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Nutri-score, filiera contro algoritmo di patate fritte

Nell’autunno del 2022, la Commissione europea dovrebbe emettere una proposta legislativa volta a introdurre un formato di etichetta corrispondente in un mercato.

Il sistema più controverso, attualmente in discussione, è il Nutri-score, svelato da un nutrizionista francese nel 2014, dove molti movimenti stanno crescendo sempre di più in tutti gli Stati membri, compresa la Francia.

Tra queste parole, una delle più efficaci è quella della No-Nutriscore Alliance, organizzazione autonoma nata da privati ​​cittadini di tutta Europa, che lotta con vigore a livello Ue contro l’introduzione dell’apartheid e dell’algoritmo sbagliato.

Contrariamente a molte richieste dei media o dei round internazionali, questa guerra non pone l’Italia contro la Francia o altri paesi dell’UE, ma le sue filiere produttive rispettano le materie prime e l’origine dei loro ingredienti, al contrario della comunità internazionale. grandi collegamenti mediatici, che lavorano principalmente per promuovere i loro prodotti.

Infatti, nel frattempo, spetta a ciascuno di loro e alla particolare industria alimentare – e non agli Stati membri – che l’uso di questo malsano algoritmo venga promosso, chiave a livello internazionale e solo volontariamente, per determinati scopi. Paesi.

“A Bruxelles, dove vivo, il Nutri-score è ora diventato uno strumento di marketing onnicomprensivo e ampiamente utilizzato, utilizzando promozioni e sconti sugli alimenti etichettati A o B, dove la maggior parte delle volte il monomarca è di proprietà degli stessi supermercati”, ha affermato disse. Luciano Stellafondatore della No-Nutriscore Alliance.

Capita, infatti, sempre di più, che dagli scaffali escano prodotti e ricette rinfrescati dal settore commerciale o più dal mercato stesso, che servono ad eliminare gli ingredienti carichi di Nutriscore – come sali o zuccheri, parlando di conservanti (per l’evidente vantaggio delle aziende che producono questi ingredienti, che si trovano principalmente nel nord Europa).

In questo modo, in base al piccolissimo algoritmo su cui è costruito il Nutri-score, le ricette e gli integratori rivisti vengono premiati con il suddetto processo di scrittura, mentre i prodotti naturali, al contrario, tra cui molte fonti protette e controllate, possono invece essere severamente puniti, privi del loro valore nutritivo e della loro qualità garantita.

Lo scopo di un punteggio Nutri, in teoria, dovrebbe essere quello di fungere da guida logica per il consumatore, consentendo così di viaggiare facilmente quando si scelgono e si acquistano determinati alimenti.

Basato su una scala alfa-cromatica, che tiene conto di 100 go 100 ml di cibo, analizza solo parametri come energia, sali, zuccheri e grassi saturi, solo i migliori alimenti da consigliare.

In realtà, tuttavia, non è affatto così.

Nesquik, bevanda sintetica per bambini, ha una A verde e, in alcune versioni, una B verde chiaro.

Ci sono bibite gassate ricche di dolci A-green.

E le patatine surgelate, secondo voi?

Uno, luminoso, verde A.

Esattamente, per scherzo, il fatto che le calorie nei surgelati sono molto più basse rispetto a quelle reali, una volta oliati.

Guarda tu stesso.

Roquefort e Parmigiano-Reggiano, per citare solo alcuni dei migliori prodotti DOP, rientrano invece nella categoria pericolosa contrassegnata con E.

Stessa cosa con il famoso Jamon iberico e il dolce francese Comté.

L’olio extravergine di oliva viene messo in bilico tra la C gialla e la D arancione (come il ketchup, per così dire).

E possiamo andare avanti.

Al momento la distorsione non si limita: 500 grammi di pasta diventano crudi A, e quindi un buon test è la quantità di prodotto che può far paura a qualsiasi buona alimentazione, prova evidente che la voglia di resistere a qualcosa è assurdo. e l’etichetta discriminatoria non interessa solo al settore italiano – i suoi marchi del settore trarranno sicuramente vantaggio da questa sentenza – ma a tutti i membri europei.

E insomma: meglio usare mezzo chilo di pasta che un etto di prosciutto di Parma o una mozzarella – anche light – campana, con buona pace dei dietisti di tutto il mondo.

Contraddizioni e carenze Nutri-score provocano grande confusione tra molti eurodeputati italiani presenti a Bruxelles: “Gli effetti fuorvianti di Nutri-score sono purtroppo noti a chi ama lavorare a Bruxelles, dove già esiste il sistema a semaforo. In Belgio, infatti , i grandi produttori – giocando su un algoritmo che si concentra esclusivamente su determinati nutrienti – riescono a trovare il via libera nei prodotti trasformati che non hanno nulla a che fare con un’alimentazione sana.La Lega si augura che la Commissione Europea non intraprenda questo progetto senza discriminare i tradizionali prodotti e le nostre conoscenze. Mi auguro che il governo italiano non accetti soluzioni di compromesso tutt’altro che accettabili per la sicurezza dei migliori prodotti. A questo proposito, il lavoro dell’Alleanza No-Nutriscore è necessario, non solo in Italia, ma in il benessere dei popoli d’Europa”, intende il Capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, Marco Campomenosi.

I sistemi di etichettatura nutrizionale dovrebbero aiutare i consumatori a fare scelte informate e accurate, combattendo le malattie legate agli alimenti – aggiunge. Paolo De Castro, del Pd e dell’ex ministro dell’Agricoltura – ma non è questo l’obiettivo del Nutri-score che, al contrario, mette alla prova la scelta dei nostri cittadini, privi di una conoscenza completa e di una specifica informazione sull’alimentazione. Come se non bastasse, questo processo di etichettatura potrebbe rivelarsi un potente strumento nelle mani di poche aziende, che saranno in grado di rompere le nostre abitudini alimentari e, così facendo, controllare i flussi delle grandi imprese. L’Europa non può essere vittima delle ambizioni di pochi: ecco perché è giunto il momento di mettere in mostra il gioco di squadra a 360 gradi, grazie al coordinamento della No-Nutriscore Alliance, coinvolgendo produttori e attori istituzionali per articolare scienza e scienza. una tecnica in cui il Nutri-score è un processo viziato, capace di mettere in pericolo la qualità dell’agroalimentare Made in Italy”.

«Questo processo risponde a specifiche esigenze economiche e non a prove scientifiche. Abbiamo bisogno di un’elevata unità nazionale per garantire il nostro grande lavoro “, ha concluso Carlo FidanzaMEP dei fratelli italiani.

Nutri-score, quindi, inganna il consumatore europeo promuovendo con vigore l’uso di altri alimenti comuni piuttosto che quelli tradizionali o di alta qualità – che non possono mai essere utilizzati in dosi diverse – promuovendo in modo controproducente e artificiale, ad arte, marchi e catene internazionali, come la salute.

Convincere il consumatore, ingannarlo e ingannarlo, invece di educarlo e informarlo adeguatamente, come richiederà la Commissione Europea e, soprattutto, il buon senso.

In fondo si tratta della tutela non solo del Made in Italy, ma delle risorse naturali europee nel suo insieme e di tutto ciò che può plasmare una vita equilibrata e giusta.

In conclusione, i confronti con il Nutri-score sono tra Scienza, realtà e interessi, per quanto riguarda il futuro del settore agroalimentare e la salute dei consumatori in tutto il continente.