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“Se non vogliamo subire l’aumento dei ricatti dalla Russia dobbiamo sacrificarci”. – Corriere.it

a partire dal Paola Di Caro

“Infatti Putin non ha paura dell’allargamento della Nato ma della democrazia. Dall’Ucraina alla Bielorussia non può accettare la “democrazia contagiosa” entro i suoi confini.


La “condizione” di Mario Draghi mostrata sempre più volte mettendo il Paese davanti a un’elezione difficile – “Sia pace o condizionatori” – “impeccabile” di Pier Ferdinando Casini. E lo dice, anche se è convinto che «non ci sono uomini nella Provvidenza: una democrazia forte non dovrebbe mai esigerlo». Allo stesso modo, gli applausi vanno “alla triade, Draghi appunto, ma anche ai ministri degli Esteri e della Sicurezza Di Maio e Guerini” che mostrano “grande lealtà istituzionale”.

Ex portavoce della Camera degli Esteri, in corsa all’ultimo al Quirinale – che sostiene le ragioni dell’invio di armi e le sanzioni più dure, fino alla sospensione delle importazioni di gas russo – non ci sono dubbi sulla linea. di solidarietà sostenuta dal governo italiano e fortemente sostenuta da tutti i partiti, anche se ci sono differenze tra Lega e M5S. Ma per i “colleghi più giovani” dalla sua ascesa alla “lunga esperienza” offre un consiglio quasi ammonitore a chi vede qualcosa che non va: “La diplomazia parlamentare è una cosa seria. non è pericolosa”, o comunque non i nostri alleati come la Russia e La Cina, per non creare seri problemi a lui e al Paese, dovrebbe essere libero”.

Questo significa che non dovresti avere un rapporto molto stretto con alcuni paesi, come forse hanno fatto il M5S e la Lega?

“Non lo dico, perché al di là del merito o del giudizio politico in una particolare relazione, voglio credere che ai massimi livelli nessuno sia uno sciocco a prendere soldi da questi paesi. Spero che tutti tengano alla propria libertà».

Ti riferisci all’avvertimento di Draghi al Copasir in parlamento di andare “pubblicamente”? O forse il presidente della Petroleum Foreign Commission, che sostiene Putin? Pensi che dovrebbe dimettersi?

“Mi riferisco a tutti coloro che, magari difficili da ripresentare in futuro e poco interessati alle loro relazioni diplomatiche con l’estero, percorrono una strada che crei problemi al Paese, magari pensando al loro opinioni personali. Non parlo di Petrocelli: è chiaro che la posizione è un po’ vergognosa».

Parliamo quindi di Draghi, dell’atteggiamento dei gruppi italiani nei confronti della guerra..

«Lodatelo, bravo Letta, Renzi, Meloni, Tajani, che hanno contribuito a consolidare una forte posizione italiana. Semmai il problema con questa guerra è alto: ci siamo ingannati facendo credere che i russi si accontentassero di restare in Crimea (dove altri politici hanno visitato…), quindi Donbass, quindi speravamo che l’Attacco non accadesse. .. Tutte le previsioni errate. Putin, infatti, non ha paura dell’allargamento della Nato ma della democrazia. Dall’Ucraina alla Bielorussia non può accettare il “contagio democratico” entro i suoi confini».

Ci sono gruppi come il M5S e la Legione che faticano a stare al passo con l’area di intervento italiana.

“Devo dire che in Parlamento hanno votato con costanza, ma i loro “sentimenti” mi lasciano perplesso…”.

Ma gli italiani non si collegano molto sulla linea della disobbedienza, dall’invio di armi alle sanzioni.

“Da credente, sono stato molto felice di vedere il Papa tenere la bandiera ucraina. Il ruolo della Chiesa è scusarsi, ma l’aggressore non sarà mai confuso con l’aggressore. E sull’attrezzatura, la mia risposta è una domanda: Italian Resistance è fatta di fiori o di materiali? E ci sono forze straniere nel territorio dell’Ucraina o no?

Fino a che punto possiamo spingerci con le sanzioni senza pagare un prezzo molto alto?

“Dalla caduta del Muro ci siamo illusi di credere che il processo democratico fosse stato realizzato in modo permanente, non si è più discusso. Abbiamo commesso errori politici, come la dipendenza dalla Russia per il 40% del nostro fabbisogno energetico per il gas. Ma oggi tutto è cambiato. Dobbiamo anche aprire gli occhi e pensare che se i poveri ucraini pagano con la vita, starà a noi farlo con la nostra libertà. Crisi alimentari e instabilità economica sono da tempo minate, è andato perso uno studio di De Gasperi che 70 anni fa chiedeva di difendere l’Europa, un bilancio europeo consolidato. Siamo troppo tardi. Ma oggi, se non vogliamo subire crescita e continuità, dobbiamo essere preparati al sacrificio».

Quindi fermare anche il gas russo?

“Dobbiamo proteggere la nostra indipendenza e indipendenza politica. Libertà, non si può sempre essere ricattati. Ridurre la dipendenza dal potere della Russia è un modo in cui la strada ci pagherà meno di quanto non faccia per loro. I destinatari del gas non cambiano dalla mattina alla sera: lo faranno anche loro hanno grossi problemi a trasferire il loro gas”.

8 aprile 2022 (modifica 8 aprile 2022 | 20:46)