Vai al contenuto

Papa in CSM: “Prima della riforma della giustizia bisogna prepararsi”

Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento su Papa Francesco ai membri di Consiglio supremo dei tribunali trovato nell’udienza dell’Aula Paolo VI in Vaticano venerdì mattina

Signore e Signori Importante!

Rivolgo i miei più cordiali saluti a tutti voi, al vostro Presidente, Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, al Vice Presidente David Ermini, al Primo Presidente della Corte di Cassazione Pietro Curzio, Procuratore Generale della Corte. della Cassazione Giovanni Salvi, a membri formati e membri della Suprema Corte.

Chiamato a un ruolo dignitoso e vulnerabile: rappresenta l’organismo che assicura l’indipendenza e l’indipendenza della magistratura ordinaria ed è preposto alla gestione dell’amministrazione. La Costituzione italiana ti dà una specifica vocazione, dono e funzione perché «la giustizia è amministrata in nome degli uomini» (art. 101). Le persone vogliono giustizia e la giustizia richiede verità, onestà, onestà e purezza di intenti. Nel Vangelo di Luca, capitolo 18, leggiamo che una povera vedova veniva spesso dal giudice della sua città e pregava: «Giudimi» (versetto 3).

Anche oggi l’ascolto della voce di coloro che non hanno voce e che soffrono ingiustamente vi aiuterà a trasformare la vostra potenza della Legge in un servizio di dignità umana e prosperità per tutti. Tradizionalmente, la giustizia è stata definita come il desiderio di ripagare in natura ciò che è dovuto. Tuttavia, nel corso della storia, ci sono vari modi in cui l’amministrazione della giustizia ha stabilito un “requisito”: equamente, in termini di requisiti, nella sua stessa capacità, nella sua applicazione. Nella tradizione biblica, il compito è di comprendere la dignità dell’uomo come qualcosa di sacro e indistruttibile.

L’arte classica rappresenta la giustizia come una donna bendata che tiene equamente la bilancia e gli utensili, cercando così di dimostrare l’equilibrio, la proporzionalità, l’imparzialità richiesta nell’esercizio della giustizia. Secondo la Bibbia, c’è anche bisogno di dare misericordia. Ma nessuna riforma politica della giustizia può cambiare la vita di chi la governa, se prima non sceglie in coscienza “chi”, “come” e “perché” fare giustizia. È una questione di coscienza. Così insegnava santa Caterina da Siena quando diceva che per rinnovarsi bisogna prima prepararsi.

La domanda su chi regolerà la giustizia illumina sempre il rapporto con quel “tu”, quel “volto”, al quale la risposta è opportuna: il peccatore da ristorare, la vittima e il suo dolore da cui andare, chi si oppone. oltre ai diritti e agli obblighi, deve essere svolta l’opera della giustizia e, in generale, ogni cittadino deve essere educato e guidato.

A causa di ciò, Solo una cultura della giustizia riparativa e della realtà per porre fine alla vendetta e all’oblio, perché mira a ristabilire i legami rotti. e permette di restaurare la terra contaminata dal sangue del fratello (cfr n. 252). Questo è il modo in cui, dopo l’insegnamento sociale della Chiesa, voglio mostrarlo nell’Enciclica. Tutti i fratellicome stato di fratellanza e di relazioni sociali.

La condotta violenta e ingiusta di Caino, infatti, non colpì il nemico o lo straniero residente: fu contro quelli dello stesso sangue. Caino non poteva sopportare l’amore di Dio Padre per Abele, suo fratello che visse la stessa vita. Come non pensare al nostro tempo nella storia dell’unione del mondo comune, in cui la società si trova più connessa e più frammentata nella sua diversità? Questa relazione sembra essere la contraddizione tra comunicazione e divisione: entrambe insieme. Come mai? È la nostra realtà: è integrata e frammentata. Al centro del suo messaggio c’è il presupposto della visione biblica, l’immagine dell’identità della fraternità di tutta l’umanità, percepita come la “famiglia umana”: una famiglia in cui l’orgoglio della fraternità è un compito da assumere. insieme e all’infinito, sappiamo che la giustizia si basa sulla giustizia.

“Il beato Rosario Livatino ci ha mostrato chiaramente la visione della Magistratura a cui tendere”.

Man mano che crescono i conflitti e le differenze, per agire sono necessari il nutrimento spirituale e le radici antropologiche della rettitudine. Quindi, con gli altri, fai i due in anticipo. Pertanto, la questione storica del “come” è governata la giustizia va sempre al di là della riforma.

Il Vangelo di Giovanni, nel cap. 15, ci insegna a potare rami secchi senza spezzare l’albero della giustizia, a contrastare la lotta per il potere, il consumismo, le varie forme di corruzione, l’indifferenza e le posizioni ingiuste di reddito.. Conosci il problema, queste situazioni sono molto gravi e spesso devi lottare duramente per impedire che crescano. Il “perché” del dominio rimanda invece al significato della giustizia, che è l’abito interiore: non la veste del cambiamento o il ruolo della vittoria, ma il significato della propria personalità e del proprio benessere.

Quando Dio chiese al re Salomone: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”, il figlio di Davide rispose: “Dà al tuo servo un cuore umile, affinché renda giustizia al tuo popolo e giudichi tra il tuo popolo e il tuo servo. bene per male. ”- 1 Re 3: 9. Buona preghiera! Nella Bibbia, “il senso della giustizia” è l’obiettivo di coloro che cercano di governare con saggezza, mentre il discernimento è la chiave per distinguere il bene dal male.

La tradizione filosofica ha descritto la giustizia come lo standard ultimo, nel rendersi conto che la saggezza gioca un ruolo, quando i principi generali devono essere applicati in situazioni pratiche, e con coraggio e autocontrollo, che ottengono il loro successo.

L’assurda concezione della giustizia non nasce da un racconto biblico, ma dall’esperienza pratica di un uomo “buono”. La prova di Gesù è simbolica: la gente chiede di giudicare il giusto e di liberare il malfattore. Pilato chiede: “Che cosa ha fatto quest’uomo?”, Ma poi si lava le mani. Quando le autorità superiori si incontrano per legittima difesa, il giusto paga tutto. La credibilità delle prove, l’amore per la giustizia, l’autorità, l’indipendenza delle altre giurisdizioni e l’integrità delle varie posizioni sono tutti ostacoli all’influenza politica, all’inefficienza e alle varie forme di corruzione. Dignificare la Corte significa tornare al campo con la massima integrazione del lavoro a cui si è chiamati.

Sia tu il beato Rosario Livatino, il primo beato magistrato della storia della Chiesa, ad aiutarti e confortarti. Nella dialettica tra rigore e coerenza da un lato, e personalità dall’altro, Livatino aveva articolato la sua visione di servizio all’idea di un tribunale di donne e uomini capace di andare con la storia e la società, dove non solo giudici. ma tutte le agenzie di contratto sociale sono chiamate a svolgere il proprio lavoro in modo equo. “Quando moriremo – secondo Latino – nessuno ci chiederà quanti credenti abbiamo, ma ci si può fidare”. Livatino fu ucciso quando aveva solo 38 anni. che lascia dietro di sé il potere della sua testimonianza credibile, ma anche la chiarezza del punto di vista della Corte sulla lotta.

La giustizia dovrebbe sempre accompagnare la ricerca della pace, che riflette verità e libertà. Il senso della giustizia sia nutrito dalla solidarietà di coloro che sono vittime dell’ingiustizia, e siano alimentati dal desiderio di vedere integro in voi, stimati signori e signore, il regno della giustizia e della pace.

Il Signore benedica voi tutti, il vostro lavoro e le vostre famiglie. Grazie.