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Prossimo record italiano: 9° su 50 under 21 nel mondo

Non solo il colpevole, non solo Musetti: l’exploit minore (o forse grosso) di Flavio Cobolli (che nelle qualificazioni Monte-Carlo ha battuto Hugo Gaston, n.63 al mondo) e Francesco Passaro, ultimo nell’ATP Challenger di Sanremo. (dove ha perso la palla in semifinale per predeterminazione come Danish Rune, n.91 della classifica) si gira a guardare la realtà e sperare di primeggiare nel top tennis d’Italia.

Bene, dobbiamo parlare molto forte perché un semplice sguardo al livello ATP chiamato “Race to Milan”, che si qualifica per le finali ATP Next gen di Intesa Sanpaolo l’8-12 novembre a Milano, ci fa capire la verità. se attualmente ci sono 9 giocatori italiani tra i primi 50.

Prima ancora di registrare i progressi di Cobolli, Passaro e di tutti gli altri, con gli appunti di questa settimana, poi vediamo che tra i migliori 50 under 21 esperti al mondo la quota verde sfiora il 20%.

E non parliamo solo di quantità, basta scorrere questa lista per scoprire che la top 10 è per il 40% italiana: Jannik Sinner #2, Lorenzo Musetti #5, Flavio Cobolli #9, Luca Nardi #10.

A seguire gli arrivi: Mattia Bellucci n.37, Matteo Gigante n.39, Samuel Vincent Ruggeri n.46, Francesco Passaro n.47 e Giulio Zeppieri n.48.

Questa è la tappa della Race to Milan, dove il leader è Carlos Alcaraz: lui e Jannik Sinner hanno entrambi vinto le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals, rispettivamente nel 2019 e nel 2021, e sappiamo che entrambi dovrebbero mettersi alla prova. Nitto ATP Ultimo posto a Torino.

Tra i primi ci sono Lorenzo Musetti, lo statunitense Brandon Nakashima e l’argentino Juan Manuel Cerundolo, apparso sul palco dell’Allianz Cloud all’inizio dello scorso anno e ancora tra i più seguiti. otto vincitori. I nomi arrembante più recenti, e i loro, sono proprio quelli di Cobolli, Nardi, Passaro, i protagonisti della categoria Challenger, che è una serie di tornei di fascia media che permette di bussare alle porte della Top 100.

Poi il tricolore dei giovani è frizzante e pieno di fermento, e un’altra cosa da tenere a mente, che aggiunge valore alla caduta dei nostri razzi: questi grandi giocatori emergenti di diverse scuole, di diverse regioni, hanno caratteristiche diverse. storie, se stessi e i loro allenatori. E questo dimostra che l’Italia intera è diventata un terreno fertile per una buona crescita, con grandi prospettive nella tecnologia del tennis.

Per Moni di Riccardo Piatti a Bordighera (e poi Simone Vagnozzi, scuola di Caldaro) e Musetti che giunse alla sua infanzia alla Spezia, e Simone Tartarini, c’è Cobolli con la casa di un ottimo maestro, a Roma, un ‘buono’ padre.

Luca Nardi è marchigiano dove si è formato con Francesco Sani, Mattia Bellucci di Busto Arsizio, Lombardia e lavora presso l’accademia Fabio Chiappini, nella zona di Malpensa. Matteo Gigante è di Roma dove è seguito dal suo eterno maestro, Alessandro Galli mentre Samuel Vincent Ruggeri è di Bergamo dove è seguito dal padre Roberto dopo un lungo periodo trascorso all’Accademia Vavassori.

Francesco Passaro è la nuova speranza dell’umbro, sempre seguito da Roberto Tarpani. Giulio Zeppieri, invece, è di latino: oggi è seguito da Giuseppe Fischetti dopo tanti anni con Piero Melaranci.

Tutta l’Italia produce buoni giocatori perché tutta Italia ormai sa come farlo.

Un bagaglio di esperienze raccolto negli anni da Riccardo Piatti, Massimo Sartori, Umberto Rianna, Vincenzo Santopadre, Gipo Arbino è stato raccolto, chiarito e sviluppato dall’ISF guidato da Michelangelo Dell’Edera e trasferito a una base docenti, organizzando. corsi e simposi, per produrre maestri e artigiani nazionali che possano viaggiare e avere successo a livello internazionale. In perfetta collaborazione con l’ufficio artistico guidato da Filippo Volandri.

Quindi non solo Berrettini e Moni, Sonego e Musetti: ci sono tanti altri italiani che crescono, anche oltre quello citato questa volta, a parlare di questi ragazzi. E questo è solo l’inizio.