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Pier Paolo Pasolini: folgorazione simbolica

Scendere il livello della strada apre la strada a un altro mondo. Sulla metropolitana Rizzoli di Bologna c’erano negozi che vendevano scarpe, vestiti, valigie, biancheria intima, un cattivo pavimento di plastica e un fantastico vecchio negozio di bambole, Demetrio “Nino” Presini. Il resto degli anni sessanta, è stato lasciato e riutilizzato qualche anno fa dalla Cineteca in una bella mostra sui cimeli bolognesi.

Adesso scendi quei gradini ed entra nel mondo Pasolini. Tra le parole del film e i suoni troverete muri neri, corridoi contorti o orizzontali, spazi aperti, spazi aperti, spazi aperti e due muri aperti sulle antiche strade dell’antica Roma. Labirinto, attacchi emotivi, stimoli, film. Alle pareti, pellicole in bianco e nero o colorate con dettagli di dipinti antichi o novecenteschi a colori.

Alcuni degli scatti delle scenografie di Pasolini si riflettono nei dipinti di Masaccio, Giotto, El Greco, Pontormo e Rosso Fiorentino, Caravaggio, Velasquez e persino Léger, Carlo Carrà, Francis Bacon. Vedere rapidamente la vita e le bottiglie esistenti di Giorgio Morandi, e ragazzino nella canottiera di Il mendicante con due o tre bottiglie di birra davanti a sé. Continua con le punte simboliche che esplodono, come le luci di un particolare scatto, come l’Africa e la produzione, le vesti rare di Edipo re e Medeacome riferimenti a Bosch, a Bruegel, a Giotto della Trilogia della vita. Come aria fredda, matematica, metafisica, corruzione del Novecento in stanze dedicate a Salò.

Pier Paolo Pasolini cento anni dopo la nascita torna a Bologna, dove nacque a Borgonuovo, presso il portico di Santa Maria dei Servi dove Edipo giunse in vecchiaia, cieco e errante; nella città dove visse a Nosadella durante gli anni del liceo e dell’università. Fu all’Università del Bolognese che si sviluppò la sua cultura figurativa, agli studi di Roberto Longhi nel 1941. Lì, su un’isola dedicata alla bellezza in mezzo a tempeste di guerra, ha imparato a guardare i dettagli dei dipinti, a combinarli. disegni ed effetti, lavori artistici accurati, storici, in cui il critico mostra con diapositive interamente prodotte e si concentra sul dettaglio. “La mia memoria personale è di quella lezione […] È, insomma, una memoria di opposizione o di confronto con forme esplicite”, ricorda l’autore Definizioni di definizioni.

La mostra bolognese si intitola Elettricità figurativa, e rimarrà aperta fino al 16 ottobre (dal lunedì al venerdì dalle 14:00 alle 20:00, sabato e festivi dalle 10:00 alle 20:00, giorno di chiusura il martedì). Presenta Marco Antonio Bazzocchi, specialista italiano di Pasolini, che ha pubblicato una versione rivista del monumento. Alfabeto Pasolini (Carocci), di Roberto Chiesi, critico cinematografico e responsabile del Centro Didattico – Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna, di Gian Luca Farinelli, stesso direttore della Cineteca.

La mostra analizza, in un interessante percorso, le influenze simboliche nel cinema di Pasolini, tratte secondo gli autori dagli insegnamenti di Longhi. Nell’introduzione all’ottimo catalogo, edito da Cineteca – secondo un altro volume, Pasolini e Bologna. Anni di formazione e compensouna raccolta di saggi di vari autori e poeti, soprattutto della sua giovinezza – scrive Bazzocchi: “Dove, dai dettagli, i presidi, Longhi rivisita lo stile dell’artista, sa classificare. il suo stile, sa relazionarsi con ciò che viene prima, e cosa accadrà il suo mondo del futuro: la sua vera idea come unica cosa da considerare, la necessità di imparare costantemente altre cose, di essere diversi, di andare avanti.

Questo spettacolo lo illustra bene: i riferimenti artistici non sono citazioni purissime, ma idee in tempo reale, in tempo reale che creano un’immagine originale che esalta la realtà e la rende più significativa, simbolica, come in un’altra fase attraverso l’uso della musica. di Bach Il mendicante, per soccorrere e risuscitare il povero Cristo, un fischietto fuori dalla borgata, nel santuario. Così quando sembra dentro Madre a Romaed Ettore che spara sul letto di blocco, menzionato Il Cristo morto di Mantegna, Pasolini si appella allo stesso signore scrivendo: “Ah Longhi, per favore intervenite, spiegando come non basta fare un breve schizzo e guardare i piedi in avanti per parlare dell’influenza del Mantegna. Ma questi critici non hanno occhi? attira il suo popolo verso i santi santi dell’immagine, donando così la sua vita impoverita in un’aura di santità.

Il regista ha scritto, all’inizio della sua carriera cinematografica, su Diario registrato (1962): “Il mio gusto per i film non è l’origine dei film, ma sono figurativi. Quello che ho in testa come visione, come il colore visibile, gli affreschi di Masaccio, Giotto – i miei dipinti preferiti, e certi stili (es. Pontormo). E non riesco a pensare a immagini, paesaggi, figure retoriche senza il mio amore per un’immagine del 14° secolo, con una persona al centro di ogni visione. Quindi, quando le mie immagini si muovono, si muovono un po’ come una lente ci passa sopra come nella pittura: penso sempre allo sfondo come all’origine del dipinto, come alla situazione, e quindi lo attacco. Sempre davanti agli occhi. E i numeri vanno sempre alla pari su questo sfondo, per quanto possibile”.

Le varie sezioni della mostra rivisitano la carriera cinematografica di Pasolini nel suo insieme e hanno messo in mostra dipinti (in quanto alcuni dipinti sono prodotti e visualizzati su schermi inseriti tra foto e filmati). Il lavoro dell’autore è iniziato in Friuli, da ragazzo, ed è proseguito fino all’ultimo momento della sua vita: vediamo anche le immagini di un lavoro con Fabio Mauri alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (maggio 1975), dove è bianco. I passaggi di maglia Pasolini sono stimati Vangelo secondo Matteo; la sua foto davanti a lui Autoritratto con fiori in bocca e una serie di foto scattate da Dino Pedriali nel castello di Chia (Viterbo) mentre disegnava lo stesso Roberto Longhi.

Ogni luogo di incontro di questo labirinto nel cuore di Bologna espone oggetti sorprendenti e ‘elettrocuzioni’, un nuovo spazio espositivo culturale della Cineteca, aperto all’interno di un programma volto a ridisegnare siti culturali e mostre nel cuore della città antica. Il progetto culminerà nei prossimi mesi con la riapertura del vicino cinema Modernissimo e l’installazione, nei sotterranei, dell’Archivio Simenon, in relazione alla Biblioteca Salaborsa e ai musei comunali dislocati intorno a Piazza Maggiore. In questo contesto, al centro è il ruolo del Comune, che mira a fornire queste basi culturali e sociali per rafforzare l’umanità basata sull’impegno sociale, mentre la mostra affronta il vergognoso ‘vero poeta’. Un’altra badante, Chiesi, afferma: “Il film di Pasolini è spesso usato per dipingere in vari modi, prendendolo come guida per la progettazione di dipinti e scene o costumi. Ma è più potente di tutta la luce, i cambiamenti cromatici, che in passato sono sempre costosi, che vivono e nutrono».

Il catalogo descrive perfettamente le immagini visualizzate, in questa ricerca realistica, il volto, nei numeri mancanti. Dice che il regista in un’intervista ad Agnès Varda, è stato scoperto dalla figlia Rosalie e appare per strada: il quadro resta vero, mostrando la realtà dell’attore. Nella stessa clip girata a New York nel 1966, Pasolini afferma di essere influenzato nei suoi film non dal cattolicesimo, in cui ha un rapporto “dark”, ma dalla trazione pittorica italiana, che in molti casi utilizza temi religiosi.

I capitoli che contrassegnano le stanze sono: Una lezione di Roberto Longhiin una relazione con l’insegnante; Luce friulanala presentazione di Pasolini come artista; A Roma come Caravaggionella linea simbolica di Il mendicante al Madre a Roma; Suoniun progetto insolito, promosso dalla pittura descrittiva e dal neorealismo più crudo; Manieristi e design del coloreo io ricotta e le influenze di Rosso Fiorentino e Pontormo; Miti e leggendequattro Vangelo secondo Matteo, Uccelli e uccelli, La terra si vede sulla luna al Che nuvole; Il volto del capitalistainsieme Porcile al TeoriaGrossz e pancetta; Un sogno d’altri tempiinsieme Edipo re, Medeafilm e Trilogia della vitaricco di riferimenti a Piero della Francesca, Bosch, Bruegel, Giotto, e al ritorno nella natia Bologna. Edipo re; Immagini di distruzionecon più tiri sui set SalòSade di Man Ray, Balla Window a Dusseldorf. Non c’è fine si chiude con i giochi e un grande pannello con la frase, uscita dall’ultimo film mai realizzato, Porno-Teo-Kolossalprogettato mentre si lavora in un affare incompiuto Petrolio, anno di morte. Dopo questa scrittura torniamo alla luce e al cammino della strada.

Dice anche Bazzocchi: “Bagliori masacceschi, pose arcaiche, citazioni da Caravaggio: Pasolini riesce a tenere insieme centinaia di anni di storia artistica, contagiandoli, facendoli condividere tra loro come se gli strati del passato si sentissero dimenticati. I Marx hanno abbandonato l’amore del passato, lo diranno molte volte negli ultimi anni, guardando ora al futuro, all’arrivo di una nuova religione, il neocapitalismo. Usare la pittura, chiamandola Roberto Longhi, che si definisce ‘il potere del passato’ significa che Pasolini resiste meravigliosamente a questo trucco attuale”.

La mostra è accompagnata da un programma teatrale ospitato da Emilia Romagna Teatro, con vari convegni, mostra, 15 marzo, volume Lettere edito da Garzanti, nella retrospettiva Il cinema di Lumière dei film che compongono Pasolini, di tutti i film che ha realizzato e distribuito a livello nazionale in alcuni suoi film che Cineteca ha restaurato a seguito del progetto. Cinema recuperato. Al cinema.

Venti incontri, venti nomi, venti biblioteche, venti oratori, venti podcast: un secolo di Pasolini.

Un giro di incontri e testi commissionati da scrittori e studiosi per incrociare l’idea di Pasolini, un progetto Doppiozero in collaborazione con la cultura romana. Ecco il processo completo.

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