Vai al contenuto

un grande regalo per la Croazia

Ogni Paese europeo sta cercando soluzioni per affrontare la crisi energetica, che ha già messo a rischio i processi produttivi e la vita quotidiana dei cittadini. In questa direzione, una delle azioni sperimentate dal governo italiano è l’aumento della produzione nazionale di gas, dovuto a una revisione dello sfruttamento dei giacimenti già oggetto di indagine. Nel frattempo, la Croazia, che condividiamo con l’Adriatico e i suoi impianti di gas naturale, ha annunciato che entro il 2024 punterà ad aumentare la produzione di gas del 20%. Il ministro croato dello Sviluppo economico e dello sviluppo sostenibile, Tomislav Coric, ha confermato che lo sfruttamento della terra è iniziato grazie ad alcuni emendamenti legislativi. L’Agenzia croata per gli idrocarburi (AZU) stima che entro il 2021 i giacimenti croati abbiano prodotto 0,78 miliardi di metri cubi di gas, di cui circa il 30% della domanda nazionale, raggiungendo i 2,7 miliardi di metri quadrati all’anno. Oltre a 285 milioni di metri cubi, la produzione supererà il miliardo di metri cubi, del 40% della domanda. Queste cifre possono sembrare strane, ma dovrebbero essere confrontate con le dimensioni di un paese con una popolazione di 4 milioni di abitanti. In Italia, invece, nella produzione nazionale, abbiamo prodotto solo la commessa Energia, che prevede un incremento di 2 miliardi all’anno da esportare esclusivamente nel giacimento di Argo Cassiopea, sul canale di Sicilia.

Più probabilmente

La prima cosa che notiamo è che siamo molto al di sotto del potenziale dei nostri giacimenti e non ci limitiamo all’Adriatico, soprattutto nell’area a nord di Goro (stimata in oltre 40 miliardi di metri cubi). Le elezioni italiane per cambiare il gas della Russia oggi puntano all’acquisto di una varietà di beni, chiedendo prezzi più alti in Algeria, Libia, Egitto, Congo, Mozambico, Qatar e Azerbaigian. In breve, continuiamo con la politica di importare quasi tutti i nostri bisogni.
Ed ecco un chiaro cortocircuito: vogliamo liberarci dalla Russia costruendo dipendenza da altri soggetti, la sua affidabilità non è del 100%. L’esempio di una piccola Croazia, ma con nazioni molto ricche come la Norvegia o la Danimarca, non abbiamo insegnato nulla: se non vogliamo aprire nuovi pozzi, che sembra essere una teoria della politica di potenza italiana, possiamo comunque concentrarci. altre soluzioni, che non mancano: basta togliere le rigide persiane burocratiche. Del resto siamo in crisi e, come ha ricordato Mario Draghi, bisogna evitare gli errori del passato.
Ad esempio c’è un “Campo Giulia” a più di 15 km dalla costa di Rivazzurra (Rimini) dove è già stato realizzato l’edificio dei monotubula ed è stato completato lo scavo del pozzo. Gli stoccaggi certificati disponibili sono più di 500 milioni, ma sono stati sospesi perché entro 12 miglia Pitesai (Piano di trasmissione dell’energia varato dal governo Draghi) prevede che il gasdotto non possa essere installato.

Tra l’altro sarà un campo dove, dopo aver completato l’estrazione di 500 milioni di metri cubi di gas, potrà continuare a operare grazie al sidetrack, lo standard di intervento standard, ovvero perforare in modo diverso.
È sempre legato a progetti che utilizzano piattaforme monotubolari, che sentiamo da almeno 10 anni, c’è una “Benedetta”, che vive al largo a più di 10 chilometri dalla costa e 1 miliardo di metri cubi di gas, per non parlare degli edifici. “Ada”, 20 km a est di Chioggia con una stima di 2 miliardi di metri cubi. Non ci sono progetti coperti di nascosto nel settore: informazioni su piattaforme monotubolari o altre strutture le trovate sul sito del Mise, ma basta scambiare qualche nome con professionisti Agip in pensione per capirne le potenzialità.
Ma con questi esempi, c’è un altro settore che può rendere più facile ridurre la dipendenza internazionale: la produzione di energia da rifiuti (WTE) e il biometano. Il rapporto Utilitalia indica che queste soluzioni copriranno il 5% delle basse importazioni di gas della Russia.

Prodotto

E proprio a causa dell’attualità sembra irragionevole non riavviare la produzione del Paese e continuare a seguire la strada più cara. Il gas italiano avrà sempre un prezzo più competitivo rispetto al GNL, tranne forse l’Egitto solo perché Eni è una delle società coinvolte nelle operazioni estrattive e logistiche.
Infine, va ricordato che ogni metro cubo di gas che emettiamo è un metro cubo in meno di quello che importiamo. Una cosa per kWh che produciamo da fonti rinnovabili, compresi i rifiuti di WTE e biometano. Il Regno Unito ha deciso che ogni metro cubo di gas prodotto “in house” dovrebbe sostituire quello di quelli esteri. Stessa cosa in kilowattora realizzati con materiali riciclati. L’opzione migliore per noi, data la nostra attuale situazione, sarà la seguente: un rilascio che ci consenta di utilizzare il gas a chilometro zero.

© LA PRODUZIONE È STATA SALVATA