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Roma, dal secolo di Vittorio Gassman all’elefante perduto, è una nuova mostra




Il weekend dei grandi spettacoli nella capitale. Dopotutto, ci sono molti spettacoli allestiti in questi giorni, inclusi grandi errori e storie di scoperta o riscoperta.

Vittorio Gassman: grande spettacolo del centenario della nascita

È un ricordo e un sentimento che incontra lo spettacolo”Vittorio Gassman. Cento anni“, Tenuto dal 9 aprile al 29 giugno, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, AuditoriumGarage. Ideato e promosso dagli eredi Gassman e Fondazione Musica per ogni Roma, con il contributo di Archivio Luce e Cinecittà, mostra, a cura di Alessandro Nicosia, Diletta d’Andrea Gassmann e Alessandro Gassmann, ripercorre la vita e l’opera di Gassman, ma anche. , cose interessanti e cose personali, dalle realizzazioni alle questioni importanti. E passa, sì, in tanti spettacoli e film che sono diventati religiosi.

Così, dal record di grandi spettacoli teatrali, e oggetti di scena – uno su tutti, il cavallo di legno “Riccardo III” di Mario Ceroli, guidato da Luca Ronconi – alla religione cinematografica, e la Lancia Aurelia B24S de “Il Sorpasso”, quella di Dino Risi film, senza dimenticare i programmi TV. , le poesie, la scrittura. Ancora sport: Gasman ha giocato per la nazionale di basket, che ha lasciato a teatro. Una foto di tante “anime”, dal palco, con parrucche, cappelli, vestiti, ad una proposta di matrimonio, che fece a Diletta d’Andrea per lettera, dalle foto di molti dei teatri da lui firmati, se ne potrebbero pubblicare anche molti altri girando in uno degli ultimi teatri di Gassman “Ulisse e la balena bianca” , e le tele di scena di Renzo Piano, in particolare Scola, Monicelli e Risi, opera di Hollywood, costume “L’armata Brancaleone” e “Guerra e pace”, intervista sul set “La grande guerra”. Un viaggio nel passato che è anche immerso nella nostra immaginazione.

A Mercati di Traiano, la storia dell’elefante perduto

Un centinaio di reperti archeologici, progetti grafici, oggetti d’arte e video fanno il percorso espositivo”Nel 1932, un elefante e una collina perduta“, Tenutasi fino al 24 maggio ai Mercati Traianei – Fori Imperiali. A novant’anni dal ritrovamento dei resti di un elefante durante gli scavi di Velia, tra Opium e Palatino, la storia e la “veduta” della città, dal all’inizio degli anni ’30, il colle fu scavato per collegare piazza Venezia, con Cavour e i nuovi quartieri del Celio e dell’Esquilino, e per creare un notevole percorso da piazza Venezia al Colosseo, poi dall’Impero, oggi dai Fori Imperiali, fondata -28 ottobre 1932. Per realizzare la strada fu “salutato” il giardino di Villa Rivaldi, esteso alla Basilica di Massenzio, quasi completamente distrutta 1932, teschio e ossa incrociate di Elephas antiquus.

Diviso in quattro sezioni, il processo inizia con attività di scavo e scoperte sequenziali, oltre a progetti di riflessione spaziale, come illustrato da numerosi disegni. Si procede quindi alla trasformazione del Giardino Giardino Rivaldi, di cui sono state conservate le vedute, voluta dal Governatore romano Maria Barosso e Odoardo Ferretti, prima della sua demolizione. I resti delle sculture del criptoportico di una grande domus dell’Impero Romano conquistano l’occhio: qui vengono mostrati per la prima volta quattro frammenti di affreschi. Il percorso si conclude con la storia ei resti di un antico elefante, offrendo una visione remota della zona.

In viaggio per l’Appia Antica, fotografie del viaggio da Roma a Brindisi

Storia e storie, di oggi e di secoli fa, si intrecciano anche nello spettacolo”Ancora Apia. Foto di Giulio Ielardi e le condizioni cambiano“, Dal 9 aprile al 9 ottobre, presso il Parco Archeologico dell’Appia Antica, Complesso di Capo di Bove. – ma con sentimenti, come un salto nel tempo, realizzati da Ielardi, fotografo romano, a piedi, da solo, per venti- nove giorni lungo la via Appia, da Roma a Brindisi, infatti, siti archeologici, borghi, re-inviti alla memoria, tra lettura, tutela, affinamento dello spettacolo.
Ielardi ha sviluppato un proprio “diario” sui social: “Viaggiare verso le destinazioni italiane attraverso l’Appia Antica – spiega – ti mette in un luogo vivificante nel ritratto del nostro Paese che non è solo vario ma, soprattutto., Direi molto vicino”. Sei anni dopo Paolo Rumiz ‘Via Appia tour, quindi, Ielardi torna ad esplorare la strada ei suoi ricchi tesori, tra siti archeologici e insediamenti umani, in tour e secoli, dalla pavimentazione del VI miglio. Roma fino alla scoperta dei primi anni 2000 nella valle di Sant’Andrea, tra Fondi e Itri, dai resti del Capitolium di Terracina a Benevento e il sito archeologico di Sacramento e oltre. Ogni immagine di questo viaggio, come il fotografo italiano Francesco Zizola, vincitore del World Press Photo of the Year 1996 in catalogo, «ci viene presentata come una poesia da seguire per seguire il resto delle nostre esperienze. posti completamente cambiati, ma anche come spettacolo per chiedere chi siamo adesso”.

Foto di World Press: I vincitori sono stati presto mostrati a Roma

L’abito a balze, a righe arancioni e multicolori, rimanda ai ricordi dei giochi e delle gare dei bambini sotto il sole. Le cordicelle sottili, sciolte e leggere, invece, non poggiano sulle spalle del bambino, ma sui bracci di una croce di legno, lasciando la piccola coperta vuota, che si muove nell’aria. Molti altri, come lui, facevano una fila, attraversando dietro la croce, nei campi, a bordo strada. Lontano, buio. Rende omaggio alla memoria dei bambini deceduti presso la Kamloops Indian Residential School, British Columbia, Canada, un centro indigeno per bambini dove sono state trovate le presunte tombe di 215 bambini, una foto selezionata come foto annuale Foto di World Press 2022. La canadese Amber Bracken, fotografa del New York Times, ha firmato la foto e ha vinto il concorso di fotogiornalismo più importante del mondo. La proclamazione dei vincitori di quest’anno è stata data ieri ad Amsterdam, dove il 15 aprile comincerà il tour mondiale, arrivando a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, dal 28 aprile al 12 giugno, per presentare una mostra nazionale di foto finali. nella competizione popolare. La sparatoria di Amber Bracken, afferma il giudice presidenziale Rena Effendi, “è una sorta di immagine che si nasconde nella memoria e stimola un certo tipo di reazione. A guardarlo, sembra suonare un momento calmo e pacifico della resa dei conti mondiale con la storia coloniale, non solo in Canada ma in tutto il mondo».

Il premio World Press Photo Story of the Year è andato a Matthew Abbott, con una storia sugli indigeni australiani e sulle loro pratiche di deforestazione. Il World Long Photo Project Award e il World Press Photo Open Format Award, invece, sono andati a Lalo de Almeida e Isadora Romero. I quattro vincitori sono selezionati da 24 regioni in ciascuna delle quattro categorie: Single, Story, Long-Term Projects e Open Format in sei regioni del mondo, da Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud-est asiatico e Oceania. Tra i vincitori regionali, l’Italia, c’è Viviana Peretti, di base a Bogotà, che da anni indaga sul reato di sparizione in Colombia e sulle sue intenzioni.




Aggiornato: venerdì 8 aprile 2022, 22:43



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