Vai al contenuto

Paese diviso / Avere un voto francese legato all’Ucraina

Emmanuel Macron, contrario a Marine Le Pen, è stato selezionato per un voto ufficiale quinquennale: 28% per il presidente uscente, 23,2% per il suo (ormai storico) sfidante. Sorprendente? No, perché le recenti votazioni hanno registrato il ritorno del leader dello stato di Rassemblement.
Un risultato rassicurante per l’attuale datore di lavoro dell’Eliseo? Ovviamente dipende da come verranno distribuiti al secondo turno i voti ricevuti dagli altri candidati. Chi voterà per gli elettori di Zemmour (il diritto assoluto) e Valérie Pécresse (il diritto della repubblica), che insieme costituiscono il 10% dei voti? E come si comporteranno i sostenitori di Jean-Luc Mélenchon, sulla base di tutta la sua campagna elettorale sull’antimacronismo pregiudizievole, per ottenere un netto 21,7%?

I segnali di voto per tutti i dirigenti rimasti fuori gara (tranne Zemmour) non lasciano dubbi: repubblicani e anti-destra prima che la salvezza si avvicini come nel 2017. Considerato il momento difficile, in Francia, per l’ Europa, questo non è il momento di divertirsi o saltare nel buio. Lo stesso Mélenchon, che in campagna elettorale aveva affermato che non avrebbe mai votato per Macron, ieri sera ha affermato che Le Pen non dovrebbe avere un solo voto. Vedremo tra quindici giorni (…)
quanti leader di partito di spicco sono stati spazzati via dai loro voti e gli elettori invece faranno le loro cose, forse anche gonfiarsi di disapprovazione. La partita, ovviamente chiusa, in realtà resta aperta e incerta. D’altra parte, si vota in un clima particolare, segnato dall’umore del momento. Ci vuole un po’ troppo, con la guerra in corso, per far fluttuare il voto in una direzione o nell’altra.
Pertanto, “femme d’état” (secondo uno slogan azzeccato) contrapposta all’attuale “l’homme d’état” attualmente in vigore. Ma in una corsa podistica di 15 giorni, il conflitto non sarà tra il tradizionale e la sinistra.
Questa dicotomia storica, è in fermento da anni a causa delle nuove divisioni create dalle alleanze globali (tra cui/esterno, vincitori/perdenti, istituzione/periferia), infatti i rischi di una guerra in corso e le nuove divisioni che creano. in diversi ambiti della democrazia. La Francia, che ieri è andata alle urne, è solo il primo esempio. Ma concentrati su cosa può succedere in Italia guardando al voto del prossimo anno.

Al momento delle elezioni presidenziali del 2017, Macron aveva conquistato le rovine dei gruppi tradizionali (socialisti e gollisti) e le loro spirali discendenti. Da tempo immemorabile aveva scelto di tradurre, traducendo però in versione tecnocratica, da non mediatore e alleato locale. Da quest’ultimo ha introdotto una cultura dell’ordine sociale, una visione nazionale per la politica estera e un concetto pragmatico e un senso di governo. Il tutto in chiave di una forte personalità: antiideologica e antipartitica.
Nato a livello socialista di sinistra, Macron negli anni si è spostato verso l’indipendenza, l’elitario e il centrodestra d’Europa. L’opposto di ciò che ha fatto Marine Le Pen: da antieuropeo, superpotere e xenofobo sul diritto alla disuguaglianza sociale ed economica di maggior successo, alle preoccupazioni esistenti dei più vulnerabili, a parlare una lingua che sembra essere la più famosa l’antica sinistra. Lo studio, nel tempo, segue la cartografia del partito in crescita in cui aumentano il tasso di disoccupazione, il tasso di povertà, la rabbia e la frustrazione.

In breve, le mappe politiche della Francia erano già confuse sui piani del passato. La guerra ha reso il quadro ancora più difficile. Nelle ultime settimane Macron ha abbandonato la campagna elettorale per concentrarsi sulla guerra tra Russia e Ucraina, alla ricerca del successo di una missione diplomatica. Con i partner europei ha condiviso una linea di intervento di pieno sostegno (politico e militare) in Ucraina. Quel voto di ieri sembra indicare (compreso un aumento di quattro punti dell’umiliazione) l’esistenza di sentimenti di paura sotterranei, dopo gli anni difficili dell’epidemia, oltre a tutti i possibili effetti negativi sul reddito e sulla qualità della vita delle famiglie. vita. Un sentimento trasversale, ad eccezione di un colore politico particolare, che può essere scambiato per una riduzione di una qualche forma di simpatia politica in Russia. “Morire a Kiev (anche se solo di freddo)?”: È una domanda critica, che si accompagna all’egoismo e alla paura, che penetra in profondità nella società europea.
Le Pen ha catturato gli stessi stati d’animo. Un’efficace coalizione del processo decisionale nella nazione neofemminista, neofemminista, neutralista o non interventista – patriottismo, identitarismo franco-francese senza il crollo della razza, attenzione alle classi popolari ormai dimenticate a sinistra, paura del futuro ha funzionato nel suo caso. condiviso dalle nuove generazioni, l’odio sociale contro le élite e l’antimacronismo ideologicamente trasversale. La vicenda dei ‘giubbotti gialli’, ora sottratti alla cronaca e reintrodotti nell’ordine pubblico, ha davvero lasciato profonde cicatrici emotive sul tessuto francese. Altrimenti non si spiega il 45% acquisito da due attori della storia del populismo francese: proprio Le Pen e il trotskista Mélenchon.

Lo hanno detto alcuni candidati. Zemmour deve essere rimasto scioccato dal voto. Dopo un inizio lento, ha raggiunto il 18% dei voti. Dichiarò la “restaurazione” politica in nome di valori basati sulla storia francese. I suoi pensieri neri non funzionavano. Ma a seppellirlo fu certamente ottuso il suo filo-putinismo: se ne vantava con rabbia, poiché quando negava ogni aiuto al popolo ucraino in fuga dalla guerra, riusciva a farci dimenticare che Le Pen era un autocrate del Cremlino. Pertanto, il compito di Zemmour in queste elezioni era assicurarsi che i lebbrosi fossero legali agli occhi degli elettori. A proposito di quest’ultimo, la (gloriosa) storia del gollismo francese sembra sicuramente finita con il 5% del dolore preparato da Valérie Pécresse: borghese, conservatrice, cattolica, laboriosa, ma incolore e incerta, senza un primo pensiero e nemici a molto. nella sua squadra (a cominciare da Sarkozy). L’ultima volta François Fillon, nonostante fosse stato attaccato dagli scandali, aveva perso il rispetto, superando il 20%. Ieri è una debacle indescrivibile di conflitto interno nel mondo repubblicano. Gli elettori sono spariti, probabilmente per sempre. L’ala conservatore-liberale ha eletto Macron. Un esperto sociale e culturale ha scelto Le Pen. Ma lo stesso si può dire, della fine peggiore, in tutti i diversi discorsi della sinistra francese, dai socialisti (scomparendo di sicuro) ai verdi, ai comunisti della storia. L’unione di sinistra era un’antica dottrina. Oggi viviamo in estrema povertà. Il gioco dell’Eliseo, votazione compresa, si gioca tutto tra le varie sfumature della destra. Solo a sinistra c’è il voto di Mélenchon, che però non ha alle spalle una forza sociale ben organizzata: è un leader della storia umana, con una retorica pura e umoristica, capace anche di arginare i mali sociali e la disperazione francese. sentirsi potentemente ignorato. Era il suo secondo tentativo, aveva settantuno anni, il suo desiderio di “jacquerie” romantica probabilmente finì qui per sempre.

© LA PRODUZIONE È STATA SALVATA