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Perché Dina Valente ha ragione?

Siamo a Manfredonia, paese di provincia. Sono nato in questa città e ci ho vissuto fino ai 19 anni circa… quindi, come spesso accade in posti come questo, si va a studiare da qualche parte. Così la mia passione per il cinema mi ha portato a studiare a Bologna e a rimanerci anche dopo tanti anni di successi. Una storia comune a molti, una storia senza valore come esempio e senza motivo da raccontare in questo momento.

Quindi non ho intenzione di approfondire qui, e non aiuterà a spiegare la mia prima domanda.

Chi è Dina Valente e cosa rappresenta in questa città. Era un’insegnante, ma soprattutto era il “teatro femminile” più popolare, conosciuto e apprezzato della città.

Era la persona più ricercata al mondo. Non voglio più che gli appassionati di teatro vadano da loro però il mio prezioso premio di cittadina con grande dedizione hanno sempre messo nella loro voglia di essere teatro.

Aveva ragione Dina Valente quando diceva che in questo paese di provincia c’era un teatro. E dico per fortuna. Non solo, c’era anche un teatro, fisico.

C’erano cinema, tanti. Lo erano davvero.

Oggi in tutte quelle zone esiste un solo inguaribile cinema e teatro comunale.

Quei luoghi sono stati trascinati dall’urgenza di guardare avanti, di guardare al futuro, che si è spenta dicendo che il cinema è morto e il teatro muore ripetutamente da molto tempo.

Ero un figlio di settant’anni, un adolescente di ottant’anni, e li vedevo scomparire uno ad uno, senza nessuno che si legasse ai cancelli o cercasse di avviare un’impresa per vivere la passione, la passione del teatro ancor prima del palcoscenico lavoro.

Il futuro del tempo ha potuto soddisfare le aspirazioni dei cittadini più devoti al fronte artistico, in qualsiasi fase e in qualsiasi forma.

E senza dubbio questo fu il periodo che portò il deserto a più di quindici anni che noi Apocrifi cantammo e cercammo di demolirlo per farlo prosperare.

Non essere offeso dalla parola deserto, non saremo ciechi. So bene che quel teatro è per ignoranti, so che lo riempiono persone straordinarie e versatili, ricche di talenti e di grandi conoscenze sceniche.

Sono offesi dalla natura selvaggia, sono offesi da tutti quei bambini che non hanno controllato, come spesso accade da noi, di sviluppare il desiderio di sviluppare il loro talento, non solo l’arte, qui all’angolo meridionale.

Si offendono, come me, quando la politica non conosce il modo di vivere di quelle persone dirompenti che accettano nelle loro vite la scommessa di sviluppare abilità e arte qui e un amore sconfinato.

Inciamparono nella distruzione di quei luoghi.

Come posso dire com’era questa città senza segni viventi, solo foto digitali a memoria eterna, in un continuo seppellimento di ciò che era e non sarà mai?

Dina Valente ha ragione a ritenere che il teatro fosse qui prima dell’arrivo degli Apocrifi. Lungi da te! Il teatro è dentro l’uomo stesso, ma non c’erano imprese teatrali, non ce n’erano, questo ne sono sicuro. Non c’era un gruppetto di giovani che amava così tanto il teatro che alcuni di loro lo inseguivano ovunque ma anche qui, investendo la propria vita facendo il lavoro che un tempo sognavano.

Rimani più a lungo nel teatro e vivi più a lungo per tutti coloro che mantengono la loro attenzione su di esso.

Cosimo Severo

Direttore e direttore tecnico del Teatro Bottega degli Apocrifi / Teatro Comunale Lucio Dalla