Vai al contenuto

supporta fino a 400 mila euro in base alla perdita di entrate

Bruxelles è pronta a dare all’Italia il perfetto pacchetto di sostegno economico sviluppato per aiutare le imprese italiane negli affari e nei paesi coinvolti nel conflitto ucraino. Nel corso di un mese, il Ministero degli Affari Esteri ha predisposto un mix di misure volte a ridurre le sanzioni per le perdite e l’inevitabile calo delle entrate percepite da circa 13.000 aziende operanti in zone dilaniate dalla guerra. Gli uffici della Farnesina, attualmente in attesa del via libera da parte della Commissione Europea (“ormai sicuro” significa fonti Estere e del Tesoro), hanno erogato prestiti e sovvenzioni (fino al 40% e fino a un massimo di 400mila euro) per le aziende che hanno ricevuto un media di almeno il 20% del totale dei resi aziendali negli ultimi tre anni e delle operazioni di spedizione diretta in Russia, Bielorussia e Ucraina. Queste sovvenzioni consentiranno alle aziende di chiudere e mirare ad altri mercati target.

Entrambe le misure (prestiti finanziati e sovvenzioni) si basano sulle sovvenzioni assegnate e sulla legge di bilancio (che ha aumentato di 1,5 miliardi di euro l’anno dal 2022 al 2026 lo stanziamento di 394/81 fondi per le PMI e di 150 milioni di euro l’anno grazie alla sua componente non corrisposta) e il beneficio delle deroghe al governo degli aiuti di Stato di Stato introdotte dall’Interim Framework approvato dalla Commissione Europea lo scorso 23 marzo, che consente di erogare contributi non corrisposti ad “attività problematiche”.

I tempi di realizzazione dei progetti sono rapidi e, dopo la luce brillante di Bruxelles, dovrebbero essere avviati con un’ordinanza ad hoc o sottoposti dal governo al “decreto aprile” per contrastare l’emergenza economica. Fonti al dossier sottolineano che il governo punta nei prossimi mesi ad ampliare la portata del dispositivo, a supportare le aziende colpite dalla difficoltà o dall’aumento dei prezzi al consumo e a favorire la ricerca di fonti alternative di materia prima e finanziamenti. prodotti. In questo senso, però, è necessario attendere la disponibilità di un nuovo veicolo di controllo. L’assistenza attende un’attenzione particolare da parte di molti settori chiave dell’imprenditoria italiana (il presidente di Confindustrian, Carlo Bonomi, ha parlato di “le imprese lasciate indietro”): macchinari, moda e agroalimentare di punta. Le sanzioni imposte alla Russia, come negli anni precedenti, hanno avuto un profondo effetto sulle imprese italiane. Secondo i dati di Confartigianato, l’Italia è al quarto posto, tra i Paesi Ue, con valore all’export nei mercati russo e ucraino: entro il 2021 ha venduto prodotti a 9,8 miliardi di euro. Anche nel 2021, nel settore della moda, l’Italia ha confermato la sua leadership tra i paesi dell’UE esportando in Russia a 1,4 miliardi di dollari. Un altro importante settore di esportazione a Mosca lo scorso anno è stato il mobile, con 333 milioni. Per quanto riguarda l’Ucraina, le vendite realizzate in Italia nel 2021 sono state pari a 2,1 miliardi di euro, in crescita del 20,6% rispetto al 2019.

PMI

L’impatto sulle piccole imprese è particolarmente grave: i settori italiani con la più alta concentrazione di piccole e medie imprese (soprattutto alimentare, moda, mobili, legno, metallo) vendono prodotti in Russia a 2,7 miliardi, pari al 34,9% del nostro export. nazione. Tra l’altro si segnala che le sanzioni economiche di lungo periodo contro la Russia, tra il 2013 e il 2021, hanno fatto diminuire del 22,2% le esportazioni europee verso Mosca, e la sanzione massima per l’Italia (-28,5%). In 8 anni, le nostre vendite nel mercato russo hanno accumulato una perdita di 24 miliardi di euro.
Tra i prodotti più venduti delle aziende italiane in Russia, il calo è stato il più forte nella moda (-41,8%), seguita dalla meccanica (-25,8%). A livello locale, i peggiori risultati per il calo delle esportazioni russe tra il 2013 e il 2021 si sono registrati in Abruzzo (-75,9%), Marche (-59,6%), Toscana (-40,4%). In forte calo con Lombardia (-30,4%), Veneto (-26,2%) ed Emilia-Romagna (-25,2%). A livello provinciale, le vendite di prodotti in Russia sono molto elevate a Vercelli, Fermo, Vicenza, Reggio Emilia, Frosinone, Treviso, Bologna e Piacenza.

© LA PRODUZIONE È STATA SALVATA