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Prezzi e recessione economica, quanto sia difficile fermare il gas russo per l’economia

Sono tutti poveri da due anni, rispetto all’anno scorso, in Banca d’Italia. La ripresa economica è scesa a cinque volte quanto ci si aspettava, al governo. La controversa e controversa dichiarazione del premier Mario Draghi su “pace o condizionatori” ha subito sollevato preoccupazioni rigore 70 con. Una parola di mezzo secolo fa è stata sollevata dai media, con un aumento della ricerca su Google. Ma prima della demolizione dei termosifoni o dei condizionatori – che al momento sono gli unici emendamenti a un disegno di legge in Parlamento – preoccupa l’impatto generale delle emissioni di gas della Russia sull’economia, stimato nei giorni scorsi da entrambi. Documento economico e finanziario del governo, e stime/condizioni della Banca d’Italia. In conferenza stampa il 6 aprile Draghi ha spiegato: “L’embargo sul gas non c’è ancora, e non so se ci sarà, sul tavolo”. Tra i più forti sostenitori delle elezioni zero, in Italia, c’è il segretario del Pd Enrico Letta. In precedenza, la leader dell’Fdi Giorgia Meloni aveva detto: “Questo non è un sacrificio, è un suicidio”. Una strada a tutti gli effetti a Bruxelles, dove finora non è stato raggiunto alcun accordo per il petrolio.

Uno sguardo alla crisi economica

La Banca d’Italia descrive le condizioni più disperate del recente boom economico. Se lo stato “di mezzo” della lunga guerra ma senza fermare il gas di Mosca riducesse la crescita nel 2022 al 2%, il peggio, interrompendo l’acquisto di gas per la guerra di Putin, chiuderebbe l’anno con un PIL sotto lo 0,5% per due anni. Lo scenario peggiore tiene conto della situazione in cui il conflitto russo-ucraino dura più a lungo e si aggrava, con una minore disponibilità di gas in Italia “a seguito di un divieto di un anno sulle importazioni dalla Russia a partire da maggio”. La sospensione, in parte contraria al ricorso ad altri fornitori di servizi, comporterà una riduzione di circa il 10% produzione di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata e “ostacoli alla produttività”. Con un impatto dirompente su produttività, occupazione, reddito, uso pubblico e privato, investimenti. Il governo vede meno oscurità rispetto alla Def, e nella peggiore delle ipotesi di crisi del gas russo senza poterlo sostituire con altri produttori, vede un aumento giornaliero del PIL: +0,6%, o comunque meno del 3,1% del nuova base statale (crescita del sistema).

Impatto dell’alta energia, rischio inflazione all’8%

Il problema è che, a causa dell’elevata dipendenza dall’energia elettrica in Europa (e soprattutto in Italia, con il gas russo che copre il 38% della domanda), i timori di un’interruzione delle importazioni dalla sola Russia hanno fatto volare i prezzi a +1284, il 7% rispetto a prima dell’epidemia di gas, con +106,9 di petrolio, sta aumentando l’inflazione, danneggiando consumatori e costi delle imprese, oltre che impatti sui confini e sugli investimenti (un recente rapporto dell’Istituto di studi della Confederazione). Ma nella peggiore delle ipotesi tra quelle descritte dalla Banca italiana, uno stop immediato al gas di Mosca accelererà l’inflazione fino all’8% (2,3% entro il 2023), riportando l’Italia indietro nel tempo, negli anni a venire. 80.

Gas dagli Stati Uniti e dall’Algeria

Il Bollettino della Banca Italiana, tuttavia, sottolinea che qualsiasi interruzione delle emissioni di gas naturale dalla Russia potrebbe essere rettificata “di circa due quinti entro la fine del 2022, senza intaccare le riserve nazionali di metano, ricorrendo a maggiori importazioni di gas naturale. Soprattutto dagli Stati Uniti Stati e Qatar; ad altri fornitori, come Algeria o un aumento dell’estrazione di gas naturale sui territori nazionali. ”Questa strategia, però, si rivela una corsa a ostacoli, sempre grazie a Pitesai, un piano di trasformazione energetica sostenibile avviato dal primo governo.

La prima nave a riaprire nel 2023

Certamente corretto, ma probabilmente non sufficiente per alzare il morale in questa emergenza, un aggiornamento sul “rigassificatore galleggiante” del ministro Roberto Cingolani: “Chiudere con Snam: la prima nave opererà nel primo semestre 2023” Per la rigassificazione, ha detto.-SkyTg24 con sede a Bari. Potenza flessibile: «La nave – ha detto il ministro – ormeggia dove c’è un gasdotto, e in Italia ce ne sono tanti. Lo compri o lo noleggi per 400-500 milioni, gli dai 5 miliardi di metri cubi l’anno e quando il cambio va avanti, te lo spedisci».