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“Palermo ha esaurito la sua capacità di guida, a seconda della sua capacità di guida.”

Franco Miceli non parla per più di 40 minuti dalla posizione predeterminata a Villa Filippina all’inizio della sua elezione. Il primo evento pubblico, aperto alla città dell’aspirante sindaco giallorosso, è stato preceduto da un appello del personale del call center ex Almaviva, che ha chiesto “aiuto”.

La petizione quasi sollecitava il mendicante a raccogliere presentando il suo discorso ai giovani: “A loro – dice – dobbiamo provvedere al futuro”. Il Palermo, però, deve restituire la benzina al suo motore, entro la fine dell’era Orlando, “è finita la spinta propulsiva. e giovani”. Il candidato di sinistra – che chiedeva “indipendenza e indipendenza di partito” come condizione per accettare la sfida – tocca così dall’altro lato il difficile compito di raccogliere con eccellenza ed eccellenza l’eredità del sindaco. allo stesso tempo per marcare la differenza nel passato.

«Collego le forze del centrosinistra con il progresso della città, compresa l’educazione civica – dice – guardando al futuro, senza voltarsi indietro. 5». Un’idea che si può riassumere nello slogan che ha scelto: “Sarò Franco”.

“Dopo la mia elezione – continua mendicante – c’è solo l’amore e la responsabilità del Palermo per prendere l’iniziativa nel fare un cambiamento positivo per questa città. Quello che non vedo giusto”. È l’inizio del vero attacco ai principali oppositori di questo ciclo elettorale: “Sono divisi e questo ci fa bene, perché ci dà la possibilità di vincere. Ma in cosa consiste questa differenza? Stanno affrontando accordi di potere. Non la città. delle energie di ritorno”.

Parole pronunciate dall’Avvocato davanti a circa 500 udienze, davanti ai rappresentanti dei gruppi di sostegno: Pd, M5S, sinistra e movimento comunitario. Da Rosario Filoramo a Giuseppe Lupo del Pd, da Dino Giarrusso a Steni Di Piazza in pentastellati a Valentina Chinnici di Avanti Insieme. C’è anche il sindaco Leoluca Orlando. L’incontro continua e sarà al centro di un piano partecipativo. Delega di poteri, in primis, «di controllare Palermo vicino ai cittadini, negli insediamenti» ma «in un senso più ampio del luogo, perché il sindaco da eleggere sarà anche sindaco della città metropolitana».

Così Miceli, che si impegna alla presidenza di otto circuiti: “Saranno i miei principali alleati”. E poi la trasformazione della natura, “la chiave per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente. Il futuro va oltre”. Il candidato locale pensa a una “città policentrica e attraente” ma avverte: “Per fare tutto questo, per evitare finanziamenti PNRR bisogna far ripartire il motore dell’auto comunale. Quando ero ricco c’erano 14 Dirigenti, ora solo uno. Serve per tornare a trovare persone nuove. e talentuose. “Prima, però, è necessario recuperare il bilancio:” Il Palermo – spiega ripetendo il cliché orlandiano – non ha debiti, ma un fallimento per impossibilità di riscuotere le tasse. Qui bisogna migliorare”.

Il tema della ristrutturazione tocca la gestione delle emergenze, come quelle legate alla gestione dei rifiuti o ai trasporti: “Non si può pensare solo al trasporto privato”. Durante la rassegna urbanistica sottolinea: “Sono un architetto, non un burocrate, so cosa significa riscrivere il campo per migliorare la qualità della vita delle persone che ci vivono”. L’intervento si conclude con la password – “Costruiamo insieme – e la citazione “Elenco rappresentante”: “Amore. “La folla si disperde, cala il sipario.