ma poteva oggi – liberare. modalità utilizzate dall’azienda. Tra l’altro, da quanto ho letto di recente, non sembrerebbe che Pasolini fosse completamente ateo: sì, si definiva tale, ma certamente aveva uno spirito religioso. Ci ha mostrato una foto di Gesù con un’idea approssimativa…

d: … “trasformazione” …

R: Sì.

d: Film rappresentativo?

R: Non ne vedo molti, vorrei citare due libri – ad altissimo contenuto – dell’autrice lettone Zenta Maurina Raudive: “Perché il rischio è buono” e “Il lungo viaggio”.

D: Hai anche una canzone?

A: Sì, penso a Jovanotti, “To You”.

Domanda: Supponiamo che tra cento anni ricevano una targa a tuo nome qui in Diocesi, cosa vorresti che ci avessero scritto sopra?

r: “Un uomo che ha creduto nel Vangelo”.

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